Altissimo – Sentiero della libertà ?

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  • Questo topic ha 951 risposte, 12 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 3 anni, 6 mesi fa da Luca.
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  • #21114
    Marco Lapi
    Partecipante

    Lulì è qui, solo che pragmaticamente continua a ragionare, non cristallizza il su’ pensiero che peraltro resta valido… Vogliamo definirlo, chessò, assimilabile a un processo di dialettica hegeliana?

    Ti dirò di più: il fatto che in quegli opuscoli, e magari anche nel cippo come dici te, sia stata fatta questa assimilazione non sufficit. Anzi… paradossalmente rilancia l’altra ipotesi.

    Sono comunque considerazioni che ho già fatto, inutile ripetersi troppo. Mignani passò il fronte presto, se non sbaglio; non ricordo se anche lui il 2 dicembre. Che il 2 dicembre siano passati dalla Greppia ok, ma da dopo l’episodio Marchini in poi? Torno a dire che per me la tesi di bergame resta la più ragionevole.

    Del resto l’avevo in qualche modo “intuita” anche allora:

    Poi durante il fronte forse ne sono stati riaperti anche altri che però, essendo serviti eventualmente solo agli sfollati, dopo la Liberazione hanno fatto anche alla svelta a scomparire di nuovo.

    Marco

    #21116
    Luca
    Partecipante

    o dialettica hegeliana, qua non sufficit la tua spiegazione, un te ne sei accorto?
    e diciamo pure che continui a non dare ragione alcuna delle tue considerazioni, appoggiandoti a ipotesi ancora ignote a me e agli altri lettori, un te ne sei accorto?

    io ti ho chiesto come fai a vedere rappresentato nel cippo il percorso per il Piton da Mezzo.
    spiegalo:

    [quote=”docche”]…perciò non vedo come uno ci possa vedere rappresentato un tracciato per il e lo stesso col rispettivo passo

    quello che invece non mi riesce proprio di farci stare è la rappresentazione della zona di valico del e del rispettivo tracciato da Tecchia.

    perciò non sarebbe male che spiegassi le ragioni delle tue considerazioni: vorrei proprio capire :huh:[/quote]

    #21117
    Luca
    Partecipante

    [Orazione di PDG “Ricordo dei caduti della Linea Gotica 15 dicembre 1991”]

    …Sulla strada aperta dai nostri (in realtà si trattava di sentieri da capre) chiamata poi Via della Libertà, inizia a muoversi anche la popolazione spinta sia dalla fame che dalle persecuzioni.
    Il 10 ottobre ’44, Sergio con una decina di Uomini passa il fronte ed in quel mese i passi della Cardella e del Pitone entrano in piena attività: si trovano ovunque Guide disponibili a Montignoso, Massa ed anche a Carrara…

    …Quando i Tedeschi minarono il Passo del Pitone…
    …Si cambiò percorso e si mise in funzione un Passo più in alto. La comitiva sempre perfettamente inquadrata, saliva fino al Pian della Fioba, passava da Tecchia dove ora sorge il piccolo sacrario, si inerpicava poi ai piedi degli Uncini e scendeva nell’Italia Libera dal Passo delle Greppie…

    eccolo qui il varco della libertà: i tre passi della Cardella, del Pitone e delle Greppie.
    non si parla di tratti compresi tra A e B.

    e un’ulteriore indicazione sul periodo in cui venne messo in funzione il percorso più alto Tecchia-Greppie ci viene data ancora una volta dall’opuscolo ANPI Sul Sentiero della Libertà, dato che ormai ritrovare questa indicazione in loco è davvero un’impresa…

    questo era il cippo che era a Tecchia prima dell’attuale: che ora è diventato, pensate un po’, il cippo della Via della Libertà dell’Antona…

    …passarono tra il novembre 1944 / e l’aprile 1945 / questo presidio partigiano…

    …altro che fine marzo!!!

    insomma: è evidente che un passaggio massivo da questo presidio si ebbe a partire dal proclama Alexander e dal rastrellamento tedesco di fine novembre-primi dicembre. periodo in cui fu minato il passo del Pitone.

    passaggio massivo di civili che erano sfollati nella zona dell’alto Frigido e di partigiani.

