Altissimo – Sentiero della libertà ?

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  • Questo topic ha 951 risposte, 12 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 6 anni fa da dok.
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  • #17171
    Marco di AS
    Partecipante

    Mi era partito doppio… :blink: :whistle:

    #17212
    dok
    Partecipante

    Marco ha scritto:

    Ho letto con interesse gli ulteriori apporti; mancandomi i testi sottomano seguo talvolta con un po’ di difficolt? vista la mole di interventi passati, impossibile da tenere presente per intero. Per? – parlo a lume di naso – non mi convince ancora del tutto l’ipotesi che il valloncello sotto la Greppia sia stato il teatro della vicenda di Marchini e degli altri. Ma attendo una verifica in zona per avanzare un’opinione pi? precisa!

    o Marco, e ho idea che con certi dubbi c’? da imparare a conviverci, perch? le testimonianze sul fatto Marchini non mancano, ma non mi pare permettano di ricostruire un quadro certo: dopo ne riporter? qualcuna anche dei protagonisti, per chiarire la situazione.
    intanto credo non faccia male fare un attimo mente locale, aiutandosi magari con le parole di scerloccolmese, ma quello vero: <una volta eliminato l’impossibile, quello che resta, per quanto improbabile, deve essere la verit?>. una volta <scansate> le tesi Palerosa e Piton da Mezzo, quello che rimane ? pi? o meno quello che si ? sempre saputo: pi? o meno la scoperta dell’acqua calda, niente male per un annetto di ricerca e dibattito di un accanito cluster di cervelloni…
    dicevo pi? o meno, perch? di meno c’? che si ? verificata una curiosa fuga di cervelli, e proprio nel momento in cui il gioco si fa interessante e sarebbe invece ora di cominciare a ballare, mentre di pi? c’? che mi pare ci troviamo ora di fronte a una sorta di <rivoluzione copernicana>, nel senso che si ? nettamente ribaltato, nella spiegazione del passo del fronte-Sentiero della Libert?, il modello <pitoncentrico> facente capo al passo della Focoraccia [Foce Capraia], mentre ora la chiave di volta sembrerebbe proprio il passo della Greppia.

    per me la <rivoluzione copernicana> c’? stata nel senso che, come si pu? verificare a ritroso nel topic, non ho mai dubitato della importanza del passo al Pizzo del Tabarrani, anche superiore a quella degli altri passi, per le ragioni che ho espresso e con forza pi? una volta, ma fondamentalmente perch? l? guidavano la mia attenzione i testimoni di quegli anni che ho avuto la fortuna di conoscere.
    quello che non avevo ancora realizzato, se non come <cervellotica ipotesi di lavoro>, era la possibilit? che questo passo fosse proprio il Passo del Pitone della Resistenza: e di poter arrivare al punto che ? quasi il passo della Focoraccia, dato ad ora pressoch? indiscusso, a dover essere legittimato come Passo del Fronte.

    dico subito, se non fosse ancora chiaro, che nulla ? ancora stabilito, la ricerca ? sempre aperta.
    e anzi un mi par vero che questa <spiegazione> venisse falsificata da una pi? esplicativa ancora: ma in ogni caso ? per me un passo avanti, perch? non solo spiega pi? cose [ma non tutte] della visione classica, ma trova anche dei bei riscontri oggettivi.

    uno di questi, il pi? esplicito, ? la testimonianza, in parte gi? riportata dai soci massesi, di Nino Mignani, sul passaggio del fronte del 2 dicembre, pubblicata, come quelle qui di seguito, in Partigiani apuani e Linea Gotica, a cura dell’ANPI Massa:

    Nino Mignani, [PAeLG, vol. II, pag. 73]

    Al mattino, l? a Renara, ci riconoscemmo in tanti delle varie formazioni […] La situazione era tale che obbligava tutti noi ad organizzarci per passare il fronte.
    Si scelse la zona delle Greppie (Antona) per raggiungere Azzano occupata dagli alleati. […] Partimmo verso l’alto in direzione della localit? oggi chiamata Pian della Fioba. […] Coperti da una provvidenziale nebbia ci avviammo verso le Greppie (oggi Sentiero della Libert?). […] Raggiunto il passo, in una fitta nebbia, persi il contatto anche con il mio compagno che mi precedeva e che non rividi pi? (probabilmente aveva proseguito il cammino sul sentiero di cresta verso il Campaccio percorso da pattuglie tedesche). Scesi nel precipizio verso Azzano e, nel canale, nei pressi delle case dei cavatori, incontrai una pattuglia mista di partigiani e soldati americani che mi dissero di avviarmi verso Azzano…

    il passo della Greppia fu dunque il valico utilizzato nel passaggio di massa del fronte del 2 dicembre sotto la guida di Vinci Nicodemi, che come abbiamo visto chiama invece Passo del Pitone, e il riferimento alla ubicazione relativa delle truppe della Monterosa non mi pare lasci dubbi sul fatto che stiamo parlando della stessa cosa, anche perch? passarono tutti di l?:

    [Relazione dell’attivit? svolta dalla IV Compagnia dei Patrioti Apuani "Mario Paolini", PAeLG, vol. I, pag. 147]

    …Renara, dove si sono riuniti tutti i partigiani sbandati. Quindi viene tenuto un rapporto ufficiali ed a seguito delle deliberazioni prese il Comandante Pietro ordina al comandante Vinci di passare le linee portando con s? tutti i partigiani sbandati che assommano a circa 260 uomini. Ore 24,00 si parte da Renara per attraversare il Fronte.

    …e ancora:

    [Libero Baldini, PAeLG, vol. I, pagg. 115-116]

    D – Quando passasti il Fronte verso l’Italia Libera e con chi?
    R – Avvenne dopo il rastrellamento del 2 dicembre 1944 che port? alla disfatta partigiana, almeno cos? la vivemmo noi. Quasi tutti i partigiani passarono di l?. Eravamo in tanti, non so dire il numero, ma decine e decine, forse centinaia. Era una fila lunghissima. Passammo tutti insieme, tutti in una volta.

    se qualcuno avesse ancora qualche dubbio che il passo fosse invece pi? basso, qualcosa dice il Mario Conti di Resceto, pure vecchia conoscenza dei soci massesi:

    [Mario Conti, PAeLG, vol. II, pag. 130]

    D – Allora avete passato il fronte il 2 dicembre 1944. In quanti eravate?
    R – Centinaia

    D – Tutti partigiani?
    R – Tutti partigiani.

    D – Che passo avete fatto per andare di l??
    R – Dagli Uncini: ci siamo trovati tutti a Canevara, e siamo andati su in Campiglia dove c’? un sentiero che va al passo degli Uncini, dopo da l? siamo scesi e siamo andati ad Azzano.

    …e che si riferisca qui al passo della Greppia o propriamente a quello degli Uncini, certo ? che vengono esclusi passi pi? bassi.

    insomma, in riferimento al mio post precedente, il fatto che Vinci Nicodemi utilizzi uno stesso nome, Passo del Pitone, per il passaggio di massa del 2 dicembre, per il passaggio con Marchini del 15 dicembre, e poi per il Sentiero della Libert?, porterebbe a supporre che si tratti dello stesso luogo [anche se, almeno per quanto riguarda il fatto Marchini, qualche bel dubbio ce l’ho anch’io, cos? a fiuto, ma il caso ? un po’ complesso e ormai per questo si va al prossimo poste], che proprio per la sua descrizione e per i riscontri oggettivi esterni risulta essere il passo della Greppia.
    ma c’? dell’altro: Vinci Nicodemi, tra le fonti analizzate, risulta essere forse il pi? <monopolista>, nel senso che parla esplicitamente, nel caso del Sentiero della Libert?, di una sola via possibile e praticata, da una certa data in poi [gennaio-febbraio 1945].

