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Venerdì 28 Apr 2017
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La traversata delle Apuane in giornata!

  di Flavio Milazzo Quella che vado raccontando non costituisce la narrazione di un nuovo record sportivo, ma il racconto di un’esperienza e della passione…

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Hervè Barmasse a Pietrasanta

La serata con Hervé Barmasse a Pietrasanta lo scorso 5 novembre è stata davvero una bella occasione per parlare di alpinismo e montagna, ma non…

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Quel misterioso vecchio chiodone

Monte Procinto QUEL MISTERIOSO VECCHIO CHIODONE “Lo scoglio ove ‘l Sospetto fa soggiorno È da mar alto da seicento braccia, di rovinose balze cinto intorno,…

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Solitaria invernale alla via Zappelli-Tessandori

Racconto "integrale" di Alberto Benassi nella solitaria effettuata  il 15/03/13 sulla via Zappelli-Tessandori al Pizzo della Saette. Una bella storia dedicata allo sfortunato "Butch" Marco…

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Parete Nord Pizzo d'Uccello - via Oppio-Colnaghi

PIZZO D'UCCELLO - ALPIAPUANE Parete Nord Via Nino Oppio e Serafino Colnaghi – 2 Ottobre 1940 Ripetizione di Giovanni Fazzi e Michele Pacini dell' 8…

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Una casuale solitaria

  Da Banff.it   15/09/15 Esattamente cinquanta anni fa mi trascinavo da solo sulla Nord del Pizzo d’Uccello. Con me era uno zaino enorme, carico…

Una casuale solitaria Una casuale solitaria

Via "AMICO ALMO"

Sabato scorso con Oreste e Alessandro abbiamo finito un nuovo itinerario sul versante N.O. del Pilastro di Fociomboli del Monte Corchia. La nuova via sale…

Via Via

Orobie, salita del Canale Tua al Pizzo Redorta - di Giovanni Guidi

A maggio con un amico sono andato sulle Orobie per salire il Canale Tua, al Pizzo Redorta. È stata una piccola avventura visto che nessuno…

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Racconti di una stagione invernale - Enrico Tomasin

Riscopro a distanza di qualche anno la versione integrale di un raccontino scritto per il notiziario del CAI di Pisa e poi pubblicato in versione…

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Cima dei Lastei - via del colatoio

  La Cima dei Lastei è una montagna imponente, il cuore delle Pale di San Martino. Non ho mai scalata su questa bellissima e affascinante…

Cima dei Lastei - via del colatoio Cima dei Lastei - via del colatoio
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Orobie, salita del Canale Tua al Pizzo Redorta - di Giovanni Guidi

A maggio con un amico sono andato sulle Orobie per salire il Canale Tua, al Pizzo Redorta. È stata una piccola avventura visto che nessuno dei due era mai stato in quella zona. La preparazione alla salita comunque è stata puntigliosa: acqua, cibo per due giorni, vestiario pesante, studio ossessivo dell’attacco del canale e della via, con tanto di foto e telefonate al gestore del rifugio. A cause degli impegni lavorativi siamo dovuti partire nella tarda mattinata, destinazione Valbondione (Bergamo). Alle 17 siamo in paese e ci incamminiamo per quella che è la prima tappa del nostro percorso, il Rifugio Coca: dormiremo nel locale invernale, lasciato sempre aperto, mentre per quanto riguarda l’acqua dobbiamo ringraziare il gestore, il quale ci ha lasciato la fontana aperta. Il dislivello è di 1000 metri circa e, carichi come siamo, arriviamo a destinazione belli provati dopo due ore e trenta. Qualche stambecco saltella intorno e vediamo anche un camoscio. La vallata è tetra, caratterizzata da rocce scure e torrenti d’acqua scrosciante tutt’intorno. Il locale è spartano, niente luce, solo brande e coperte. Prepariamo la nostra cena con già indosso pile e gusci: il freddo inizia a pungere. Il pasto non è di qualità eccelsa, ma cerco di mangiare e bere il più possibile, visto che il giorno dopo ci attendono altri 1000 metri di ghiaccio e neve. Ci svegliamo alle 3,30: il mio compagno di cordata, Alessandro, non ha dormito granché, mentre io ho dormito come un sasso, anche grazie alla massiccia cena. Colazione zuccherosa e via con le frontali in testa. Lo zero zermico è a 2150 metri, l’attacco del canale, che individuiamo subito, è a 2300. Il versante orientale del Redorta è maestoso e tutt’intono abbiamo vette innevate, sulle quali sovrasta la mole del Pizzo Coca. Il canale è 600 metri circa, poi ci separeranno soltanto 130 metri circa dalla vetta. La neve è compatta, ma non ghiacciata, e i ramponi attaccano bene: inizio io come primo su pendenze che vanno dai 45° ai 50°. Le pareti ai nostri lati, soprattutto quella di destra, sono imperiose e ogni tanto fischia qualche sasso: questo è il pericolo numero uno del canale e affrettiamo il passo ancora slegati. Il primo saltino lo superiamo senza problemi (70° circa), mentre il secondo necessita di una sosta: Ale va da primo e superiamo il muro di ghiaccio (80°), fragile, che ci ostacolava. La giornata è stupenda, ma la salita ancora lunga. Fino alla forcella finale andiamo in conserva e io, nuovamente primo, metto e tolgo un paio di fittoni tra noi. Le difficoltà tecniche sono finite, ora contano le gambe e i polmoni. La vista è magnifica e la salita alla vetta è una bella ramponata tranquilla, ma per i crampi, scopro di avere muscoli che nemmeno conoscevo. La discesa, come al solito, sarà la parte più faticosa. Prendiamo un canale sul versante ovest, faccia a monte lo scendiamo per oltre un centinaio di metri. Poi nevai infiniti, fino al Rifugio Brunone. Qui mangiamo come lupi; un signore gentilissimo si offre di accompagnarci giù fino a Fiumenero, da dove è partito. Grazie a lui, il signor Giovanni di Clusone, ci eviteremo i sei chilometri di asfalto per tornare alla nostra auto. Ma prima di Fiumenero di chilometri da fare ce ne sono ancora molti. I piedi sono a pezzi, spesso ci fermiamo per riprendere le forze mentre lui, Giovanni, paziente ci aspetta e ci parla di stambecchi, storie di quelle montagne e di quelle vallate. Ci separiamo all’auto; ci attendono ancora quattro ore prima di essere a casa. 

Di Giovanni Guidi

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