    M.G.Armanini, Il passaggio del Fronte, pag.333:

    …Dal 2 dicembre, in conseguenza del grande rastrellamento compiuto in tutta la provincia, attraversarono il fronte, dal Passo del Pitone, circa 8000 persone…

    #21118
    Luca
    Partecipante

    e ora qualche testimonianza.
    la prima è tratta da una raccolta di scritti di ragazzi: I giovani raccontano, premio maresciallo Ciro Siciliano, per il 70° dell’eccidio di Forno (13 giugno 1944-2014), a cura di A.M.Fruzzetti, Comune di Massa, Associazione Eventi sul Frigido (USAcli):

    Il manto verde, di G.Pucci, nipote del Pietro delle Guadine:

    …Se di notte il paese era deserto di giorno era un via vai di persone, perché da qui partivano le comitive che volevano attraversare il fronte. Romeo ed altri del paese accompagnavano ed assistevano donne, bambini, uomini di ogni età che desideravano passare il confine per andare nelle zone liberate dagli angloamericani. Partivano il pomeriggio dalla Cà di Cecco poi passavano da Redicesi, Ceragiola, Tecchia, fino al Passo del Pitone; lì venivano presi in consegna dai partigiani della Versilia che li portavano a Seravezza al comando americano…

    e per il Pietro delle Guadine, nipote di Romeo, il è il passo delle Greppie.

    [Giancarlo Bertuccelli, Ieri e oggi in Val de Cortecia, pagg.211-213]

    …A parlare è Jacopo Mosti nativo della frazione di costa, Ricortola, tra l’altro impegnato politicamente ed eletto nel Consiglio Provinciale di Massa Carrara, nella lista del PCI.
    “Giunti nel paese di Gronda trovammo altre famiglie che già precedentemente erano sfollate da Massa. Il paese non ci sembrava troppo sicuro e per questo decidemmo di reperire un nascondiglio più idoneo fuori dell’abitato. I partigiani vigilavano continuamente, giorno e notte, contro ogni tentativo di attacco da parte nemica.
    Iniziammo ad esplorare la sovrastante montagna in cerca di un rifugio che potesse darci garanzia e protezione oltre che dai nazifascisti anche dal freddo e dalla pioggia. Le previsioni per un possibile prossimo ritorno alle nostre case non si presentavano certo favorevoli. Dopo aver cercato per mezza giornata tra grotte e castagni notammo una insenatura nel monte, che a pochi metri dall’entrata presentava una enorme caverna, comoda e spaziosa. Una grotta che formava pareti e tetto alla struttura a forma di cono. Una piccola feritoia capace di far passare un uomo, si apriva da un lato facendo entrare anche un po’ di luce nelle ore mattutine. Per terra erano sparsi sassi e frammenti di roccia, bagnati dall’acqua che colava dalle pareti defluendo verso un’altra piccola caverna sottostante. Al lume di una lampada a carburo tentammo di esplorarla, ma dopo pochi passi desistemmo dal tentativo, per non andare incontro a rischi. Ci mettemmo al lavoro in questa parte della caverna; per prima cosa provvedemmo a sistemare un focolare per cucinare qualche cosa da mangiare, poi trovammo la soluzione per il giaciglio. Si iniziò a sistemare la pavimentazione mettendo in opera una massicciata raccogliendo tutte le pietre disponibili in questo interno. Poi furono reperite felci per fare un giaciglio che doveva servire per le notti a venire, che in conclusione furono circa novanta, a partire dal 14 settembre 1944.
    Quei primi giorni non c’erano problemi per i viveri, il tempo si manteneva al bello. Poi con il passare dei giorni e delle settimane nascevano ed aumentavano i problemi: meno viveri a disposizione, più freddo, più piogge. Per fortuna questa caverna, probabilmente già abitata in passato da esseri umani, offriva una certa disponibilità abitativa e sicurezza. Se questa grotta fosse in zona più assolata probabilmente ancora oggi sarebbe meta di visite e di comitive che la potrebbero usare nei mesi estivi. Questa caverna ogni giorno migliorava aspetto. Con tavole di legno reperite nelle cave vicine si costruirono addirittura scaffali, panche e un tavolo. Con altre pietre raccolte all’esterno si diede inizio a edificare pareti creando divisori dato che tra i coabitatori vi era anche una giovane coppia con un bambino. In questo modo si cercava di tenere vive le esigenze della vita di ogni giorno, con la prospettiva migliore per il futuro. Quel 1944 fu un anno di abbondanza per le castagne; le piante stavano ripiegate sotto il peso dei cardi ormai maturi. Ogni giorno partivamo alla ricerca di questo frutto raccogliendone sacchi. Alcuni giorni si facevano lunghi percorsi da Gronda fino ad arrivare nelle vicinanze di Antona, eravamo allenati, le gambe non duolevano. Del resto cercare castagne e funghi voleva dire assicurarsi almeno il che mangiare, perché soprattutto queste prime, erano la base della mensa in quei giorni. Cadde la prima neve. Le notizie che giungevano dal fronte di guerra erano poco rassicuranti. Per i partigiani, per la popolazione, per gli stessi allleati, aveva inizio un periodo molto duro, tra il freddo, la fame e gli scontri che si facevano sempre più numerosi ed incalzanti sul fronte della Linea Gotica.
    Il 22 Novembre decidemmo di lasciare il rifugio per vari motivi e ci incamminammo verso il sentiero del Fronte per cercare più sicurezza e la tanto sospirata libertà. Percorrendo un angusto sentiero giungemmo a Tecchia di Antona e poi dal Passo del Pitone varcammo la soglia che ci indirizzava ad Azzano in territorio lucchese. In questa località c’erano gli uomini della “Bufalo”, Quinta Armata Americana, che ci accompagnarono fino a Seravezza a piedi, poi a Pietrasanta. Da qui raggiungemmo la nostra casa di Ricortola”…