    All’inizio si passava dal Cinquale, dall’Aurelia e dalla Fortezza, poi da Venturello, dal Carchio e dalla Cardella, ma, poco alla volta, con il completamento dello schieramento delle truppe tedesche e fasciste, ogni valico veniva chiuso.

    Rest? aperto soltanto un punto dal quale si poteva cercare di passare […]: il Passo del Pitone. [pag. 98]

    e proprio per questo non cessa di stupirmi il fatto che Fabri, Pisanino e Guido abbiano utilizzato proprio questa fonte per avallare la loro peraltro rispettabilissima tesi, che il Sentiero della Libert? passasse dal passo della Focoraccia [Foce Capraia], dandosi cos? praticamente…il Zappello sui piedi: insomma, quello che era il loro cavallo di battaglia, si sta rivelando essere un bel…cavallo di Troia…sisiziocane
    ciao
    Luca

    #17213
    dok
    Partecipante

    o Marco, e ho idea che con certi dubbi c’? da imparare a conviverci, perch? le testimonianze sul fatto Marchini non mancano, ma non mi pare permettano di ricostruire un quadro certo: dopo ne riporter? qualcuna anche dei protagonisti, per chiarire la situazione.

    ecco, riporto qui semplicemente, senza commenti, le testimonianze relative al fatto Marchini pubblicate nei due volumi di Partigiani apuani e Linea Gotica, a cura dell’ ANPI Massa:

    [Vinci Nicodemi, vol. I, pagg. 65-66]

    Mine sul Passo del Pitone – Passaggio del Fronte

    La notte del 15 dicembre 1944 stavo rientrando da Firenze, che era gi? stata liberata, per attraversare la linea gotica con 30 partigiani, tutti volontari. […]
    Agli avamposti alleati del paese di Azzano, gli Americani ci fermarono. Non ci permisero di passare di giorno perch?, sui vari passi, erano stati avvistati intensi movimenti di truppe tedesche. Solamente in seguito scoprimmo la veridicit? di quelle segnalazioni e capimmo la ragione di tali movimenti.
    Arrivammo sul Passo del Pitone all’incirca verso le 20,00 procedendo in fila indiana. In testa erano Alfredo Baldini di Resceto e altro Baldini che conoscevano molto bene la strada. Distanziati una cinquantina di metri seguivano gli altri 28 della colonna: in testa Andrea Marchini, il sottoscritto, Flavio Cortesini, Irineo Mignani.
    I due Baldini passarono senza incidenti. Superato il Passo del Pitone, all’inizio della discesa di Campiglia, vari lampi squarciarono le tenebre, seguiti da fragorose detonazioni alle quali si un? un crepitare di mitragliatrici. Tra partigiani e tedeschi era iniziato un vero e proprio scontro a fuoco, durante il quale il Marchini fu guida coraggiosa ed esperto Comandante.
    Io fui colpito in pi? parti, soprattutto sulla fronte, sul viso tutto, in petto e sulle mani: persi i sensi. […]

    [Mario Conti, vol. II, pagg. 131-132]

    D – Quando sei ritornato di qua?
    R – A me sembra il 17, ma dicono il 15 dicembre del 1944.

    D – Ma eri con Vinci Nicodemi in quel ritorno?
    R – S?, e mi sembra che fino a Forte dei Marmi con noi ci fosse anche Pietro Del Giudice. Quando sul passo Nicodemi rimase ferito e mor? Marchini, c’erano anche Turba e Anchise e Baldini Libero di Resceto e altri. Noi due eravamo l? presenti, Nicodemi m’ha detto che voleva salvare Marchini.

    D – Era rimasto sulle mine o mitragliato?
    R – No, no, siamo rimasti sulle mine.

    […]

    D – In quanti eravate con Nicodemi? Da dove siete passati?
    R – Una quindicina, dal passo del Pitone.

    [Mansueto Turba, vol. II pag. 136]

    D – E poi…?
    R – Poi, all’incirca a met? dello stesso mese, proprio il 15 mi pare, rientrai nella zona occupata, con un gruppo di partigiani guidato da Vinci Nicodemi. Fu quella volta che incappammo nelle mine tedesche, dove morirono Marchi (Andrea), Cortesini (Flavio), Mignani (Ireneo) e Vinci Nicodemi rest? gravemente ferito.

    D – Come avvenne?
    R – Le esplosioni ci furono quando eravamo gi? nel versante massese, al di qua del Passo del Pitone. Eravamo circa una ventina, camminavamo lungo il sentiero che scende dal passo verso Campiglia.

    D – Cosa faceste subito dopo?
    R – Era notte, ci disperdemmo in modo confuso, ognuno per proprio conto. Pi? tardi ricordo che ci ritrovammo ad Antona.

    [Libero Baldini, vol. I, pagg. 116-117]

    D – Puoi raccontarci quel ritorno?
    R – Il 15 dicembre 1944, io ritornai con alcune decine di partigiani tra i quali i miei compagni di Resceto, con Baldini Alfredo che era il mio Capo Plotone. Ma il pi? alto in grado era Vinci Nicodemi. Con i camion, gli americani ci portarono a Forte dei Marmi e da l?, a piedi verso Seravezza e poi ad Azzano.
    Appena sopra Azzano alcuni di noi tornarono indietro, forse non se la sentirono, proprio quando ormai eravamo vicini alla meta. Tra loro ricordo Daniele Baldini che era mio cugino e Mario Bonini. Tornarono a Firenze, al centro di raccolta.
    Arrivammo in cima al Passo del Pitone verso le 17,30 senza inconvenienti. Era quasi notte. Avevamo timore di presenze nemiche, di guardia e controllo ai passi, ma non eravamo certo informati e nemmeno immaginavamo che quella zona era minata.

    D – Ti ricordi nel dettaglio cosa successe?
    R – Dal passo si scese nel versante massese della montagna, verso Campiglia. Si procedeva al buio, in silenzio, in fila indiana, lungo un sentiero. Io ero l’ultimo armato di uno Sten, assieme a Bonini Anchise che aveva un Bren, avevamo il compito di copertura. Quando stavamo attraversando un piccolo pianoro, si sent? un forte scoppio e delle grida davanti. Ma non si cap? cosa era successo.
    Qualcuno grid? che una bomba a mano era scivolata dalla cintola ad uno dei nostri ed era scoppiata, che era ferito Baldini Alfredo. Io feci dei passi veloci in avanti, superando altri, tutto al buio, nella confusione e nell’eccitazione, perch? Alfredo era mio zio. M proprio in quel momento si sent? un secondo scoppio. Qualcuno di nuovo grid?: "Siamo su un campo minato! Attenzione!" Ognuno a quel punto cerc? di uscire da quella zona, ma nel buio non si capiva niente. Davanti a me sentii forse Mignani che disse: "Oddio! Sono su una mina!" ed un attimo dopo un altro scoppio, il terzo in quella baraonda. Lo spostamento d’aria mi butt? in un cespuglio, dovevo essere stato molto vicino! Rimasi anche ferito, avevo piccole schegge nella gola, in una mano ed al ginocchio. Vidi anche Vinci Nicodemi, ferito sopra un occhio alla testa. Ma poi mi buttai gi? diritto nel poggio, attraverso macchie e aggrappandomi al palero, finii in un fosso, dove mi fermai e mi sdraia in un riparo. Poco dopo nello stesso punto arrivarono anche Turba Luigi e Baldini Alfredo (un altro Alfredo che non era il capoplotone). Poi dopo alcune ore, con calma, raggiungemmo Antona dove io fui curato forse dal dottor Sturlese o forse dal dottor Bertoloni. Non so cosa successe agli altri, che strada fecero, come si allontanarono. Ognuno, dopo gli scoppi, rimase solo, nel buio a pensare di salvare la pelle.

