E. QUESTA: Nelle Alpi Apuane (L?Alto di Sella)

Homepage Forum Alpi Apuane Chiacchiere al rifugio E. QUESTA: Nelle Alpi Apuane (L?Alto di Sella)

  • Questo topic ha 29 risposte, 6 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 13 anni fa da Guido.
Stai visualizzando 15 post - dal 16 a 30 (di 30 totali)
  • Autore
    Post
  • #5877
    alberto
    Partecipante

    TroncFeuillu scritto:

    bonatti scritto:
    [quote]anche Vinatzer, senza dubbio il pi? forte scalatore degli anni 30 arrampicava

    Tra i pi? forti sicuramente. Quando si dice la Vinatzer si sa a cosa si ci si riferisce. Quando dici la Comici non sai a quale ti riferisci. Io la penso come Messner: Comici non ha confronti
    E gli occidentalisti? Mai sentito parlare di un certo Gervasutti? Dello sfortunato Boccalatte, un esteta dell’arrampicata. Facevano il 6a su granito questi signori, ma non lo sapevano, credevano fosse V+ ;-)[/quote]

    Quando si parla di Vinatzer ? chiaro che ci si riferisce alla sua via in Marmolada senza dubbio la sua pi? famosa ma non ? la sua via pi? difficile.
    La sua pi? difficile, dove le difficolt? passano tranquillamente in VI e raggiungono il VII!!! e su roccia friabile ? la diretta alla nord della Furchetta nelle Odle. Erich Abram che ne fece la prima ripetizione dichiar? che solo "un’irresponsabile avrebbe potuto aprire quella via". Vinatzer non ? mai stato un personaggio. La sua notoriet? non ? mai uscita fuori dalla sua valle se non molti anni dopo che gi? aveva smesso di scalare e solo dopo che furono ripetute le sue vie quando finalmente ci si rese conto quanto erano difficili. Famosa la ripetizione della Vinatzer in Marmolada da parte di Livanos dove il forte francese fu costretto a diversi bivacchi e a fare una variante pi? facile nella parte alta.
    Comici ? tutta un’altra cosa , senza dubbio un grande personaggio, molto conosciuto e ammirato. Fece anche il podest? in val Gardena.la sua via pi? famosa sulla nord della Cima Grande ? un capolavoro anche se bisogna ammettere che anche i fratelli Dimai non furono da meno. Bellissima la ripetizione in solitaria di questa via dello stesso Comici in poco meno di 3 ore e mezza. Per? la sua pi? grande realizzazione ? stata la sua via sulla nord ovest della Civetta. Impressionante per lunghezza, ingaggio e difficolt?. Anche li cercava la direttissima perch? Comici era un esteta e cercava la via a "Goccia d’ acqua" ma non si era reso conto che la direttissima c’era gi?, la "Solleder" , logica e diretta alla vetta.

    Gervasutti un orientalista prestato all’occidente non per nulla lo chiamavano il "Fortissimo" la sua massima realizzazione ? stata la via sulla est delle Grand Jorasses una mia remota di grande difficolt?.
    Alcuni moderni ripetitori parlano di 6b obbligatorio.
    Il problema di Gervasutti ? che era troppo tormentato, non faceva in tempo a terminare una salita che gi? ne pensava un’altra. Per lui il momento della riuscita in una salita era vissuto come una delusione perch? il sogno era realizzato. E poi come tutti gli occidentalisti si facerva molti scrupoli sulle condizioni della montagna sicuramente credendo di non avere rivali al monte Bianco invece nell’ombra c’era in certo Riccardo Cassin che con la sua determinazione "vengo, vedo, faccio" gli ha soffiato la Walker.
    Cassin il pi? completo alpinista-arrampicatore degli anni 30, fortissimo e determinato su tutti i terreni.

    #5878
    andrea
    Partecipante

    bergame scritto:

    salve Tronc,
    permettimi una battuta (senza offesa): pi? che TroncFeuillu ti dovresti chiamare StroncFeuillu, visto che non ti fai scappare occasione per bacchettare le debolezze altrui :lol: :lol: :lol: (eh si! per il pioniere delle Apuane ho un debole, come per le Apuane del resto, che ci vuoi fare?)