    [Ezio Miniati, Massa sulla linea gotica, pagg.102-103]

    …A causa dello sfollamento forzato nel Settembre 44 non erano poche le famiglie massesi, specialmente le più povere che abitavano nelle frazioni di periferia come ad esempio Ortola, Castagnola, il Crocello, Turano, la Frangola che si rifugiavano persino sopra i paesini della montagna massese come Guadine e Gronda. In località Renara appunto sopra Gronda proprio sotto le cave del Sella si era rifugiato, in una grotta da circa due settimane, l’operaio giardiniere (del Comune) Silvio Marchini di 57 anni, residente ancora oggi a Castagnola di Sotto.
    Il Marchini che vi si era rifugiato con la famiglia, la moglie e due figli piccoli mi racconta: “Avevamo ormai finito tutti i viveri e non sapevamo più a che santo raccomandarci. Così una mattina, decidemmo di accodarci ad una piccola colonna di civili che proveniente dalle Casette era diretta verso il monte Antona e poi proseguiva verso il monte Altissimo. Ricordo che si era in pieno giorno, le dieci di mattina ma il tempo era molto “torbato” con molta nebbia. C’era la neve alta e per il sentiero verso gli “Uncini” c’erano molte spazzole, cioè quelle granatine che usavano una volta gli spazzini, messe lì apposta per non scivolare; proprio a dieci metri dal passo (noi procedevamo chini a testa bassa), in una postazione alla nostra sinistra c’erano due tedeschi morti colpiti quasi sicuramente da una “granata” dei mori. Dopoché la guida, mostrataci la valle sottostante, si accomiatò da noi scendemmo alla svelta giù nel canalone sotto le cave. Prima di un mulino c’era un laghetto con l’acqua verde e azzurra dove diversi civili si lavavano cercando di togliersi di dosso il sonno della..notte. A Viareggio ci interrogarono poi finimmo in provincia di Siena”…

    #21133
    Luca
    Partecipante

    allora, forse non mi sono spiegato.
    ti ho chiesto se puoi spiegare come fai a vedere nel cippo la rappresentazione del percorso Tecchia-Piton da Mezzo, un po’ come ho fatto io nel post#23876.
    occhei?