    D – Ma foste anche mitragliati dai Tedeschi o dagli Alpini della Monterosa appostati sul crinale?
    R – Io non ricordo spari di mitraglia. Non ci fu scontro a fuoco. Scoppiarono le mine e ci furono i morti e i feriti. Almeno questo ricordo io. Ma ripeto la confusione fu tanta e lo spavento e la paura anche. In quei momenti il terrore ti prende, quando sono andato a rivedere, dopo anni, non riuscivo a capire di dove potevo essermi calato e fuggito. Forse son rotolato, caduto. Eppure gi? son venuto. E’ difficile ricordare attimi come quelli, almeno con lucidit?. Nel buio senti scoppiare le bombe, senti le grida dei feriti, ti senti dentro all’inferno, pensi che non ci sia pi? scampo, non capisci pi? niente. E’ brutto, ? difficile…

    [Relazione dell’attivit? svolta dalla IV Compagnia dei Patrioti Apuani "Mario Paolini", vol. I, pag. 148]

    15 dicembre
    Ore 08,00 partenza da Seravezza. Si aggrega la pattuglia della Compagnia Fulgor composta da 6 uomini. Giunti in terra di nessuno vengono avvistati e viene aperto il fuoco micidiale dei mortai. E’ impossibile proseguire per cui trovano riparo dentro ad una grotta. Si attende fino alle 15,30 poi il Comandante ordina di proseguire ad ogni costo. Di roccia in roccia superano il Passo del Pitone e si gettano nel versante di Campiglia. Qui vengono attaccati da un forte reparto tedesco in postazione. Non potendo sostenere la lotta, per la schiacciante superiorit? nemica, il Comandante ordina di ritirarsi verso il Monte Altissimo. Nello sganciarsi la pattuglia va a finire su un campo minato, 4 uomini saltano sulle mine e altri 4 rimangono feriti, lo stesso Comandante Vinci ? ferito gravemente alla testa. Per non abbandonare i feriti gravi e nell’impossibilit? di muoversi devono accettare il combattimento.
    L’eroico Caposquadra Marchini immediatamente apre il fuoco con il suo mitragliatore, rifiuta ogni cura per due ore, col piede destro completamente asportato e sostiene un duro combattimento fino a che, a notte inoltrata, il nemico si ritira.

    [Ermenegildo Della Bianchina, vol. I, pagg. 33-34]

    Il 15 dicembre 1944 il Comandante Vinci rientrava con molti uomini da Firenze. Dopo essersi uniti con un gruppo di uomini della Fulgor, diretti da Filiberto Rustighi, nel tragitto verso il crinale che li riportava in Apuania, si scontrarono con i tedeschi, ma riuscirono a defilarsi ed a continuare la marcia spostando il loro obiettivo il Passo del Pitone. Ma sul Passo furono di nuovo attaccati dai tedeschi e decisero cos? di cercare riparo tra i crepacci dell’Altissimo. Quando ripresero il cammino scendendo per il sentiero verso Campiglia, nella zona del Fondone, questa volta incapparono nelle mine disseminate dai nazifascisti.
    Gli uomini alla testa del gruppo: Andrea Marchini, Flavio Cortesini e Ireneo Mignani caddero colpiti dalle bombe micidiali. Il Comandante Vinci, che era vicino al Marchini, fu ferito gravemente alla testa. I superstiti, su cui nel frattempo sparavano i tedeschi dall’alto del Carchio, riuscirono a raggiungere Antona.

    [Ermenegildo Della Bianchina, vol. II pag. 38]

    Vinci e parecchi altri passarono il fronte, partendo da Viareggio. Io sapevo che parecchi giorni prima la guardia aveva visto dei tedeschi e alpini della Monterosa, su in cima al Pitone, che erano venuti in Campiglia e che avevano fermato due miei amici pastori, Livio e Lino, i quali avevano riferito che tedeschi e alpini avevano voluto sapere da dove si passava il fronte. Cos? io al mio amico Flavio Cortesini di Antona, che faceva parte del gruppo che stava per avviarsi al passaggio del fronte, suggerii di passare da Tecchia, un passo che ? un po’ pi? lontano dal Pitone, ma purtroppo l’intero gruppo non segu? le mie indicazioni.

    ciao
    Luca

    #17242
    dok
    Partecipante

    ho chiuso di proposito il post precedente con una testimonianza di Ermenegildo della Bianchina, ch? mi sembra qui la pi? adatta per cercare di localizzare il fatto Marchini:

    [Ermenegildo Della Bianchina, vol. II pag. 38]

    Vinci e parecchi altri passarono il fronte, partendo da Viareggio. Io sapevo che parecchi giorni prima la guardia aveva visto dei tedeschi e alpini della Monterosa, su in cima al Pitone, che erano venuti in Campiglia e che avevano fermato due miei amici pastori, Livio e Lino, i quali avevano riferito che tedeschi e alpini avevano voluto sapere da dove si passava il fronte. Cos? io al mio amico Flavio Cortesini di Antona, che faceva parte del gruppo che stava per avviarsi al passaggio del fronte, suggerii di passare da Tecchia, un passo che ? un po’ pi? lontano dal Pitone, ma purtroppo l’intero gruppo non segu? le mie indicazioni.

    che Ermenegildo della Bianchina consideri due cose diverse "passo del Pitone" e passo della Greppia, ai piedi dell’Altissimo:

    [Ermenegildo della Bianchina, vol. II, pag. 23]

    Era il giorno 2 dicembre. Noi siamo andati tutti su al Pian della Fioba, l? in localit? Tecchia, non c’era la strada, c’era il viottolo, ed eravamo in tanti. Alle nove di sera, su sopra la cava Capraia, spararono i tedeschi che erano alla Tacca Bianca e al Cartaro, spararono con una pistola a razzi. Dopo mezz’ora una parte doveva passare il fronte; Pietro aveva dato indicazione di passare il fronte e di ritornare di qua, armati, con i viveri ecc.. Difatti io e Rossi e altri due di Antona, conoscevamo un altro sentiero, invece di andare al passo del Pitone siamo andati ai piedi dell’Altissimo e abbiamo visto che l? non c’era pi? nessuno, allora siamo andati fino al Campaccio. […] Avevamo l’ordine che se non ci fosse stato nessuno di fare un fischio, per segnalare a chi voleva passare il fronte di passare di sopra, ai piedi dell’Altissimo. Allora alcuni non se la sentirono, ma i pi? passarono il fronte.

    insomma ? chiaro che Ermenegildo della Bianchina chiama passo del Pitone il passo Focoraccia [Foce Capraia]:

    [Ermenegildo della Bianchina, vol. I, pag. 27]

    Nel mese di settembre un buon numero di uomini si spost? e si acquartier? sul monte Brugiana, mentre io, con Antola e un altro gruppo numeroso, fummo comandati di attestarci nella zona di Centoragna, una altura posta sul versante nord del Monte di Antona, dove vi erano alcune case di pastori. La localit? era molto vicina al Pian della Fioba da dove facilmente si controllavano e si raggiungevano i passi del Pitone, degli Uncini e della Cardella, che rappresentavano il valico verso la libert?.

