Marco di AS
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Re:Riapertura cava Macchietta - 2010/01/25 12:27
Riporto di seguito la lettera del Gruppo regionale toscano del Cai, presentata anche alla riunione delle sezioni apuane svoltasi sabato pomeriggio a Pisa, e destinata al presidente del Parco delle Apuane, al sindaco di Seravezza e all'amministratore delegato della ditta Henraux.
Marco
oggetto: ripresa della escavazione di cava Macchietta (monte Altissimo)
Il 16 gennaio u.s. la ditta Henraux ha presentato al pubblico lo studio di impatto ambientale relativo alla cava “Macchietta”, di cui veniva chiesta la ripresa della escavazione di marmi pregiati dopo una chiusura durata oltre un trentennio. Trattasi di una ricerca sotto diversi profili attenta alle problematiche ambientali della zona, non sommaria, propositiva per la riduzione degli effetti degradanti della escavazione. Essa tuttavia presenta aspetti che giova approfondire. Nella pubblicazione sulla stampa regionale si parla infatti di un progetto di escavazione di marmi statuari e bianco-arabescati per complessivi 41.000 mc. di materiale, da estrarre in un quinquennio. Lo studio presentato prevede peraltro sette anni di escavazione (5 + 2), con un totale di materiale estratto all'anno da 14.500 a 28.400 tonnellate + 67.300 nell'ultimo biennio, materiale utile dalle 9.200 alle 9.600 tonnellate (dal 36,6% al 50%), il resto scarti da riconvertire. Lo scarto dovrebbe essere in parte (circa un terzo) utilizzato in loco per il riempimento della cava Mossa, in parte si presume trasportato a valle per l'impiego come carbonato di calcio. Si ipotizza l'uso della viabilità già esistente fino alla cava Macchietta (senza modifiche importanti), la ristrutturazione degli edifici della cava Mossa per le necessità della escavazione, il trasporto a valle del materiale da un minimo di 300-315 ad un massimo di 510-520 viaggi l'anno, per 3-4 passaggi al giorno nei primi due anni, sei al giorno nei quattro successivi. Deve essere subito rilevata una certa incertezza dei dati, sia per i quantitativi (in materiale utile ed in scarti) rispetto ai 41.000 mc. denunciati, che per il numero di trasporti a valle; un approfondimento si rende allora necessario, perché possono variare in quantità ragguardevole gli scarti ed essere più difficile la loro dislocazione, aumentare il numero dei passaggi e l'incidenza sugli abitati a valle. Una maggiore precisione dei dati progettuali (temporali, quantitativi, di trasporto) consentirà un migliore controllo nel corso della escavazione. Un secondo punto assai importante sono i prelievi di acqua dalla sottostante sorgente Polla, il loro utilizzo ed il loro riciclo. Si parla di decantazione e filtraggio delle acque torbide, di vasche per le acque chiare e per quelle torbide, di raccolta dei fanghi (marmettola) ed idrocarburi (olii esausti). E' indubbio che questo è l'aspetto più inquietante del progetto, per gli effetti sul bacino acquifero sottostante. Uno studio più approfondito su questo punto (come è stato fatto per l'inquinamento dell'aria, sugli effetti negativi per la flora, la fauna ed il paesaggio) costituirebbe maggiore garanzia di rispetto delle reali problematiche ambientali. Lo studio accenna soltanto alla messa in sicurezza dei “tavoloni” per il transito degli escursionisti. Con assoluta stringatezza si affronta e risolve un problema fondamentale per la zona, e cioè la tutela del “parco archeo-minerario” del monte Altissimo, che ha il suo punto qualificante nel gruppo di cave inattive comunemente chiamato della Tacca Bianca, di cui la cava Macchietta è parte. La importanza della zona è dimostrata non solo dal progetto di ripristino del sentiero dei Tavoloni, per il quale è previsto un finanziamento pubblico, ma anche dalla dichiarata disponibilità della ditta Henraux a tutelare le vecchie lizze ed i sentieri, un tempo percorsi dai suoi cavatori per raggiungere il posto di lavoro. Già si era parlato in passato, come possibile compensazione, per lo sbassamento del picco di Falcovaia alle Cervaiole, del ripristino e messa in sicurezza dell'intero percorso tra la Polla ed il passo del Vaso Tondo, attraverso le cave Macchietta, Fitta e Tacca Bianca, secondo il progetto presentato dal prof. Angelo Nerli, alpinista e coautore delle più importanti guide sulle Alpi Apuane. La ditta dovrà tenere conto della frequentazione della zona da parte di comitive di alpinisti, evitando di danneggiare (come è già avvenuto in passato) la viabilità pedonale esistente. Sembra a questa associazione che il Parco debba garantire il rispetto delle modalità di escavazione con continui controlli e l'adempimento delle compensazioni con adeguate garanzie fideiussorie. Un continuo monitoraggio sarà svolto dalle sezioni toscane del C.A.I. Firenze 23 gennaio 2010 il presidente
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