    …e già che ci sei puoi spiegare come fa la rappresentazione del sentiero Tecchia-passo della Greppia a rilanciare un’altra ipotesi?
    e quale?!?

    [quote=”Marco di AS”]…Ti dirò di più: il fatto che in quegli opuscoli, e magari anche nel cippo come dici te, sia stata fatta questa assimilazione non sufficit. Anzi… paradossalmente rilancia l’altra ipotesi…[/quote]
    #21184
    Luca
    Partecipante

    [quote=”dok” post=23896]allora, forse non mi sono spiegato.
    ti ho chiesto se puoi spiegare come fai a vedere nel cippo la rappresentazione del percorso Tecchia-Piton da Mezzo, un po’ come ho fatto io nel post#23876.
    occhei?

    …e già che ci sei puoi spiegare come fa la rappresentazione del sentiero Tecchia-passo della Greppia a rilanciare un’altra ipotesi?
    e quale?!?

    [quote=”Marco di AS”]…Ti dirò di più: il fatto che in quegli opuscoli, e magari anche nel cippo come dici te, sia stata fatta questa assimilazione non sufficit. Anzi… paradossalmente rilancia l’altra ipotesi…[/quote]

    [/quote]

    #21213
    Marco Lapi
    Partecipante

    Eccomi, sono tornato… :whistle:

    Volevo solo precisare che io non ho nessuna certezza, solo molte domande e curiosità ancora da chiarire. Allora, perché il fatto che il cippo possa rappresentare il passo della Greppia rilancia l’altra ipotesi? Cerco di spiegare il mio ragionamento.

    2 dicembre 1944, passaggio in massa del fronte, ricordato dal raduno del 1975. Si può dire che sia questo l’inizio dell’esodo verso l’Italia libera, no? Il passaggio avviene attraverso il passo delle Greppie.

    15 dicembre, episodio Marchini. L’agguato avviene sotto il passo del Pitone, che in questo caso non coincide con quello delle Greppie, no? Stando quantomeno alla lapide, il Pitone in questione sarebbe quello della Focoraccia.

    I giorni trascorsi tra i due eventi sono pochi, dopo di che ci sono circa quattro mesi di passaggi che secondo la ricostruzione proposta sarebbero dovuti avvenire esclusivamente per il passo delle Greppie, no? Giorno dopo giorno, sotto il naso della Monterosa che stazionava sugli Uncini, no?

    Altra cosa: se il cippo voleva indicare il passo delle Greppie, perché gli si è dato il nome di Passo del Pitone, generando confusione con l’episodio Marchini di cui sopra e, si badi bene, sapendo di generarla? C’è qualcosa che non torna, no? E visto che il cippo dell’Antona è piuttosto recente, non si può sapere chi l’ha scolpito e chiedere eventualmente lumi, per evitare un caso Pegollo bis?

    Sbaglierò, ma a me pare che in relazione a tutte queste vicende si sia preferito, da parte dei protagonisti, una certa indeterminatezza anziché una chiara definizione dei percorsi seguiti nei diversi tempi. Per cui proprio su questo varrebbe la pena lavorare per diradare la nebbia, no?

    Marco

    #21216
    Luca
    Partecipante
    [quote=”Marco di AS”]…Eccomi, sono tornato… :whistle:

    Volevo solo precisare che io non ho nessuna certezza, solo molte domande e curiosità ancora da chiarire…[/quote]

    Ohhh… ell’era l’ora! :woohoo:
    e ci voleva tanto per…non rispondere? :huh:

    allora, se un te ne fossi accorto te lo dico io: non hai proprio risposto alle mie semplici domande.
    no problem…te le rifaccio:

    1) come fai a vedere nel cippo la rappresentazione del percorso Tecchia-Piton da Mezzo?