    laddove chiama "passo degli Uncini" il passo della Greppia: questo in linea con le testimonianze dei rescetini (Conti e Turba) e permette di trovare qualche riscontro oggettivo. infatti se il Mario Conti dice che il 2 dicembre valicarono tutti "agli Uncini" (leggi qui Greppia), sia Conti che Turba a proposito del passaggio del 15 dicembre parlano invece entrambi di "passo del Pitone", verosimilmente qualcosa di diverso dal passo della Greppia: appunto il passo della Focoraccia.
    …ma allora perch? Vinci Nicodemi anche in questo caso parla di "Passo del Pitone", ovvero lo stesso passo del 2 dicembre, sul quale c’? piena concordanza di versioni? …meno quella di Palla, che qui direi un ci azzecca proprio:

    [Emilio Palla, Popolo e partigiani sulla linea gotica, pag. 127]

    I Partigiani sfuggirono all’accerchiamento portandosi parte su Gronda e Resceto, dove sarebbe stato folle inseguirli per le favorevoli posizioni da essi occupate, e parte verso Renara da dove risalendo il Canale e il monte di Antona, per il Campaccio vennero al passo della Focoraccia, scendendo di l? oltre le linee. A questi ultimi, con Vinci e il Contegi?, si unirono anche alcuni della brigata ?Garibaldi?.

    ciao
    Luca

    #17243
    Anonimo
    Ospite

    L.S.D:blink:

    #17244
    dok
    Partecipante

    plinio scritto:

    L.S.D:blink:

    grazie plinio, per il prezioso f?ddebecche, e buona pascua a te e a alpiapuane.com…hai ragione, anche se di acidi non credo di avere bisogno, temo proprio che sono cos? di mio…sic!
    e il ragionamento pu? apparire parecchio ingarbugliato, anche se sto cercando di fare del mio meglio per farmi capire, e l’impegno non ? indifferente anche solo a leggere, ricercare e trascrivere i passi che ritengo degni di nota. credimi non ? facile, e ho come l’impressione che sono il solo rimasto a farlo: credo che quello che sto facendo ha la sua importanza, ma se la cosa d? noia, basta dirlo chiaramente, non c’? problema.

    intanto mi dai lo spunto per cercare di essere pi? chiaro ancora, e sintetico, se mi riesce.
    dicevo che non si ? scoperto nulla di nuovo, nulla che non si sapesse gi? e che non fosse gi? scritto da qualche parte, o che magari ad altri era sfuggito: questo non per sminuire il lavoro che si ? fatto, e che si ? tribolato un anno per nulla, ma che il traguardo raggiunto ? senz’altro confortante sia per noi, che non siamo andati troppo fuori strada, che per chi ci ha preceduti, che non ha preso troppi fischi per fiaschi.
    quello che si ? fatto e si sta ancora facendo, secondo me, ? piuttosto riportare alla luce e riorganizzare dati che stavano o per andare perduti o, che ? lo stesso, misconosciuti e deformati dal naturale meccanismo della memoria, se non rimossi dal disinteresse di chi viene dopo.
    e se il percorso della ricerca ? complesso e ingarbugliato all’inverosimile, il quadro che ne emerge mi pare alquanto semplice e familiare: tre valichi tenuti aperti e utilizzati dai partigiani per il passaggio del fronte, che, onde evitare confusioni di nomi che sembrano complicare la cosa, si possono anche chiamare, da mare a monti e in ordine temporale, coi nomi dei loro riferimenti geografici, in un linguaggio ormai comune che non crei equivoci e complicazioni: alla Cardella, alla Foce Capraia, al Pizzo del Tabarrani.

    o forse detto ancora meglio: due aree di transito tenute aperte, controllate e utilizzate dai partigiani per il passaggio del fronte: quella dell’altipiano Campaccio-Focoraccia (Cardella e Foce Capraia) e quella pi? alpinistica Uncini-Altissimo (Pizzo del Tabarrani).

    si ? sollevata e si ? insistito finora, forse a torto, sulla questione della <supremazia> di un passo su di un altro, o di uno su tutti: forse era pi? corretto un approccio meno <monopolista>, che corre il rischio di forzare la mano alla ricerca. ma d’altra parte, anche per un intento di ripristino di almeno un percorso era giocoforza puntare su quello pi? noto e <importante>, l’icona della Resistenza apuana, che la tradizione ha identificato in quello chiamato "Passo del Pitone".

    ora il dubbio che mi pare ancora aperto, sulla base di alcuni indizi, ? se si tratti del valico alla Foce Capraia o di quello al Pizzo del Tabarrani, dal momento che sono da escludere, almeno fino a prova contraria, altre soluzioni mediane o pi? a monte. credo ora , anche alla luce delle ultime testimonianze riportate, che l’articolo della Armanini vada letto in questo senso: quando fu minata la Foce Capraia, fu messo in funzione il percorso, e il passo, pi? alto, quello da Tecchia al Pizzo del Tabarrani.
    e mi pare assodato che i circa trecento partigiani scampati al rastrellamento il 2 dicembre passarono dal Pizzo del Tabarrani, e cos? pure le oltre duemila persone registrate, su quello che fu chiamato il Sentiero della Libert?.
    anche il margine di dubbio sul fatto Marchini del 15 dicembre si asottiglia sempre pi?, anche ripensando alla testimonianza di Nardo Dunchi, che ho riportato in passato: se si esclude l’esistenza di un passo pi? alto [e assai arduo, forse impossibile, da dimostrare] di quello al Pizzo del Tabarrani, ? giocoforza accettare che fu proprio il fatto Marchini presso la Foce Capraia a determinare la messa in funzione del percorso e del passo pi? alti al Pizzo del Tabarrani. che per quanto alpinisticamente pi? impegnativo nella stagione invernale fu <addomesticato> dall’attivit? e dall’organizzazione partigiana, al punto da renderlo praticabile a tutti.

    allora quale fu il pi? importante, quale fu il <Passo del Pitone della Resistenza>? anche qui il concetto di importanza ? discutibile e andrebbe definito: perch? ci passarono pi? persone? o per l’importanza logistica e strategica militare? o per l’identificazione affettiva, come in una bandiera, di chi visse quella lotta? o per qualche fatto emblematico che lo ha connotato? o altro?

    un’apologia del passo/i nell’area dell’altipiano Campaccio-Focoraccia, oltre che in Emilio Palla, che accenna solo marginalmente e di sfuggita a un passo dalla parte dell’Altissimo, si ritrova in un articolo di Massimo Bertozzi, in <Il crocevia della Lunigiana, Atti del convegno di Aulla, Fivizzano e Pontremoli, 1987 [vedi qui anche <Daniele Bucchioni, Il passaggio dei civili, delle missioni e dei prigionieri attraverso la linea gotica> e <Renato Putamorsi, Passaggio del fronte e rientro>].

