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Il Monte Cetona PDF Stampa E-mail
 

Scritto da Aldo Innocenti, 15-06-2006 12:14

Visite : 3262    

Pubblicato in : Le informazioni su come visitare le Apuane, Gli itinerari escursionistici



La grande croce sulla vetta

Quella grande croce in vetta al monte l’avevo vista tante volte quando con il mio amico Romano si tornava a casa dopo essere stati, come tutti gli anni, a Saturnia e a Sovana: la croce del Monte Cetona mi attirava moltissimo, intendiamoci la croce intesa come simbolo di vetta per eccellenza. Così mi sono documentato sui numerosi libri di montagna e di trekking che possiedo e nel 2002, il 3 di luglio, ci sono andato: e devo dire che non me ne sono pentito, anche perché dalla vetta del monte (m. 1.148) si gode di un vastissimo panorama che spazia dalla Val d’Orcia all’Umbria fino al Lazio (peccato che ci fosse un po’ di foschia). Prima di descrivere l’itinerario vero e proprio parliamo un po’ di questa montagna che, credo, pochi conoscano: il Cetona è una delle formazioni antiappenniniche più importanti dell’Italia centrale, dove si uniscono in grande equilibrio trekking, paesaggio e natura, ed emerge fra due grandi valli, la Val di Chiana e la Val d’Orcia; è posto su una dorsale nord – sud lunga circa 15 km.: da Sarteano (525 m.) sale a Poggio Piano (m.833), Poggio Grosso (m.896), Poggio Restone (m.1026) sino alla vetta vera e propria posta a quota 1.148 per ridiscendere lungo l’accidentata costa della Marmaia fino a S. Casciano Bagni, importante centro termale, e larga 8 km. sulla direttrice Fonte Vetriana – Cetona paese. La montagna è costituita da una massa rocciosa calcarea (periodo mesozoico: 230 – 63 milioni di anni fa) che venne sommersa durante il pliocene (7 milioni di anni fa) e che si sollevò fino a raggiungere la forma attuale: nelle rocce mesozoiche (comprese fra i 500 e i 700 metri) non mancano tracce del mare pliocenico come quelle lasciate dai molluschi mentre sui ripiani intermedi sono presenti forme carsiche come nelle zone di Le Contesse, Poggio Palaie e i Pozzi e nel versante orientale formazioni di travertino come presso la zona preistorica di Belverde, posta vicino al paese di Cetona.


 Ancora la grande croce

Tutto il monte è ricoperto da una folta vegetazione ad eccezione delle zone poste a prato sopra S. Casciano Bagni: il bosco è formato da carpini, roverelle, cerri e, proprio sulla vetta, anche da faggi, mentre non mancano le piante di tipo mediterraneo come ginepri, lecci, ornelli e frassini e anche pini e abeti, frutto di rimboschimenti non si sa quanto sensati; nel sottobosco si trovano eriche, cisti, agrifogli,cornioli e fiori come quasi tutte le specie di orchidee italiche. Numerose le specie animali che frequentano i fianchi della montagna: cinghiali, istrici, caprioli, donnole, faine, volpi e molti uccelli come ghiandaie e picchi e rapaci come poiane, falchi e albanelle. L’uomo ha abitato il Cetona fino dalla preistoria: ne è testimonianza l’abitato preistorico di Belverde, posto vicino al paese di Cetona, e risalente all’età del bronzo; in epoca etrusca e romana tutta la montagna era percorsa da strade e circondata da nuclei abitati che facevano capo alla potente lucumonia di Chiusi: la stessa vetta, in epoca medioevale, ospitava un castello della famiglia Manenti di Sarteano, castello del quale restano ora solo pochi resti; sul versante orientale è ancora visibile il tracciato di una antica strada romana e, addirittura, si possono vedere in alcuni punti le tracce lasciate dalla ruote dei carri. Oggi la montagna è solcata da numerose strade aperte per permettere di operare tagli di legna ma anche per accedere a Poggio Restone dove si trova una vera e propria selva di antenne televisive e radiofoniche: inutile dire quanto tutto questo sia deturpante per l’ambiente.


Antenne sul Poggio Restone

Ma visto che si parla di una montagna che molti non conoscono, vediamo innanzi tutto a spiegare come si deve fare per raggiungerla: diciamo subito che la base di partenza dell’itinerario è la località di Fonte Vetriana posta vicino alla statale che unisce Sarteano a S. Casciano Bagni. Partendo dal nord della Toscana, il percorso migliore è fare l’Autostrada del Sole (A1) fino all’uscita di Chiusi e da qui seguire le indicazioni per Sarteano: da qui si prende la statale che si dirige verso S. Casciano Bagni prestando molta attenzione, perché dopo pochi km., sulla sinistra, c’è l’indicazione per Fonte Vetriana (m. 746) dove si lascia l’auto. Poco sotto il paese si diparte sulla destra una strada carrozzabile: si tratta dell’antica carrareccia che metteva in comunicazione i due versanti della montagna; la si percorre per circa 1 km. fino a che non si incontra un bivio: dobbiamo prendere lo stradello di destra che ci porta a Le Segole (m. 907), valico posto fra Poggio Restone (m. 1026) e la vetta (m. 1148), al quale pervengono diversi itinerari che si dirigono verso la cima della montagna; è trascorsa 1 h. da quando abbiamo lasciato Fonte Vetriana. Da qui si va decisamente a destra e in 30 minuti di cammino si raggiunge la vetta del Cetona (m. 1148): sono trascorsi 1 h. e 30 minuti dalla partenza.


 La vetta del monte da Le Segole

La vetta del monte emerge come un’ isola in mezzo alle valli e si presenta con la sua grande croce metallica: la sua posizione consente grandi visioni panoramiche su gran parte dell’Italia centrale, dall’ Amiata fino al lago di Bolsena, ai laghi di Chiusi e Montepulciano, all’Appennino centrale, alle valli di Chiana e d’Orcia; pur essendo la vetta ricoperta di vegetazione, queste vedute sono possibili perché la struttura della grande croce in ferro è aperta è vi si può accedere salendo fino al primo comparto grazie ad una scaletta (volendo si può salire ancora più su portando la scala e appoggiandola al piano superiore, ma questo comporta sicuramente qualche rischio che non mi pare il caso vada corso). Dopo aver ammirato il vastissimo panorama si può intraprendere il cammino inverso che in 1 h. e 15 minuti ci riconduce a Fonte Vetrina, base di partenza dell’escursione, per un tempo totale di cammino di 2 h. e 45 minuti. NB Le notizie sul Monte Cetona sono tratte dal bellissimo volume “A piedi in Toscana” di Antonio Arrighi e Roberto Pratesi edizioni Iter.


   
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