    2) come fa la rappresentazione del sentiero Tecchia-passo della Greppia a rilanciare un’altra ipotesi? e di quale ipotesi stai parlando?

    perche’ se davvero vuoi chiarezza, comincia a agire con chiarezza
    sisiziocane

    #21217
    Luca
    Partecipante

    e per chiarirti definitivamente le tue…poche idee, ma confuse:

    Il Gitario
    SULLA CRESTA DEL PITONE
    di PIETRO ICHINO
    pubblicato su VersiliaOggi – novembre 2003

    Si è visto il mese scorso come il Monte Carchio sia in realtà soltanto un dentino all’estremo inferiore della grande cresta che scende verso il mare dall’Altissimo. Io la chiamo, del tutto arbitrariamente, “cresta del Pitone” per via della bella foce che porta questo stesso nome e che ne costituisce l’intaglio più importante. Il più importante anche dal punto di vista storico-militare: era questo il passaggio attraverso la linea Gotica che i partigiani comandati da Pietro Del Giudice riuscirono a controllare e a tenere aperto per tutto l’inverno 1944-45.
    Il mese scorso ho indicato i due modi più comodi per salire alla cava sommitale del Carchio.
    Superata questa cava, la marmifera che sale dal Pasquilio prosegue verso sinistra seguendo il filo della cresta, assume un aspetto prevalentemente erboso e raggiunge in breve il Passo della Cardella – un intaglio nella cresta, dove gli studenti di Montignoso hanno posto un cippo per ricordare il sacrificio dei partigiani nella Resistenza -, poi un rifugio di cavatori diroccato, infine un’altra cava dismessa (m. 1120).
    Da questo punto la marmifera cede il posto a un sentiero, che prima si inerpica per pochi metri sulla sinistra della cava, poi costeggia la cresta tenendosi sul suo versante più dolce, cioè quello occidentale. Il percorso è molto bello e, nei giorni sereni, particolarmente consigliabile nell’ora che precede il tramonto, per la vista mozzafiato del sole che si specchia nel mare anche al di là del Tino, della Palmaria e di Porto Venere, in contrasto con il versante est ormai quasi al buio, con gli scorci ossianeschi dei suoi precipizi boscosi e rocciosi, sullo sfondo della costa della Versilia e di Viareggio. Si passa pochi metri sotto la vetta del Monte Focoraccia (m. 1140) e si prosegue raggiungendo due intagli nella cresta. A tratti, se non si soffre di vertigini e si calzano scarponcini adatti, si può seguire proprio il filo roccioso della cresta stessa (se invece si resta sul sentiero, basta un paio di comuni scarpe da jogging, purché con la suola un po’ scolpita).
    Traversato un costone coperto di erica, il sentiero va a spegnersi contro un contrafforte roccioso che raggiunge la cresta da ovest. Pochi metri sotto, si trovano i segni bianco-rossi del sentiero n. 33, che sale fin qui con percorso più basso, valica il contrafforte roccioso e conduce subito dietro di esso alla Foce del Pitone (circa m. 1100). Lo stesso sentiero n. 33 può essere utilizzato per scendere al Pasquilio, attraversando in costa il bellissimo versante est del Focoraccia e del Carchio, vero e proprio parco di archeologia industriale (v. il Gitario del mese scorso).

    #21218
    Luca
    Partecipante

    altra domanda semplice semplice da cui a questo punto pare opportuno ripartire è codesta:

    non pare anche Lor Signori che la freccina nella foto con didascalia [i]Passo Pitone indichi proprio il passo delle Greppie?[/i] :dry:

    e che dire della copertina a…dok dell’opuscolo in questione (Sul Sentiero della Libertà, ANPI Massa):

    insomma: si può sapere che c’avessero Lor Signori contro il passo delle Greppie?!?
    …a parte il fatto, s’intende, che è stato rivalorizzato dal docche…
    sisiziocane

    #21220
    Marco Lapi
    Partecipante

    Non ho niente contro il passo delle Greppie e certamente il disegno sul cippo assomiglia più alla Greppia che al Pitone di Mezzo. Ma è l’equazione Greppia = Pitone in sé a non convincere e per questo rilancia l’altra ipotesi.

