una filosofia interessante i GREPPISTI

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  • #51872
    alberto
    Partecipante

     

    da Gogna blog

    Una salita da Greppisti
    17 Novembre 2019

    Greppisti? Cosa sono i Greppisti? Risposta sul loro sito:
    «Quello che facciamo noi greppisti non ha nulla di certo, anzi è l’attività più precaria e più esposta alla variabile ambientale e all’arbitrio personale che esista. Noi saliamo le montagne sfruttando i lati che non hanno sentieri né vie alpinistiche; percorriamo i greppi, i versanti ripidi e scoscesi dove nessun alpinista né escursionista si sognerebbe di andare. Lo facciamo senza attrezzature: se si passa bene, altrimenti si torna indietro. Attività dura e pericolosa che ci porta nella natura più vera, dove possiamo mettere alla prova le nostre capacità ed esprimerci senza condizionamenti».

    Una salita da Greppisti
    Monte Cornaget 2323 m per cresta ovest
    di Giorgio Madinelli
    (da Federazione Italiana Greppisti Anomali)

    Questa è una via che merita di divenire una classica di greppismo. Non è una via alpinistica, per carità, non confondiamo la merda con la cioccolata!

    Il modo più etico di andare in montagna è l’escursionismo se non fosse viziato dalle segnalazioni e dalla soppressione del primo grado attraverso l’uso di corde fisse nei passaggi più arditi. L’escursionismo che si esplica al di fuori dei percorsi preordinati, che affronta i pendii ripidi e scoscesi (il greppo in italiano) è la forma più semplice e quindi più pura e alta di confronto con la montagna.

    L’Alpinismo è altra cosa. È la ricerca del sempre più difficile per soddisfare l’istinto dell’uomo che se non emerge dai propri simili sembra che la sua esistenza non abbia scopo. L’Alpinismo si porta dietro questo retaggio culturale creato ad arte tra le due Guerre Mondiali del Novecento dai nazionalismi con la retorica dell’uomo (sempre maschio) forte ed eroico. La creazione di questo super individuo ha dovuto tener conto delle debolezze umane e quindi è stato aiutato dall’attrezzatura artificiale. Pur di eccellere e di superare difficoltà e paure ci si è inventati la progressione in cordata che è stata generatrice dei chiodi a pressione e delle ferrate. Non fa alcuna differenza superare una difficoltà piantando un chiodo o uno spit o attrezzandola di brutto con corde fisse d’acciaio: il concetto di fondo è quello che allo scalatore serve qualcosa per andare oltre ai propri limiti. L’Alpinismo è dunque al di sopra delle righe, irrispettoso dei limiti umani e irriguardoso verso l’ambiente che viene trattato come un campo da gioco dove espletare le funzioni di super uomo ed eleggersi al di sopra della massa.

    Paul Preuss che tentò di opporsi a queste tecniche fu aspramente criticato e ancora oggi degno solo di qualche sorrisino irriverente. Invece per chi oggi non vuole essere condizionato dal pensiero imperante trova nella filosofia di Preuss un valido programma di vita.

    Noi greppisti non siamo degli scalatori sportivi, non ci interessa la difficoltà fine a se stessa, non ci interessa primeggiare. Crediamo fermamente in una crescita personale attraverso la montagna senza imbrogli e artifici. Sposiamo in pieno il pensiero di Paul Preuss che riporta l’uomo alla sua umanità, con le debolezze e le insicurezze.

    Preuss scriveva:
    «Oggi le montagne sono vinte con l’aiuto della corda e dei chiodi: un po’ dappertutto si possono vedere persone penzolare da pareti completamente lisce, intere montagne vengono scalate con manovre di corda. Eppure l’esperienza insegna che molti di questi passaggi possono essere superati in arrampicata libera; in caso contrario, tanto vale non intestardirsi in insulsi tentativi. Anche il chiodo da roccia va considerato come un espediente di fortuna e non come un mezzo per conquistare le montagne. Non sarò io a negare che certi scalatori moderni subiscano entro certi limiti il fascino del rischio. Mi sembra però che il pensiero: se cado, resto appeso a tre metri di corda abbia moralmente meno valore dell’altro: una caduta e sei morto!».

    Relazione
    Il Monte Cornaget 2323 m è una montagna della Catena Chiarescons-Cornaget-Resettum nelle Prealpi Carniche. Dietro la Casèra Settefontane in Val Settimana qualche metro a sinistra dell’ex sentiero CAI 391 che scende al torrente, si imbocca una debole traccia che ripidamente inizia a salire la Costa dei Madras. La traccia si tiene pressappoco sulla cresta prospiciente il torrente Ciol di Sass fino a un pianoro a circa quota 1400 m e da qui si prosegue sul crinale, meno ripido, schivando i numerosi schianti.

