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Riflessioni su alcune incisioni rupestri delle Alpi Apuane. Fino a poco tempo fa, rari e frammentari erano gli esempi di arte rupestre rinvenuti sulle Alpi Apuane (1) nonostante la varietà di genti e culture susseguitesi su queste montagne fin dalle epoche più remote (2). La devastante, plurisecolare, attività delle cave di marmo e la totale assenza di ricerche organizzate di rocce incise erano, senza dubbio, le cause principali di questa carenza. Oggi, mentre la lavorazione nei bacini marmiferi, con relativi scarichi distruttivi, continua con grande intensità, sul piano della ricerca si sono avute interessanti ed importanti novità.
E' ormai una presa di coscienza generalizzata, dopo il silenzio di decenni, appena scalfito dal grido di qualche "eroico" amante della montagna: la distruzione delle Apuane non è più possibile. Sarà una battaglia durissima, viste le resistenze, le opposizioni, gli interessi, i profitti ma il tempo della fine della monocoltura del marmo pare iniziato. L’Europa, dopo i grandi giornali e le televisioni italiane, sta cominciando a “vedere” quale sia il disastro che viene fatto sulle Apuane. Le immagini delle montagne –straordinari paesaggi- sventrate, tagliate, mutilate sono uscite fuori dal loro territorio: le cave non sono più solo un caso locale, di Carrara, di Massa, della Versilia.
L’espressione: “Si distruggono le montagne di Michelangelo per fare dentifricio” sta diventando un luogo comune, sulla stampa e nei mass media italiani ed europei. Dopo l’articolo di Veronique Mistaen su Reader'S Digest, è di oggi l’uscita sulla radio pubblica tedesca. Sembrerà strano ma non si parla delle Apuane come Geoparco dell’Unesco ma come luogo di quello che abbiamo chiamato il più grande disastro ambientale d’Europa. E il riconoscimento delle Apuane come Geoparco dell’Unesco sarà uno strumento eccezionale per far conoscere in Europa la distruzione delle Apuane.