    Cerco di nuovo di spiegarmi, per l’ultima volta: l’Anpi ha sempre inteso celebrare il 2 dicembre, la data del passaggio in massa del fronte dopo il rastrellamento. Verrebbe da pensare che ha celebrato di fatto una fuga: no, ha inteso forse celebrare quella data come simbolica del passaggio del fronte, prima ancora del vero e proprio inizio del passaggio organizzato. Tredici giorni dopo c’è l’episodio Marchini, che non è avvenuto sotto le Greppie. Dove è stata posta la lapide? Sempre e comunque al passo del Pitone, solo che non è quello dell’opuscolo né probabilmente quello del cippo… Per me è proprio questa mancanza di chiarezza toponomastica che, lo dico apertamente, sembra quasi voluta, a tenere aperte altre ipotesi. Se tutto è Pitone, niente è Pitone in senso assoluto. Intanto da un’altra parte c’è un altro indizio, i 1164 metri, che non sono si badi bene i 1100 metri circa di Iachino, i quali a loro volta non sono né la quota del passo della Focoraccia né di quello delle Greppie… Allora? Per quale motivo gente che conosceva la montagna e voleva tramandare una memoria dei fatti ha fatto più confusione che chiarezza, quando ci voleva così poco a esser chiari?

    Ma la mia domanda per te è un’altra: pensi che dal 2 dicembre a tutto marzo, a parte l’episodio Marchini, i passaggi del fronte abbiano seguito sempre e comunque la via delle Greppie? :whistle:

    Marco

    #21221
    Luca
    Partecipante
    [quote=”Marco di AS”]…Non ho niente contro il passo delle Greppie e certamente il disegno sul cippo assomiglia più alla Greppia che al Pitone di Mezzo. Ma è l’equazione Greppia = Pitone in sé a non convincere e per questo rilancia l’altra ipotesi…

    …Ma la mia domanda per te è un’altra: pensi che dal 2 dicembre a tutto marzo, a parte l’episodio Marchini, i passaggi del fronte abbiano seguito sempre e comunque la via delle Greppie?[/quote]

    o Marco, e intanto rispondo alla tua domanda, che ahimè io c’ho il brutto vizio di rispondere alle domande…:P

    visto che il tuo ultimo poste non è che il clone del precedente :blink: :huh: (ottenuto praticamente togliendo la curiosa espressione , no? ricorrente in ogni frase…:dry:), allora la domanda sarebbe in relazione con questo:

    [quote=”Marco di AS”]…I giorni trascorsi tra i due eventi sono pochi, dopo di che ci sono circa quattro mesi di passaggi che secondo la ricostruzione proposta sarebbero dovuti avvenire esclusivamente per il passo delle Greppie, no? Giorno dopo giorno, sotto il naso della Monterosa che stazionava sugli Uncini, no?…[/quote]

    e chi avrebbe proposto codesta ricostruzione?!? Davide Del Giudice mi pare…
    e chi l’ha detto ora che quattro mesi di passaggi sarebbero dovuti avvenire esclusivamente per il passo delle Greppie?
    io no di certo. la mia idea attuale te l’ho già spiegata e rispiegata, ora non te la rispiego più: te la vai a rileggere nei poste più recenti.
    e che razza di giornalista sei? di quelli che vogliono essere letti…ma che non sanno neppure leggere?!? :dry:

    quello che ho fatto ora è stato semplicemente difendere una corretta valorizzazione del passo delle Greppie da quelli come te: che non hanno niente contro il passo delle Greppie, solo vogliono sostenere che praticamente non è mai stato usato.
    che non hanno nulla contro l’evidenza, ma praticamente intendono negarla.
    che a parole vogliono chiarezza, ma portano confusione anche nelle cose più chiare.