    [Massimo Bertozzi, Desideri di pace in tempo di guerra. Partigiani e popolo sulla linea gotica, pagg. 192-193]

    […] 2) Alla richiesta del comandante tedesco di sospendere il passaggio del fronte alla Focoraccia e di sopprimere il centro di assistenza al comando tappa di Antona, fu risposto che ci? sarebbe stato possibile purch? il comando tedesco si impegnasse formalmente a permettere, nella fascia costiera, il passaggio diurno del fronte alla popolazione civile con un posto di controllo congiunto di partigiani e tedeschi. […]

    […] Sarebbe stato di fatto, questo accordo, il tacito riconoscimento del ?varco apuano?, una vera spina nel fianco delle difese tedesche. Rappresentava in ogni caso una tardiva constatazione di come la ?frontiera? della Linea Gotica venisse regolarmente violata dai partigiani che avevano provveduto a sabotarla ancor prima che fosse definitivamente tracciata.
    I partigiani della Versila e quelli di Massa si ritrovano infatti, gi? nella primavera del ’44 al Campaccio, sul monte Carchio, dove si sta preparando l’estrema difesa dell’esercito tedesco in rotta, a sabotare le fortificazioni ancor prima che vengano ultimate, a liberare e a far esplodere i campi minati.
    E’ in questa occasione per altro che prende corpo al Campaccio la prima grande formulazione del movimento partigiano massese: la ?Mulargia? del comandante Tito. Intitolata ad un partigiano caduto sul Gabberi, questa formazione raggruppa i primi nuclei di patrioti massesi e uomini provenienti dai paesi dell’alta Versilia, fra i quali appunto il comandante Marcello Garosi (Tito).
    La ?Mulargia? rappresenta cos?, per la sua collocazione territoriale e la provenienza degli uomini che la compongono, in maniera fin troppo emblematica, la volont? di rompere la barriera della linea o meglio di impedire fin dall’inizio che questa si costituisse in modo compiuto.
    La formazione ?Mulargia? ?, come si sa, protagonista nel giugno 1944 dei tragici fatti di Forno e dopo questo episodio si sfalda. E tuttavia vengono mantenuti i presupposti che l’avevano vista nascere: gli uomini che la compongono vanno a formare, nel corso dell’estate la struttura portante dei Gruppi Patrioti Apuani, il Campaccio non verr? praticamente pi? abbandonato e rimarr?, con le postazioni di Antona, uno dei punti di difesa di quella via di salvezza per migliaia di persone che fu il ?varco apuano?.
    La presenza dei partigiani a ridosso della linea gotica impedir? infatti che la linea di difesa tenuta dai tedeschi si saldi con quella tenuta dagli alpini della Monterosa e il monte Focoraccia dar? il passo ai collegamenti con le zone liberate, sar? la via di fuga e di scampo per prigionieri di guerra, perseguitati politici e razziali, sfollati.
    Per questa strada passeranno gli uomini del Comitato Provinciale di Liberazione in missione presso gli alleati, presso il CTLN o presso il governo dell’Italia libera; per questa strada troveranno scampo, durante il rastrellamento di novembre, centinaia di partigiani provenienti dalle vallate della Lunigiana interna, delle montagne carraresi e massesi, sconvolte dall’offensiva nemica.
    Ma ? soprattutto dopo questo sbandamento e dopo la ricostruzione dell’organizzazione militare partigiana nell’inverno 44-45, che il ?varco apuano? viene sfruttato in maniera massiccia, al punto da convincere il comando dei Patrioti Apuani ad organizzare direttamente il passaggio del fronte.

    per quanto manchino qui precisi riferimenti geografici, mi pare non ci sia, in quella definizione del <varco apuano>, la dovuta attenzione al valico dalla parte dell’Altissimo: come in Emilio Palla, l’accento ? posto tutto sul <valico della Focoraccia>, e abbiamo gi? visto che questa definizione, per quanto teoricamente corretta se si riferisse al valico al Pizzo del Tabarrani, non ? per? in questo senso comunemente accettata, e denota piuttosto il passo alla Foce Capraia.

    invece credo di avere sufficientemente dimostrato che il passo al Pizzo del Tabarrani ha tutti i punti per essere considerato allo stesso modo il Passo della Resistenza: icona della disfatta, come fu percepita dai pi?, nel passaggio del 2 dicembre…e icona della riorganizzazione militare e logistica, come via delle missioni militari e di rifornimento…e infine icona del Sentiero della Libert?, dell’esodo di migliaia di persone dal territorio occupato sotto l’ala dell’organizzazione della Resistenza.
    ciao
    Luca

    #17245
    Anonimo
    Ospite

    ma un p? di ironia non guasta;) ma Diobbono spero che arriviate alla fine delle ricerche…che fra l’altro non mi sembrano per niente banali…ma di ricerca Storica;) Ti ammiro per l’impegno profuso:) Auguroniiii

    #17254
    Marco di AS
    Partecipante

    O gente, buona Pasqua anche da parte mia, liturgicamente siamo sempre in tempo fino a domenica prossima… ;)

    Grazie per la mole di citazioni, Luca… forse un po’ di nebbia in effetti comincia a dissolversi, anche se ? sempre pi? sorprendente la confusione toponomastica tra persone che hanno vissuto le stesse drammatiche vicende.

    Ho letto un paio di volte gli ultimi post e la citazione che mi ha colpito di pi? ? quella di Libero Baldini: in effetti, se il ripiano che dice lui (quindi il famigerato Fondone) fosse la zona da cui a monte si stacca il pendio verso il Pitone di Mezzo (vedi i post di Bergame) sarebbe sostenibile la tesi della sua discesa alla cieca attaccato al paleo, per i versanti che ho potuto personalmente verificare e che terminano appunto nel canale sotto Campiglia. Della Bianchina, citando l’attacco tedesco e della Monterosa, parla per? dell’ordine di Vinci Nicodemi di ripiegare (risalire, quindi) verso l’Altissimo, quindi par di capire verso il Pitone di Mezzo, che non ricordo presenti "crepacci" dove nascondersi, ma che francamente non ho ben presente a monte della rampa per cui l’ho raggiunto. Certo sono pi? crepacci quelli degli Uncini… per? il passo della Tecchia che lui avrebbe inutilmente suggerito sarebbe cos? la Greppia, mentre se il fatto fosse avvenuto alla Greppia poteva essere il passo d’Angiola o del Frate. La relazione della compagnia partigiana potrebbe invece aver enfatizzato la drammaticit? dell’evento, perch? sostiene un’immediatezza tra l’attacco tedesco e l’essere incappati nelle mine che non si trova altrove: gli altri collocano infatti l’episodio delle esplosioni in una situazione tutto sommato gi? pi? tranquilla, a discesa ormai ripresa lungo il sentiero.

    ? logico in ogni caso quello che dici, Luca, che cio? il campo minato in cui rimase vittima Marchini, e non solo lui, abbia suggerito di usare da l? in poi il valico pi? a monte, quindi appunto la Greppia. Ho capito bene la tua ipotesi?

    Marco

    #17258
    dok
    Partecipante

    plinio ha scritto:

    ma un p? di ironia non guasta ma Diobbono spero che arriviate alla fine delle ricerche…che fra l’altro non mi sembrano per niente banali…ma di ricerca Storica Ti ammiro per l’impegno profuso Auguroniiii

    grazie plinio, questo ? davvero un bell’incoraggiamento!