    Il III grado non ? ovviamente un traguardo tecnico. Di E.Q. ho ammirato l?audacia di progettare una solitaria su terreno sconosciuto in un?epoca in cui le solitarie non erano roba di tutti i giorni

    Nessuna offesa, bergame e felice di scambiare con te qualche pensiero. Anzi mi spiace di avere urtato la tua sensibilit? a proposito di Questa. Sentire sminuire un proprio mito alpinistico ? quasi peggio che per un interista sentirsi dire che hanno rubato 3 campionati di seguito :evil:
    Ma torno subito alle cose "serie" e spendo qualche minuto in pi? nell’andare a riprendere vecchie letture. Prima per? ci tengo a precisare che trovo abbastanza naturale, almeno per me, intervenire quando alla luce di quanto so, trovo affermazioni imprecise o pretestuose. In altre parole mi sembra tempo perso dire "ah si, sono d’accordo. Come hai ragione." Qualche volta
    ci sta anche questo, ? vero, per? non aggiunge molto ai contenuti. Per esempio ora qualcuno sa un po’ di pi? di Questa e sul perch? ? giusto ricordarlo.
    Ma la mia non era una vera stroncatura e non lo dico perch? ora va di moda fare un’affermazione e subito dopo dire il contrario.
    Preciso il mio punto di vista, approfittando che ora poi abbiamo un "bonatti" ch potr? confermare,citando il Walter originale. Nel suo celebre libro, "Le mie montagne", Bonatti, 25 anni dopo la sua straordinaria prima, ripercorre la Est del Grand Capucin e scrive:
    "Nello sforzo, mi sorprendo spesso a mormorare – come diavolo ho fatto a passare di qui la prima volta? – e me lo dico come parlassi di un altro. Infatti, pur essendo io lo stesso di allora, la mia psicologia, oggi, ? quella di "colui che ripete". E, in una ripetizione, non si pu? dare il meglio di s?, poich? non esistono pi? n? l’inventiva n?, tanto meno, le sollecitazioni e i dubbi dati dal mistero e dal senso dell’impossibile."
    Nel tentare di ripetere le "gesta" altrui (persino se fossimo stati noi stessi, come dice Bonatti in una sorta di paradossale alienazione), si parte gi? svantaggiati e si ? portati a sopravvalutare l’impegno, e di conseguenza l’aspetto tecnico.
    Ecco perch? quei percorsi pionieristici fanno impressione, ma sono sicuro che molti di voi, al di l? delle capacit? tecniche, MA con la stessa ansia di esplorazione, avrebbero fatto cose simili. Di qui la necessit?, secondo me, di fare attenzione a non mitizzare troppo, una tentazione seducente. Basta il rilievo storico che nessuno vuole togliere ad alpinisti come Questa.
    E siccome sono convinto che un minimo di letture alpinistiche, per chi pratica questa attivit?, ? estremamente illuminante su cosa pu?, o ? giusto che debba significare nella nostra vita, mi permetto di riportare, senza ulteriori commenti, questo pensiero di Messner:
    ".. ho la possibilit? di mettere in gioco la mia vita; di mettere in gioco le mie possibilit?, le mie paure, i miei dubbi. Sto al gioco anche perch? so che devo morire. E mi esprimo in ispecie cos?, nello scalare le montagne. Che potrei avere di pi? nella vita!"

    #5879
    andrea
    Partecipante

    bonatti scritto:

    Gervasutti un orientalista prestato all’occidente non per nulla lo chiamavano il "Fortissimo" la sua massima realizzazione ? stata la via sulla est delle Grand Jorasses una mia remota di grande difficolt?.
    Alcuni moderni ripetitori parlano di 6b obbligatorio. Il problema di Gervasutti ? che era troppo tormentato, non faceva in tempo a terminare una salita che gi? ne pensava un’altra. Per lui il momento della riuscita in una salita era vissuto come una delusione perch? il sogno era realizzato.