    e dire che fu messo in funzione solo a partire dal 25 marzo ’45 è come dire che non è mai stato usato: altro è dire che diventa operativo a partire dal novembre ’44 (dall’8 novembre diventa razionale utilizzare i valichi alti) e rimane operativo fino all’aprile ’45. come dice chiaro e tondo l’epigrafe del vecchio cippo di Tecchia. ci siamo?

    per me chi non dà una risposta alla domanda più semplice non sa fare 2+2: altro che equazioni e iperboli e teoremi del complotto…

    e te la dò io la risposta:

    1) come fai a vedere nel cippo la rappresentazione del percorso Tecchia-Piton da Mezzo?

    non è che il disegno sul cippo assomiglia più alla Greppia che al Pitone di Mezzo: il disegno sul cippo assomiglia pari pari al valico delle Greppie e al percorso Antona-Tecchia-Greppie.
    e potrebbe anche starci, ammettendo libertà artistica e intento simbolico, il passo del Pitone di Marchini con cui la somiglianza è notevole, associato però al percorso alto…

    l’unica cosa che un ci si può proprio vedere è il Piton da Mezzo: qui il Piton da Mezzo un c’incastra ‘na sega nulla.

    ergo: dicesti un’altra fregnaccia, tanto per cambiare :whistle:

    e detto per inciso, alle altre manco riesco a starci dietro, faccio quel che posso: ne evidenzio ogni tanto qualcuna esemplificativa…come questa: :blink:

    [quote=”Marco di AS”]…Ma è l’equazione Greppia = Pitone in sé a non convincere e per questo rilancia l’altra ipotesi…[/quote]

    o questa: :woohoo:

    [quote=”Marco di AS”]…Se tutto è Pitone, niente è Pitone in senso assoluto…[/quote]

    ora almeno una certezza c’è: sì, che la pitonite bergamiana è dimolto contagiosa e che te ci sei dentro fino al collo, anco peggio del titolare :sick:
    sisiziocane

    che poi l’altra ipotesi paradossalmente rilanciata non si riferiva alla quota 1164, così precisamente indicata ? che c’incastra ora il Piton da Mezzo?!? o come perseverate a chiamarlo per il vostro amore per la verità storica…o solo perché diversamente l’ha chiamato il docche?

    lo sai invece cos’è che nell’ipotesi di un passo paradossalmente rilancia l’ipotesi opposta (che non era un passo)?
    il fatto di trovarci ora delle mine: è la riprova che quello non era considerato un passo, altrimenti sarebbe stato sminato come quelli noti nell’immediato dopoguerra.
    elementare, uòttesonne.
    datevi da fare.
    sisiziocane

    #21228
    Marco Lapi
    Partecipante

    Caro Luca, vedo che proprio continui a non cogliere il senso dei miei interventi. Io non voglio distruggere né imporre niente, cerco solo di capirci qualcosa, magari avanzando più dubbi che certezze, con il rammarico di aver potuto fare ben poco in prima persona per la ricerca. Comunque, se i giornalisti, come dicono, sono quelli che cercano di spiegare quello che nemmeno loro hanno capito, ho sempre cercato in questo senso di non esser del mucchio. Se ci sono riuscito non lo so; certo per riuscirci sarebbe meglio avere a che fare con esposizioni un po’ meno caotiche e ridondanti, ma non si può avere tutto dalla vita. Per cui sono certo di aver letto tutto quello che hai scritto, molto meno di aver capito dove volevi e vuoi andare a parare, e credo proprio di non essere il solo ad avere questa sensazione. Sarà per questo che sono stato contagiato dalla “bergamite”? Forse, chissà. Certo è che la tua idea attuale spiegata e rispiegata non mi è parsa evidentemente così chiara e convincente… Tutto qua. Da ora, pertanto, credo che per me sia meglio attendere nuovi sviluppi, muovendomi e dandomi da fare come auspichi, che continuare con questo inutile ping pong. Mi rifarò vivo quando avrò qualche elemento nuovo.