    Marco ha scritto:

    ? logico in ogni caso quello che dici, Luca, che cio? il campo minato in cui rimase vittima Marchini, e non solo lui, abbia suggerito di usare da l? in poi il valico pi? a monte, quindi appunto la Greppia. Ho capito bene la tua ipotesi?

    s?, hai capito bene, ma non ? la mia ipotesi: ? storia. nel dubbio su cosa si intenda in questo caso per "passo del Pitone" uno pu? fare tutte le ipotesi che gli pare, purch? stiano in piedi, e quelle pi? solide sono appunto il passo alla Foce Capraia e quello al Pizzo del Tabarrani: nel secondo caso, per?, andrebbe ammesso un percorso pi? alto, che va a finire proprio <nella bocca del lupo>, vale a dire tra le postazioni della Monterosa presidiate giorno e notte, tanto che anche passando di notte al piede degli Uncini, specie in prossimit? del valico, andava rispettato il massimo silenzio e la massima all’erta. questo ? proprio il punto critico di questa ipotesi, che potrebbe eesere giustificata solo da solidi accordi tra partigiani e esercito tedesco, che consentissero il passaggio dei civili proprio tra le postazioni nemiche, appunto per l’esigenza di controllo, da parte dei tedeschi, su chi passava [no partigiani, no militari alleati, no disertori…].
    ma c’? dell’altro: il fatto che, a partire dal dicembre ’44, con l’ultima offensiva tedesca in grande stile nei territori tenuti dai partigiani [probabilmente per la temuta possibilit?, cavallo di battaglia del comandante Pietro, che lo sfondamento del fronte avvenisse proprio tramite il varco apuano], tutti i passi del fronte furono minati [il Passo del Pitone, dice Vinci Nicodemi, nel versante massese era stato minato fino ai primi castagni di Campiglia], e questo lascierebbe supporre che l’unica via praticabile, a quel punto, fosse rimasta proprio quella Canal d’Angiola-passo degli Uncini, alla pesante condizione di un controllo faccia a faccia [cosa per? inaccettabile per le missioni partigiane e alleate e altro].
    l’ipotesi, per quanto suggestiva e un minimo plausibile sulla base del <nuovo corso> seguito agli accordi di novembre dopo i fatti di Carrara [riconoscimento dei diritti di belligeranza alle formazioni partigiane, istituzione della zona franca con la definizione di linee di demarcazione da rispettare reciprocamente, accordi a favore dei civili: approvvigionamento e passaggio del fronte], non ? per? al momento suffragata da alcun riscontro.
    e per questo rimane un’ipotesi, su cui eventualmente indagare ancora.

    ma la novit? che mi pare non sia stata ancora colta, o Marco, ? che le ultime…mitragliate e piogge di mortai di testimonianze a…dok permettono di fare un bel salto di qualit?: di passare dalla fase delle ipotesi a quella dei riscontri oggettivi.

    per questo mi stupisce francamente che tu non sia stato massimamente colpito dalla testimonianza di Nino Mignani, che gi? da sola basterebbe a chiudere qui il dossier Sentiero della Libert?, e con quelle di Dunchi, Nicodemi e della Bianchina ? come il nitro pi? la glicerina […e fa anche rima].
    insomma come fai a parlare ancora di <mia ipotesi> quando grazie ai rescetini [Conti, Turba e Baldini] e Ermenegildo della Bianchina abbiamo il riscontro che il "passo del Pitone" ? altro dal passo "ai piedi dell’Altissimo" e che il "passo degli Uncini" che compare anche nella descrizione della Armanini altro non ? che il passo della Greppia? [e di conseguenza il "fosso della Greppia" dell’articolo non ? il "fosso degli Uncini" ma proprio il Canal dal Prado…di Greppia]
    e che il percorso della Greppia, lo stesso del 2 dicembre, ? oggi secondo Mignani il Sentiero della Libert?, l’unico punto, come dice Vinci Nicodemi, dal quale si poteva cercare di passare dopo la chiusura di tutti gli altri valichi?

    [Vinci Nicodemi, Guerra sulle Apuane, pag. 70]

    I varchi usati per il passaggio durante i lunghi mesi della Linea Gotica e dell’occupazione Nazi-fascista, erano stati numerosi, ma a quel punto l’unico valico aperto, sempre molto pericoloso da attraversare, era rimasto il "Passo del Pitone", dove a poca distanza e un po’ pi? in alto, aveva preso posizione un gruppo di Alpini della Monte Rosa, il battaglione Intra, per respingere gli Alleati in caso di una loro avanzata da Arni. Si tenga presente che il passo, nel versante massese, era stato minato fino ai primi castagni di Campiglia.

    Il Passo del Pitone era molto pericoloso, oggettivamente, per il suo percorso scosceso, difficile e di alta montagna e soprattutto era percorribile solo di notte, ma le persone che vi sono transitate sono molte migliaia.

    insomma le ultime testimonianze riportate sono state, almeno per me, il catalizzatore di una reazione a catena di riscontri incrociati che potrebbe andare ancora avanti: ma non mi pare che ce n’? bisogno, e non intendo massacrare ulteriormente i…gaglini a chi giustamente, come plinio, cerca ancora di leggerci e magari di capirci di qualcosa, dico bene?
    eventualmente risponder? ai dubbi e alle critiche.

    solo una nota, o Marco, sul tuo interesse viscerale per il fatto Marchini [secondo solo a quello di Bergame per il pitone di mezzo, eh eh!]…comprendo che in quanto <Marco> ti stia particolarmente a cuore la sorte dei <Marchini>…come a me, lo ammetto, sta a cuore quella dei <Luchini>…
    ma francamente non capisco la tua insistenza esclusivamente su questo punto, perch? secondo me, viste le testimonianze finora ascoltate, ? troppo problematico, se non impossibile, stabilire una relazione necessaria tra fatto Marchini e il Passo del Fronte, quella relazione che se ben ricordi avevo posto come rilevante per la determinazione del valico e del percorso del Sentiero della Libert?: ma allora le versioni erano di meno e meno discordanti. ora, alla luce delle nuove testimonianze, mi sembra che questa rilevanza venga a cadere, o comunque venga messa drasticamente in crisi, a meno che non si accettino certe versioni e se ne rigettino altre, ma con quale criterio? direi piuttosto che rimane <questione di fede>.
    senza contare il fatto che nella tua presente ipotesi non hai tenuto conto della possibilit? del percorso lato Carchio [Granarola-Campiglia], dato che, proprio sulla base della testimonianza cui ti riferisci, non si vede come facessero i tedeschi dall’alto del Carchio a mitragliare nel punto che dici (pianoro al bivio della discesa dai passi, dove c’? la grotta, ? questo che intendi?).

    se la rilevanza di questo elemento, che peraltro ? sempre stato critico, ai fini della nostra ricerca mi pare viene a cadere, ? invece emersa, e c’? da essere grati al lavoro di raccolta di testimonianze dell’ANPI Massa, una quantit? di dati assai validi che permettono di ridurre al minimo, se non di estinguere, il margine di dubbio, di cui bisogna riconoscere siamo stati ottimi coltivatori…e di passare cos?, in concomitanza con la primavera e la ricorrenza pasquale, a una nuova stagione non pi? di ipotesi, ma di riscontri e di risultati.
    ciao
    Luca

    #17290
    dok
    Partecipante

    [quote]una domanda: ma nel progetto dei lavori ? pure compresa la sistemazione del tratto sottotornante marmifera-Pizzo del Tabarrani, come collegamento tra il 33-Passo della Greppia e le cave?

