Quella volta che …

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  • Questo topic ha 4 risposte, 1 partecipante ed è stato aggiornato l'ultima volta 13 anni fa da Anonimo.
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  • #6028
    Anonimo
    Ospite

    Visto che tutti cercano di sbracciarsi per far sapere quanto sono bravi (me compreso), io che sono per indole controcorrente e vado sempre nei posti che tutti snobbano (quindi spesso dopo essermele cercate, piglio e porto a casa), voglio inaugurare con questo topic una tribuna dove raccontare quanto siamo o siamo stati … coglioni.

    Ovvero una tribuna dove raccontare esperienze di vita vissuta in montagna e soprattutto di "quella volta che" … abbiamo fatto delle cappellate. Un posto dove raccontare episodi che sono stati d?insegnamento per chi c?era, ma che possono esserlo anche per chi non c?era. Un posto per raccontare tutte le esperienze vissute purch? siano di interesse per i forumisti e gli apuanisti in particolare.

    Raccontare vicende che ci hanno fatto crescere (come conoscitori della montagna e dei suoi rischi) e mettere in piazza i propri panni sporchi significa quasi sempre esporsi a critiche ma ? estremamente importante perch? ? sempre dai propri errori che si prendono le lezioni pi? utili.

    Per cominciare volevo raccontare quella volta che … stavo per cadere da Cavallo

    Non ricordo se era tardo inverno o inizio primavera, con un gruppo di amici avevamo risalito con piccozza e ramponi il canale Cambron. Giunti in cresta salimmo ancora con picca e ramponi la gobba centrale del Cavallo ancora sufficientemente innevata. MA una volta affacciatisi sul versante meridionale trovammo solo pal?o e roccia. Risalimmo la gobba meridionale per poi ridiscendere alla selletta alla base della gobba meridionale.

    Qui per ritornare verso il sentiero 167 c?? un ripido canalino totalmente coperto di pal?o. Alla fine dell?estate questo canalino ? uno spettacolo. I lunghi ciuffi completamente ingialliti sembrano spighe di grano piegate dal vento. Soprattutto verso l?ora del tramonto il sole radente inonda tutto di un abbagliante colore dorato e l?effetto del pal?o dorato ondeggiante, delle cime circostanti e del mare sullo sfondo ? una delle perle che, come pochi posti al mondo, le Apuane ci sanno regalare e per cui vale la pena di sorbirsi anche il calvario della marmifera.

    Ma torniamo al racconto. Quell?inverno era stato scarso di neve, asciutto e soleggiato. Quindi a fine inverno anche il paleo era particolarmente secco. Quel canalino ? facile da scendere, ma antipatico. Dato che ? piuttosto ripido non ci si pu? lasciar andare e bisogna controllare ogni passo. Io non sopporto le cose noiose ed amando sperimentare (o fare il furbo come direbbero altri) provai a scendere faccia a valle, accovacciato (seduto sui talloni) e con le mani a terra. La cosa funzionava, con le mani mi trattenevo al pal?o e mantenevo l?equilibrio, mentre le suole Vibram fungevano da slittino.

    Il canalino scende continuo e diritto per un centinaio di metri (se non ricordo male) poi finisce su fasce rocciose con rocce affioranti e salti piuttosto dirupati, quasi verticali, poi inesorabilmente gi? gi? fino alle valli di Forno (il canal Cerignano se non erro). Per un po? riuscii a controllare bene la scivolata, poi cominciai ad acquistare velocit? senza che gli altri si accorgessero di nulla. Resomi conto che stavo perdendo il controllo mi girai con il viso rivolto al terreno e assunsi la posizione a pelle di leone, pensando che sarei riuscito a riprendere il controllo.

    Ma anche a pelle di leone continuavo a scivolare velocemente, troppo velocemente. Divaricai le gambe e aprii le braccia a croce cercando di aumentare l?attrito, ma non rallentavo. Cercai di agguantare tutti i fili di paleo che potevo. Niente , i ciuffi mi rimanevano inesorabilmente in mano. Il pal?o secco ? fragile e scivoloso e agguantato cos? a strappo tiene poco.

    Quel canalino ? interamente ricoperto di pal?o molto folto e lungo, ed ? quasi privo di rocce. Mi resi conto che non controllavo pi? la scivolata, e che a quella velocit? non mi sarei potuto fermare e presto sarei arrivato ai salti di roccia, dove non mi sarebbe rimasto altro che farmi il segno della croce. I miei compagni pensavano che fosse tutto studiato, pensavano che stessi sperimentando un modo per scendere pi? velocemente e tribolare di meno.

    Sentivo l?attrito del mio corpo sul pal?o, acciuffavo tutto quello che potevo, aprivo le braccia e allargavo le gambe, cercavo di aggrapparmi a tutto quello che trovavo. In effetti la mia velocit? non aumentava, ma non riuscivo nemmeno a fermarmi. Se fossi stato a pancia in su non avrei potuto fare abbastanza attrito e avrei preso una velocit? tale che non ci sarebbe stato nulla da fare (come sul ghiaccio).