    In vista delle prime rocce del crinale ci si sposta a destra rimanendo ai piedi delle rocce finché terminano e si può ripidamente tornare sulla cresta (ricoveri sotto roccia). Si prosegue in cresta occupata dai mughi per guadagnare un cimotto collegato alla cresta principale da una selletta che sulla destra ha un precipitoso canalone. Oltre la selletta si sale poco (non salire verso la cresta) traversando fino a uscire su dei prati alla base delle pareti.

    Qui parte un’evidente cengia che conduce sulla cresta principale a circa quota 1675 m da dove si ha visuale sulla Forcella Savalòn, Cimòn delle Tempie e Cima Settimana.

    Ancora in salita sulla cresta con qualche mugo fino a giungere in un punto dove pare impossibile proseguire: si piega a destra per roccia con un breve passaggio esposto si torna a prendere il filo di cresta. Un successivo salto si evita a destra per una breve trincea tra massi.

    Prima di giungere alle pareti soprastanti che paiono insuperabili, un ultimo dente di cresta va aggirato sul lato nord per la parte superiore di una liscia placconata entrando in un breve canale che permette di ritornare sul tavolato di destra alla base di aggettanti pareti giallastre. Salito il tavolato con ghiaie mobili si aggira lo spigolo della parete giallastra imboccando una cengia che porta dentro un colatoio caratterizzato da un masso incastrato bianco.

    Si scalano per fessure le rocce a sinistra del masso incastrato bianco per giungere all’altezza di un secondo masso incastrato grigio al quale si deve passare sopra con arrampicata su pareti quasi verticali e saltando un crepaccio. Oltre il masso grigio un breve canale riporta in cresta (fine delle difficoltà): e questa va risalita a lungo fino in vetta.
    Ore 5. Difficoltà II+.

    La discesa si effettua da Forcella Savalon lungo il Ciol di Savalon stando a sinistra di un colle che divide in due il vallone e poi raggiungendo il canalone scolatore quando quello percorso confluisce su quello che scende rasentando le pareti.

    Un breve tratto sulla sinistra del canalone (belle pozze e cascata) fino a entrare a sinistra in un bosco misto di larici e faggi. Giù per il bosco stando sempre vicini alla sponda del canalone fino a entrare nel canalone stesso che da sotto le pareti piega a sud e taglia in due il bosco. Oltrepassato il torrente si sale sulla sponda opposta e si discende il bosco senza via obbligata intercettando in fondo la strada della Val Settimana.
    Ore 3.

    In questa salita c’è tutto il greppo: ripido bosco iniziale con scarse tracce di animali, cenge sotto roccia, cresta rocciosa affilata, paretine, crepacci da saltare, canaloni da discendere senza finire in salti insuperabili.  C’è anche la filosofia del greppista: cercare la via più semplice e dove non lo è misurarsi con le proprie capacità salendo dove si è in grado anche di scendere.

    E, a parte la relazione qui sopra, non c’è un taglio, un ometto e men che meno un segnavia colorato. In modo tale che chiunque ci voglia provare trova il terreno vergine tal quale lo abbiamo trovato noi e possa vivere appieno la sua avventura.

    #51875
    Giovanni
    Partecipante

    In Apuane sono i ravanatori! Arrampicare e disarrampicare su muri di paléo … magari facendosi venire anche un attacco allergico, vero Nico?

    #51876
    alberto
    Partecipante

    non solo Nico.

     

    ogni volta che con Alessandro si va e si torna al Croce , siam pieni di selvaggiume…è tutta una grattata :-(

    Oltre alla non presenza di spit…ecco altro motivo per starne alla larga ;-)

    #51877
    Giovanni
    Partecipante

    L’attacco allergico da selvaggiume era mio ma c’era Nico. Non sapevo più se piangere o grattarmi.

    Un grande ravanatore è Rip32 ma non scrive più… almeno è

    #51880
    adriano
    Partecipante

    Sono contento che ti  (vi) sia piaciuto il post di Giorgio Mandinelli (  piu conosciuto come gongo)…articolo probabimete prelevato dal vecchio fuori via.

    Personalmente ho fatto varie uscite con lui, persona molto capace , umile e molto spiritosa .

    Vi posto un altro bel giretto fatto insieme qualche anno fa in quelli che sono forse i luoghi piu selvaggi delle prealpi italiane, magari vi piace anche questo :mail:

    http://www.latanadellorso.altervista.org/leadicia2/Traversata%20dei%20canali%20di%20Meduna.html

     

     

    • Questa risposta è stata modificata 2 weeks, 4 days fa da adriano.
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