    Quanto al raccordo tra sentiero 33 e tornante, sar? "ufficializzato" anche quello: la parte verso sinistra (salendo) come raccordo per la Greppia/Pizzo del Tabarrani…

    [/quote]
    ciao Marco, l’altroieri sono andato incontro al Nerli, che con la Paola era andato a valutare il tratto in questione, mentre il gruppo del CAI Pisa faceva il giro completo.
    pare che per ora quello, a giudizio del Nerli, sia il punto critico del percorso, che verr? considerato a ultimo, perch? presenta difficolt? non banali.

    nel caso questo si rivelasse problematico per gli oneri di ripristino e di messa in sicurezza si potrebbe anche considerare un’alternativa senz’altro pi? praticabile, tra quelle che avevo considerato e cui ho a pi? riprese accennato nel corso del topic, sulle tracce del Viarello del Prato del catasto lorenese, come questi tratti di buon viottolo poco sotto il CAI33 che vi si ricongiungono alla focetta dei <gaglini di guido>, mentre sotto lasciano pensare a una qualche prosecuzione:

    per questo gli ho accennato a una possibilit? di variante del collegamento, che tra le possibili mi pare la migliore, ed ? gi? praticamente pronta all’uso: il tracciato disegnato sulle dorsali ? approssimativo, ora non ricordo se il traverso ? subito sopra, in ogni caso si va a occhio, e con un minimo d’impegno si pu? cercare un tracciato ottimale.
    tra l’altro la ricerca di un percorso diverso da quello della focetta della Greppia ? d’interesse anche per il passaggio del fronte, perch? quella era minata da un certo momento in poi.

    scendendo in obliquo su tracce piuttosto marcate dalla base del Pizzo del Tabarrani si supera per una forcellina una prima dorsale e si raggiunge quella adiacente per la quale si scende su traccia di cresta fino alla guglia sommitale che si trova sul sentiero di collegamento dei passi a quota mille, e di l? si arriva con tranquilla traversata nel Canal dal Prado alla base della rampa per il tornante della marmifera, passando per la <statua dell’Angelo> [pag.36 ASdL] e un paio di postazioni [pag.34 ASdL]: quest’ultimo tratto, da appena sopra la guglia sommitale fino al Canal dal Prado, ? gi? stato segnato dai soliti ignoti con bolli rossi. proseguendo invece in direzione opposta (passo allo stato selvatico) si raggiunge il passo della Focoraccia, e a circa met? strada si intercetta il percorso del <pitone di mezzo>, che pure potrebbe essere utilizzato come opzione di ritorno sulla Fanfani, in alternativa alla discesa diretta del Canal dal Prado.

    e siccome ho potuto solo accennargliene cos? su due piedi, potresti chiarirglielo meglio te al Nerli quando ti capita di rivederlo? ma un gliel’hai ancora fatta vedere la <statua dell’Angelo>?
    anche per la rampa di attacco alla marmifera ho suggerito di considerare la goletta-diedro a ridosso della parete, che ? il percorso che si ? sempre fatto noi, e, a quel che ho sentito, anche i locali: richiede solo un po’ di attenzione al sasso marcio.
    ciao
    Luca

    #17301
    Marco di AS
    Partecipante

    senza contare il fatto che nella tua presente ipotesi non hai tenuto conto della possibilit? del percorso lato Carchio [Granarola-Campiglia], dato che, proprio sulla base della testimonianza cui ti riferisci, non si vede come facessero i tedeschi dall’alto del Carchio a mitragliare nel punto che dici (pianoro al bivio della discesa dai passi, dove c’? la grotta, ? questo che intendi?).

    S?, ? quello che intendo, ma faccio onestamente fatica a dipanare tutta la matassa… Non avendo mai messo mano personalmente a tutti i testi da te e da altri (soprattutto Bergame) ampiamente citati, non ricordo la situazione delle postazioni tedesche: si attestavano cio? solo sul Carchio? E la cima della Focoraccia era terra di nessuno? Da l? o dai suoi pressi avrebbero potuto colpire eccome…

    Per quanto riguarda l’espressione "tua ipotesi", volevo intendere "ipotesi ricostruttiva", diciamo cos?… Cio? quella che emerge dall’accostamento dei tanti tasselli. E la vicenda di Marchini non mi attrae per l’assonanza con il mio nome, ma per tutti i misteri che ancora presenta. ? vero che semplificare scartando le cose dubbie a volte pu? servire per arrivare alla verit?, resta per? il fatto che gli enigmi mi calamitano sempre pi? delle certezze! ;)

    Ma veniamo a domenica 7 e alla nuova ricognizione del CAI di Pisa. Purtroppo non ho potuto esserci anch’io, ma Nerli mi ha informato sull’esito esprimendo le problematiche che ha detto anche a te sul ramo verso la Greppia. Ben vengano le tue varianti e tutti gli sviluppi possibili verso il Pitone di Mezzo e la Focoraccia o Foce Capraia che dir si voglia, va bene anche posticipare la soluzione di questo nodo ma secondo me un collegamento con quel crinale deve essere comunque realizzato in via ufficiale, per permettere il recupero e il rilancio del Sentiero della Libert? ma anche per offrire la possibilit? di percorsi ad anello "garantiti" attraverso la vetta dell’Altissimo. Spero di andare quanto prima a vedere di persona le difficolt? presenti; comunque ho qualche dubbio sulla tua ricostruzione grafica: non ? che il tratto rosso dalla fine del sentiero degli Agheti vada a finire presso il Pizzo del Tabarrani, l? dove giunge anche la variante in blu? In zona Greppia, a me sembrava infatti di aver visto partire i segnavia da quell’altezza e non pi? a monte, ma dato che ora vado a memoria, e la memoria ahim? talvolta ? fallace, pu? darsi anche che mi sbagli…

    Quanto prima comunque riparlo con Nerli di tutta la questione. Dovrei infatti vederlo a Firenze sabato mattina. Quanto alla "statua dell’Angelo", dal "vivo" non l’ho vista neppure io, ma spero davvero di portarcelo presto!

    Marco

    #17313
    dok
    Partecipante

    Marco ha scritto:

    Spero di andare quanto prima a vedere di persona le difficolt? presenti; comunque ho qualche dubbio sulla tua ricostruzione grafica: non ? che il tratto rosso dalla fine del sentiero degli Agheti vada a finire presso il Pizzo del Tabarrani, l? dove giunge anche la variante in blu? In zona Greppia, a me sembrava infatti di aver visto partire i segnavia da quell’altezza e non pi? a monte, ma dato che ora vado a memoria, e la memoria ahim? talvolta ? fallace, pu? darsi anche che mi sbagli…

    ebbene s?, ignoravo che il tracciato del progetto passava di l?, quindi tra i due pilastri per il Pizzo del Tabarrani: bene, anche meglio della foce della Greppia. ma non cambia nulla per il discorso che si faceva, perch? i problemi riscontrati sarebbero pi? sotto, all’imbocco del corridoio e nella prima parte della rampa.
    qui invece lo schizzo della variante pi? ampia cui accennavo, che riprende la Fanfani poco sotto ai <Motori> [dove termina nel Canal dal Prado]: anzi questa sarebbe un’ottima variante boschiva anche per la salita e, come si ? visto, ? di fatto un collegamento alternativo sia alla marmifera che al valico della Greppia…oltre che al CAI33 al <pitone di mezzo> [e se vogliamo anche all’Aiola e alla Foce Capraia]: insomma, un bel nodo centrale.

    S?, ? quello che intendo, ma faccio onestamente fatica a dipanare tutta la matassa… Non avendo mai messo mano personalmente a tutti i testi da te e da altri (soprattutto Bergame) ampiamente citati, non ricordo la situazione delle postazioni tedesche: si attestavano cio? solo sul Carchio? E la cima della Focoraccia era terra di nessuno? Da l? o dai suoi pressi avrebbero potuto colpire eccome…

    o Marco, che ? la primavera che ti vedo un po’ distratto ultimamente?
    te ti riferivi alla testimonianza di Ermenegildo Della Bianchina [pag.93 ASdL], e io a questa mi sono attenuto: il pianoro al bivio della discesa dai passi ? incompatibile con questa versione, che dice espressamente sparavano i tedeschi dall’alto del Carchio: per questo dicevo che lascia pensare pi? a una discesa lato Campaccio.