    All’indomani di quella salita, egli scrisse:
    [i]Niente fremiti di gioia. Niente ebbrezza della vittoria.
    La m?ta raggiunta ? gi? superata.
    Direi quasi un senso di amarezza per il sogno diventato realt?.
    Credo che sarebbe molto pi? bello poter desiderare per tutta la vita qualcosa,
    lottare continuamente per raggiungerla e non ottenerla mai…
    L’uomo felice non dovrebbe avere pi? nulla da dire, pi? nulla da fare.
    Per mio conto preferisco una felicit? irragiungibile,
    sempre vicina e sempre fuggente[/i]
    Ci? lo rende molto meno freddo di tanti "robocot" moderni e infinitamente pi? umano. Una personalit? complessa. Tu ne dovresti sapere qualcosa, non ? vero "bonatti" ;)

    #5880
    Marco Lapi
    Partecipante

    Grazie per questa citazione di Gervasutti, Tronc. ? bellissima e credo umanamente vera per tutti. C’? sempre un "di pi?" nel nostro orizzonte che rende ogni meta parziale e mai completamente appagante, in montagna come nella vita. Il desiderio di felicit? coincide con il desiderio di infinito. Ed ? questo che continua a muoverci sempre con lo stesso entusiasmo, come se fosse la prima volta! :)

    Marco

    #5886
    Anonimo
    Ospite

    Se lo scopo di un forum ? lo scambio di informazioni e il reciproco arricchimento culturale, beh mi sembra che stiamo andando nella giusta direzione. A parte il calcio … in tal caso mi tiro indietro perch? l?unico calcio che mi infiamma ? quello che, sotto forma di carbonato, stanno saccheggiando dai nostri monti per farne vernici e tubetti di dentifricio. Ma siccome ci sono parecchi forum-interisti dichiarati, forse bisognerebbe chiedere loro se ritengono peggiore l?accusa di aver rubato 3 campionati, o veder calpestati i propri miti alpinistici. Ai posts l?ardua sentenza!

    LA citazione da ?Le mie montagne ? ? bella e profonda, ma parla di altre cose. L? abbiamo Bonatti alle prese con una ripetizione di una sua via di 25 anni prima, e le sue riflessioni riguardano il diverso modo di affrontare e considerare le difficolt? tra l?apritore e il ripetitore, anche se questi sono la stessa persona. Ovvero la cosa, se non ho frainteso, si pu? sintetizzare cos?: ?all?apritore di una via lo spirito della conquista mette le ali, dandogli la forza per superarsi e per tirar fuori il meglio di s?, cosa che in altre situazioni, come l?andare a ripetere, non si verifica?.

    L??impressione che ha suscitato in me la ripetizione solitaria dello spigolo del Sagro origina da tutt?altro: non mi sono trovato di fronte a passaggi insuperabili, non mi sono mai chiesto ?ma come ha fatto a passare di l??, non ho sofferto del fatto di essere ?ripetitore? e quindi privo della necessaria grinta. Piuttosto, sperimentando in prima persona i dubbi e le paure dell?arrampicare in solitudine e slegati, ha destato in me ammirazione il fatto che Questa avesse affrontato quella salita con quello stile, senza sapere cosa avrebbe trovato, senza che nessuno gli avesse detto che si poteva passare, senza un chiodo per attaccarsi, e infine con gli attrezzi e l?abbigliamento di cent?anni fa.

    Per quanto riguarda la giusta dimensione in cui collocare questa salita e in generale la figura di E. Questa, ben difficilmente credo che la risposta si possa trovare sugli scaffali delle biblioteche, o negli annali del CAAI. Anche perch? i giudizi sono quasi sempre opinabili e parziali. Credo invece che la miglior inquadratura del personaggio e la testimonianza del suo valore la diano le sue salite e i suoi scritti (pochi) . E tra le salite la Est del Sagro ? forse la pi? ?sua? , la pi? rappresentativa, non per la difficolt? o per la tecnica utilizzata, ma perch? nessuno gli ? stato compagno, e quindi ? interamente frutto della sua testa e delle sue mani.

    Poi discutere se era pi? forte lui o Winkler, non ha molto senso e non mi interessa. Per me sono due personaggi di grande valore. Questa non ha un posto di rilievo nell?alpinismo della sua epoca come lo hanno Winkler o Preuss, ma la cosa non cambia la qualit? della persona, e se qualcuno volesse approfondirne la conoscenza, sa dove andare e cosa fare.

    #5887
    andrea
    Partecipante

    bergame scritto:

    Se lo scopo di un forum ? lo scambio di informazioni e il reciproco arricchimento culturale, beh mi sembra che stiamo andando nella giusta direzione.