    Nel dimenare braccia e gambe a un certo punto sentii che avevo toccato qualcosa con lo scarpone destro. La mia corsa si arrest? all?istante. Lo scarpone destro si era impuntato su una roccia affiorante, appena sporgente, ma quel tanto bast? a arrestare di colpo la mia corsa. Ancora pochi metri e sarei arrivato alle fasce rocciose.

    Rimasi disteso incredulo, adesso era tutto sotto controllo. Mi alzai e mi ritrovai pieno di paleo tritato, come segatura impalpabile. Trovai questo tritume di paleo dappertutto: nelle mutande, dentro gli scarponi, nei capelli. Gli altri se la ridevano: pensavano che mi fossi semplicemente lasciato andare troppo. Io sentivo un certo Giacomo che mi scuoteva le gambe. Ma non me ne feci accorgere, ma forse si vedeva che me l?ero fatta sotto.

    Morali della favola, almeno 4:

    1) il paleo, un amico difficlle: il paleo ? un mezzo di progressione fantastico sia in salita che in discesa, ma non va utilizzando come scivolo, n? di culo n? di suola, n? a pelle di leone, perch?, soprattutto quando ? secco o umido (quindi praticamente sempre), diventa estremamente viscido e insidioso,
    2) valutare i rischi oggettivi: sia che sia coperto di neve, ghiaccio, paleo, sassi smossi, fogliame, muschio o sia una ruvida placca rocciosa, qualunque pendio pu? diventare pericoloso: bisogna sempre valutare gli attriti in gioco.
    3) Non superare i limiti di velocit?: Un certo tipo di fondo, che ad andatura normale fornisce una buona aderenza, ovvero ? una fonte di attriti sufficiiente per avanzare in sicurezza, appena si supera una velocit? critica (che varia in funzione degli attriti in gioco) pu? diventare di colpo pericoloso e inaffidabile, incapace di trattenere una scivolata. (? un po?il meccanismo di innesco delle valanghe di fondo) .
    4) saper cadere: la dinamica della scivolata o della caduta pu? essere determinante per gli esiti della stessa: essere seduti, sdraiati a faccia in gi? o in su, rotolare o scivolare, pu? essere determinante per l?esito (ammesso che si possa far qualcosa).

    Morale n.5 (ma fuori elenco perch? non tecnica): a volte ci vuole anche la mano di una angelo custode, quella cosa che tanti chiamano … Culo.

    A proposito di pal?o bisognerebbe scrivere un capitolo sulle tecniche di progressione e di sicurezza (e qui forse il nostro Bonatti potrebbe avere qualcosa da insegnare visto il suo curriculum) ma la cosa pi? importante da dire ? essenzialmente una: l?ingrediente segreto della pal?o-traction ? la torsione. Forse sto dicendo una cosa ovvia, come insegnare a cuocere un uovo sodo. Ma su questi argomenti repetita juvant. Ovvero il paleo non ci si deve limitare ad afferrarlo e tirarlo, ma si afferra e si torce in senso orario se si usa la dx, in senso anti se si usa la mano sx. Dopodich?, afferrandolo saldamente, si pu? tirare con tutte le nostre forze. Cos? facendo il pal?o diventa quasi sempre un appiglio a prova di bomba, meglio di tante rocce marce o instabili.

    #6029
    Anonimo
    Ospite

    minchi@, terrificante il tuo racconto..

    Daccordissimo col princio di ruota il paleo e tiralo. C’e’ sotto il principio di distribuire su ciascun filo di paleo un carico il pi? omogoneo possibile. E’ lo stesso principio secondo il quale si fanno i cavi di acciaio, le corde di arrampicata, ecc..

    #6030
    alberto
    Partecipante

    Ottimo Bergame;) per? io aggiungerei anche che il paleo va preso bene raso terra. Si allargano bene le dita della mano e si infila il ciuffo a mo di forca, si stringe e si torge.

    #6053
    Anonimo
    Ospite

    Spero che il ?buon Bonatti? non me ne voglia . . . . :lol: se metto in evidenza questo collegamento http://www.youtube.com/watch?v=f27LcQ7BzAM in cui egli stesso racconta le ormai irripetibili, anche se improponibili, pendolate sulla ?face Sud-Ouest du Petit Dru?.

    Altro link http://fr.truveo.com/walter-bonatti-au-pilier-des-drus-chamonix/id/2258672869

    #6054
    Anonimo
    Ospite

    Bonatti io e te abbiamo qualcosa in comune (oltre alla passione per le apuane): ho dato un?occhiata al video francese segnalato da mammamia e mi sono detto ?toh, e io che ci faccio qui ??, poi ho realizzato Bergame non sono io , ma dove ? nato il grande Walter (oh, non fraintendiamo, non quello della Litizzetto :) ).

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