    Marco

    #21769
    Luca
    Partecipante

    …un elemento nuovo? il Poggio Piastrone! :blink:

    questo è quanto si legge nell’introduzione di Pietro Del Giudice ad un opuscolo del 1989:


    A conclusione della sua opera il Contegiò, a nome e per conto dei «Patrioti Apuani» ha ideato e realizzato con la collaborazione dell’Amministrazione Provinciale, del Comune di Massa e delle Ditte Giorgini e Marbor il grande Monumento al Poggio Piastrone sulla via Vandelli ribattezzata, allora, la via della Fame e davanti al primo tratto della via della Libertà.
    In quel punto si concreta gran parte della storia dei «Patrioti Apuani» e della popolazione civile che sfidando i Bandi dello sfollamento coatto, si stringe intorno ai propri uomini in armi e affronta sofferenze indicibili e pericoli immani.
    Solo la fame più nera poteva spingere alcune decine di migliaia di persone in pieno inverno (l’ultimo terribile inverno di guerra) su per la via Vandelli, a superare in mezzo alla neve e al ghiaccio il Passo della Tambura, a portarsi in Garfagnana e quindi oltre San Pellegrino in Alpe a scendere nei paesi della Provincia di Modena per scambiare olio e sale con la farina di grano. Su quei passi ghiacciati, quasi sempre con scarpe di pezza, sono passate anche 500 persone al giorno intraprendendo un viaggio che fra andata e ritorno non durava mai meno di 10 giorni.
    Il monumento ricorderà anche le centinaia di persone che giornalmente, dal Poggio imboccavano il traballante ponticello in legno, tenuto insieme con il filo elicoidale dai nostri cavatori, per avviarsi sulla Via della Libertà sino a San Marcore e al Comando tappa di Antona ed essere quindi accompagnati, secondo i turni prestabiliti da un Magistrato, da Guide e da Portatori sino al Passo del Pitone e scendere poi nella Valle del Serra sino ai primi avamposti alleati.
    Il Poggio è un punto cardinale della Resistenza Apuana!
    «I Patrioti Apuani» vi innalzano il loro Monumento a ricordo di quanti giacquero piegati dalla morte sui monti e nelle case distrutte, a ricordo dei sacrifici di un popolo che guidato dai propri rappresentanti, dai propri Parroci e dagli Ideali di libertà non si piegò mai davanti al nemico.
    Il Monumento di Poggio Piastrone ricorda anche l’esistenza di una Repubblica, dal settembre 44 alla Liberazione, ignorata dalla cronaca ma forte di oltre 25.000 cittadini uniti nello sforzo di liberare il Paese da ogni forma di oppressione.

    Pietro Del Giudice
    già Comandante del Gruppo
    Divisione Partigiane «Patrioti Apuani»

    …e un elemento antico, foto Mussi: B)

    Il Sacrario di Tecchia, in territorio di Antona, ufficialmente inaugurato il 10 aprile 1987.
    E’ un’opera per la quale hanno lavorato Partigiani e Amici dell’ANPI. Si trova all’inizio del sentiero che sale al Passo del Pitone, dove, in tempo di guerra, era posto il Fronte della linea Gotica.

    #21854
    Marco Lapi
    Partecipante

    Domenica 24 maggio manifestazione “Sulle tracce della Via della Libertà” con inaugurazione e camminata tra Antona e Azzano (tempo permettendo!) lungo il percorso risistemato e ripulito grazie agli amici delle sezioni CAI di Massa e di Pisa: Antona – Campareccia – La Foce – Pian della Fioba con il sentiero 41, quindi Tecchia – Passo della Greppia con il 188, Greppia – innesto sentiero 32 con il nuovo tratto sistemato e attrezzato dalla sezione di Pisa, quindi sentiero 32 – Via Fanfani – La Polla – strada marmifera – Via degli Omini – Azzano.

    Per chi volesse partecipare, ulteriori informazioni sui siti delle sezioni CAI di Pisa e Pietrasanta e soprattutto sulla pagina facebook della sezione Anpi di Massa, https://www.facebook.com/AnpiMassa?fref=ts

    Marco

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