    E data la giornata non resta che continuare :-(

    bergame scritto:

    Piuttosto, sperimentando in prima persona i dubbi e le paure dell?arrampicare in solitudine e slegati, ha destato in me ammirazione il fatto che Questa avesse affrontato quella salita con quello stile, senza sapere cosa avrebbe trovato, senza che nessuno gli avesse detto che si poteva passare, senza un chiodo per attaccarsi, e infine con gli attrezzi e l?abbigliamento di cent?anni fa.

    Comunque stiamo parlando di esploratori/alpinisti..ci mancherebbe che avesse trovato le indicazioni. Bisogner? ben fare qualcosa di significativo per essere menzionati 100 anni dopo. E’ persino superfluo sottolinearlo mi sembra.

    bergame scritto:

    Per quanto riguarda la giusta dimensione in cui collocare questa salita e in generale la figura di E. Questa, ben difficilmente credo che la risposta si possa trovare sugli scaffali delle biblioteche, o negli annali del CAAI. Anche perch? i giudizi sono quasi sempre opinabili e parziali.

    Proprio perch? i giudizi sono opininabili e soprattutto soggettivi, n? si pu? pretendere di andare a verificare di persona ogni volta, l’unica giusta dimensione ? quella storica, piaccia o no.
    Da sempre il confronto storico ? il solo modo possibile per capire l’esatto valore dell’agire umano in ogni campo, certamente non solo quello alpinistico[/quote]
    bergame scritto:

    Poi discutere se era pi? forte lui o Winkler, non ha molto senso e non mi interessa. Per me sono due personaggi di grande valore. Questa non ha un posto di rilievo nell?alpinismo della sua epoca come lo hanno Winkler o Preuss, ma la cosa non cambia la qualit? della persona, e se qualcuno volesse approfondirne la conoscenza, sa dove andare e cosa fare.

    Certo, leggitimo che a te possa non interessare, ma non puoi dire che non ha senso.
    Se Preuss, Dulfer o Winkler sono ricordati pi? di Questa, in parte ? dovuto alla maggior notoriet? delle Alpi, e in parte… lascio a te immaginare un modo diretto di verificarlo ;-)

    #5888
    Anonimo
    Ospite

    Tronc ha scritto

    Comunque stiamo parlando di esploratori/alpinisti..ci mancherebbe che avesse trovato le indicazioni. Bisogner? ben fare qualcosa di significativo per essere menzionati 100 anni dopo. E’ persino superfluo sottolinearlo mi sembra.

    La sottolineatura delle condizioni affrontate da Questa non era per spiegare come era salito lui ma per rimarcare la differenza rispetto alle condizioni della mia salita, ovvero per dire che io rispetto a lui avevo la via tracciata, i chiodi in posto e il vantaggio di quasi cento anni di evoluzione nei materiali e nelle tecniche di arrampicata. Poi se ti preme sottolineare che il motivo per cui ho mitizzato un?impresa alpinistica minore, ? perch? sono io un modesto arrampicatore che arranca sul III, o un sig. Nessuno che non ha titolo per dare giudizi di valore. beh che dire? anche se non sono un?autorit? esprimo un giudizio che credo molti alpinisti potrebbero condividere, e del resto non ho nemmeno preteso di stabilire con il mio resoconto una nuova e diversa verit? storica, ma ho solo cercato riportare alla luce fatti e storie che rischiano di cadere nel dimenticatoio e riaccendere per un momento le luci su un alpinismo pionieristico che, nell?ambito del discorso sulla chiodatura moderna di itinerari classici, mi sembrava meritevole di essere ricordato.

    n? si pu? pretendere di andare a verificare di persona ogni volta, l’unica giusta dimensione ? quella storica,
    Da sempre il confronto storico ? il solo modo possibile per capire l’esatto valore dell’agire umano in ogni campo, certamente non solo quello alpinistico

    Nella ?dimensione storica? ci sta un po? tutto, ed ? tutto fuorch? ?unica?. Gli storici di una generazione spesso ribaltano i giudizi e i capisaldi della generazione precedente. Non voglio dire che tra cent?anni Questa sar? considerato al pari o al disopra di Preuss, ma soltanto che la storia non ? qualcosa di definito scritto da qualche parte. La storia ? quella che raccontano gli storici, ma ? anche la storia vissuta in prima persona che spesso non coincide con quella che si trova nei libri. E quale modo migliore di leggere la storia dell?alpinismo se non ritornare sui luoghi e sui terreni dove quei fatti sono avvenuti ?