    Per quanto riguarda l’espressione "tua ipotesi", volevo intendere "ipotesi ricostruttiva", diciamo cos?… Cio? quella che emerge dall’accostamento dei tanti tasselli. E la vicenda di Marchini non mi attrae per l’assonanza con il mio nome, ma per tutti i misteri che ancora presenta. ? vero che semplificare scartando le cose dubbie a volte pu? servire per arrivare alla verit?, resta per? il fatto che gli enigmi mi calamitano sempre pi? delle certezze!

    e chiamale come ti pare le cose che scrivo: ma diciamo subito che non emergono <dall’accostamento di tanti tasselli> o <dal mettere insieme i pezzi di un puzzle>, iimagini pi? volte evocate da te e Bergame.
    l’obiettivo della mia ricerca ? un po’ pi? ambizioso: trovare <riscontri oggettivi>, ovvero l’aggancio del pensiero alla realt?, storica e fisica, per poter dire con ragionevole certezza: questo fatto ? successo l?, quest’altro l?.
    senza almeno un appiglio, un dato di riferimento oggettivo e certo, la mente che gioca coi pezzi del puzzle pu? sfornare quante ipotesi o teoremi o visioni gli pare ma, come si ? ben visto, tutto sommato inconcludenti e fini e se stesse, e le parti possono essere ricombinate all’infinito per dare vita a infiniti interi, il cui <valore di verit?> ? sostanzialmente indifferente, cio? nullo: di fatto ? un gioco psichedelico o poco pi?, come ? stato fatto notare a…dok.

    quando dicevo, o Marco, che la serie delle ultime testimonianze permette di passare dalla <fase delle ipotesi> alla <fase dei riscontri oggettivi>, intendevo dire proprio questo: che questo punto di riferimento, senza il quale finora i nomi e i fatti e le ipotesi svolazzavano quasi indifferentemente in qua e in l? [vedi la collocazione del passo del Pitone o l’interpretazione dello schema Federigi], ora c’?! …e come diceva quel tale: datemi un punto d’appoggio e vi sollever? il mondo!…

    questa ? la novit? importantissima che mi pare tu non abbia proprio colto, mentre per me ? questa che ora richiede la massima attenzione: ? il punto cruciale, se non addirittura risolutivo, della ricerca.
    quello che per la determinazione del tracciato del Sentiero della Libert? doveva essere il fatto Marchini, perch? sembrava un dato semplice e certo che, trovandosi all’intersezione di tre testimonianze diverse, permettesse di relazionare i dati di quelle testimonianze e di ricavarne dei riferimenti oggettivi…si ? rivelato essere, alla luce delle nuove testimonianze, molto meno certo e pi? complesso di quello che si credeva e quindi in sostanza, a mia opinione, inutilizzabile per quello scopo.

    ora il dato primario diventa per me il passaggio di massa del fronte del 2 dicembre: non solo ? ad ora l’unico dato semplice e certo quanto alla relazione fatto-luogo [se vi riesce trovatene un altro!], ma le differenti e ulteriori versioni a riguardo non hanno, come nel caso Marchini, un effetto confusionario, ma al contrario un effetto chiarificatore: ci permettono di chiarire chi chiama cosa come.
    insomma sapendo che il passo fu al al Pizzo del Tabarrani, sappiamo anche che quel passo Mignani lo chiama passo della Greppia, Vinci passo del Pitone, Conti e Della Bianchina passo degli Uncini…e di qui ? possibile partire per una serie di comparazioni e di riscontri incrociati che permettono di ampliare il raggio dei riferimenti oggettivi, cio? sapere che quel dato fatto ? successo in quel dato luogo, che ? chiamato da quella data persona in quel dato modo.

    o mae, e se questa non ? una rivoluzione…se non addirittura una…risoluzione!
    epperci?, o Marco, pur rispettando il tuo campo magnetico, e la tua direzione di ricerca quale che sia, una considerazione su questo punto mi pare <dovuta>, dico bene?
    e tranquilizzati, nessuno vuole semplificare n? scartare cose dubbie: ho solo parlato di maggiore o minore rilevanza di un elemento ai fini della ricerca.
    va da s? che, se ci sono un dato dubbio e un dato certo, per stabilire relazioni e riscontri oggettivi si utilizza quello certo e non quello dubbio, o no?
    ciao
    Luca

    #17320
    Marco di AS
    Partecipante

    Ok Luca, capito il concetto… Prima o poi rilegger? a questa "nuova luce" tutto quello che abbiamo postato. Intanto, stai pensando seriamente alla possibilit? di una sia pur piccola pubblicazione per il prossimo anno, in occasione del 70??

    Sabato ho visto Nerli, mi ha subito detto dei percorsi che gli avevi accennato e ne abbiamo parlato per un futuro sviluppo; comunque sostanzialmente aveva capito bene. Sarebbe bello sviluppare tutta questa rete nel 2014; se il Parco e l’Unione dei Comuni ci stanno ce la possiamo fare per? bisogna cominciare a parlarne fin da ora anche per farla inserire in tempo utile nei piani d’intervento.

    So che domenica scorsa (14 aprile) i pisani sono tornati a lavorare sul sentiero; io spero di andarci questo fine settimana. Casomai sentiamoci (l’invito ? esteso a tutti gli interessati, beninteso! :) )

    Marco

    #17346
    Marco di AS
    Partecipante

    … e invece ho dato buca anche stavolta; speriamo nel 1? maggio… :whistle:

    In compenso sabato sera al Circolo Affratellamento di Firenze ho partecipato alla presentazione del romanzo Dalle cime al mare di Antonella Sarti, insegnante d’inglese massese d’origine, ambientato al tempo della guerra di liberazione e della Linea Gotica. Con lei c’era anche Maria Del Giudice, la figlia del comandante Pietro. Davvero due belle sorprese.

    Ero venuto a conoscenza della presentazione quasi per caso, attraverso uno degli innumerevoli comunicati stampa che mi giungono via e-mail. Il titolo mi ha incuriosito e, data un’occhiata alla scheda del libro (Edizioni Effigi), ho colto l’occasione al volo.

    Alla fine ho anche fatto un breve intervento per dire del lavoro portato avanti in questo topic e del progetto di ripristino dei sentieri compresi quelli della Libert?, poi mi sono soffermato un attimo con Maria che tra l’altro gestisce il vecchio albergo Pasquilio, oggi circolo ACSI con tanto di ristorante. Non mancher? di andarla a trovare, e di ricontattare anche Antonella Sarti per riprendere con loro il discorso sulla Via della Libert?. :)

    Marco

    #17488
    Marco di AS
    Partecipante

    Se qualcuno si fosse preoccupato (o… rallegrato!) per il fatto che questo topic era da qualche giorno sparito dalla "top fifteen", provvedo subito a riportarlo a galla! ;)

    Domenica, dopo ulteriori rinvii, ho finalmente percorso con Barbara il sentiero che il CAI di Pisa sta sistemando, dalla Polla su per la Via Fanfani e poi per gli Agheti fino al tornante della marmifera. Hanno fatto davvero un ottimo lavoro, c’? ancora da togliere qualche ceppo di scopa o stipa che dir si voglia, e forse da ritoccare in qualche punto il percorso a zig zag per gli Agheti, ora indicato pure da qualche picchetto che anche il Nerli ha contribuito a sistemare.

    Appare evidente l’utilit? del tracciato per il ripristino della Via della Libert?, anche per le varianti indicate da Luca, a patto poi di tenerle pulite. Torner? quanto prima a verificare la zona sottostante la Greppia e il Pitone di Mezzo, poi ne parler? di nuovo all’Unione di Comuni.

    Nel pomeriggio poi sono andato al Pasquilio dove c’era Maria Del Giudice che si ? detta ben contenta del progetto, anche perch? l’anno prossimo, oltre al 70? della Linea Gotica, ? il centenario della nascita di suo padre. :)

    Marco

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