    Se Preuss, Dulfer o Winkler sono ricordati pi? di Questa, in parte ? dovuto alla maggior notoriet? delle Alpi, e in parte… lascio a te immaginare un modo diretto di verificarlo

    Non ho un curriculum alpinistico da sbandierare, ma un po? di vie (tra cui la torre del Vajolet salita da Winkler nel 1887) me le sono fatte, cos? come qualche bella solitaria su vie di maggior impegno, ma nonostante abbia superato difficolt? maggiori non mi sento di sminuire il valore della salita di E. Questa.

    #5895
    andrea
    Partecipante

    bergame scritto:

    Poi se ti preme sottolineare che il motivo per cui ho mitizzato un?impresa alpinistica minore, ? perch? sono io un modesto arrampicatore che arranca sul III, o un sig. Nessuno che non ha titolo per dare giudizi di valore. beh che dire?

    Nulla!
    Mai "premuto" in tal senso. Non pensarlo neanche tu per?.. ;)

    #5896
    alberto
    Partecipante

    TroncFeuillu scritto:

    bonatti scritto:
    [quote]Gervasutti un orientalista prestato all’occidente non per nulla lo chiamavano il "Fortissimo" la sua massima realizzazione ? stata la via sulla est delle Grand Jorasses una mia remota di grande difficolt?.
    Alcuni moderni ripetitori parlano di 6b obbligatorio. Il problema di Gervasutti ? che era troppo tormentato, non faceva in tempo a terminare una salita che gi? ne pensava un’altra. Per lui il momento della riuscita in una salita era vissuto come una delusione perch? il sogno era realizzato.

    All’indomani di quella salita, egli scrisse:
    [i]Niente fremiti di gioia. Niente ebbrezza della vittoria.
    La m?ta raggiunta ? gi? superata.
    Direi quasi un senso di amarezza per il sogno diventato realt?.
    Credo che sarebbe molto pi? bello poter desiderare per tutta la vita qualcosa,
    lottare continuamente per raggiungerla e non ottenerla mai…
    L’uomo felice non dovrebbe avere pi? nulla da dire, pi? nulla da fare.
    Per mio conto preferisco una felicit? irragiungibile,
    sempre vicina e sempre fuggente[/i]
    Ci? lo rende molto meno freddo di tanti "robocot" moderni e infinitamente pi? umano. Una personalit? complessa. Tu ne dovresti sapere qualcosa, non ? vero "bonatti" ;)[/quote]

    che vuoi dire? che ho un carattere difficile?

    In effetti non mi ? facile scendere a compromessi.
    Del resto se fossi sceso ha compromessi la nord del Cervino o il pilastro sud-ovest del Dru non l’avrei fatti in solitaria e avrei fatto queste salite magari con Mauri od Oggioni. Ma io avevo dei conti in sospeso e per quanto riguarda il Dr? anche riguadagnare una certa fiducia in me stesso che il K2 aveva rotto.
    Inoltre nel 1965, dopo il Cervino, non avrei abbandonato l’alpinismo estremo ma se avessi continuato, mi sarei solo ripetuto oppure avrei dovuto accettare il compromesso del chiodo a pressione…e non ? certo da me…non ti pare ;)

    #5903
    Anonimo
    Ospite

    Uhmm! Qualcosa non mi quadra…

    #5904
    Anonimo
    Ospite

    Che vuoi dire?

    #5905
    Matteo Giannelli
    Partecipante

    Skywalker scritto:

    Uhmm! Qualcosa non mi quadra…

    Qui ci si diverte. :huh:

    #5906
    Anonimo
    Ospite

    TroncFeuillu scritto:

    Non pensarlo neanche tu per?.

    OK, ;) ma come diceva un fosco personaggio del XX sec. che ha allungato la sua gobba anche nel XXI : a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. B)

    #5914
    andrea
    Partecipante

    bergame scritto:

    OK, ;) ma come diceva fosco personaggio del XX sec. che ha allungato la sua gobba anche nel XXI : a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. B)

    Grande Fosco! Comunque lo diceva anche la mi nonna friulana! :laugh:

    #5928
    Guido
    Partecipante

    Skywalker scritto:

    Uhmm! Qualcosa non mi quadra…

    sapessi a me..
    era un p? che non leggevo il forum…:huh:

Stai visualizzando 15 post - dal 16 a 30 (di 30 totali)
  • Devi essere connesso per rispondere a questo topic.