Couloir Ratti + canale nord al pizzo Recastello

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  • Questo topic ha 9 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 5 mesi fa da alberto.
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  • #52922
    alebiffi86
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    Domenica 4 Febbraio e lunedì 5 con il Fortissimo siamo tornati in quel di Valbondione con l’intento di salire lo splendido pizzo Recastello; visto che, tanto per cambiare, l’inverno dai noi sta latitando abbiamo sentito la necessità di una trasferta al nord per togliere un po’ di ragnatele dalle piccozze.

    Partiti alle ore 14 da La Spezia, attraversando l’amena pianura padana verso le 18,30 siamo a destinazione; per cena avevo prenotato in una graziosa trattoria a bordo strada ( “da Martino”) e varcandone l’ingresso mi accorgo che si tratta dello stesso posto dove mangiammo anni prima al ritorno dalla ovest del Coca; quando la simpatica proprietaria di nome Lara ci consegna il menù il ricordo si fa più vivido e mi appare un’immagine di davide e me seduti fuori a mangiare al freddo con una copertina sulle gambe.. era il 2021 e a causa di certi provvedimenti demenziali pare non si potesse consumare i pasti al chiuso.. un brivido mi corre lungo la schiena mentre l’odiosa scena scompare dalla mia testa; anche questa volta mangiamo divinamente e prima di congedarci Lara ed il marito insistono per lasciarci il loro numero di telefono.. vorrebbero essere avvisati il giorno seguente quando arriveremo in vetta per una maggiore tranquillità; acconsentiamo volentieri alla richiesta ma con non poco stupore: da buoni liguri non siamo davvero abituati a certe gentilezze e premure; con la pancia piena ci rimettiamo in macchina per il breve tratto che separa il ristorante dall’attacco del sentiero situato in località Pianlivere; dopo una veloce preparazione accendiamo le frontali ed iniziamo a salire lungo il tortuoso sentiero che conduce al Curò. Ovviamente vista la stagione il rifugio è chiuso ed abbiamo quindi programmato di trascorrere la notte nel bivacco invernale; non conoscendone le condizioni prudentemente decidiamo di portare anche tenda e sacchi a pelo, il cui peso sommato al materiale d’ arrampicata ammonterà circa ad una quindicina di chili a testa.

    Arriviamo a destinazione verso mezzanotte dopo tre ore abbondanti e circa mille metri di dislivello ma in un primo momento fatichiamo a trovare l’ingresso del locale invernale; tutte le porte appaiono chiuse ed inizia a coglierci il terrore di dover montare la Ferrino ancora immacolata; ad un tratto però sento Davide esultare: finalmente ha trovato l’entrata.

    Il bivacco appare pulito e comodo, con quattro letti a castello, un bel tavolo di legno per mangiare e udite udite, persino il lusso della corrente elettrica.. vorrà dire che risparmieremo le batterie delle frontali per il giorno dopo; io mi corico immediatamente, il Fortissimo invece temporeggia un poco armeggiando con lo zaino ma per entrambi le poche ore di riposo trascorreranno completamente insonni e come altre volte il suono della sveglia sancirà la fine di un tormento.

    Lunedì 5 Febbraio, dopo una veloce colazione alle sei meno un quarto abbandoniamo il Curò e nel buio del mattino c’incamminiamo lungo la mulattiera che costeggia la sponda destra del lago Barbellino; abbiamo già calzato i ramponi ma in realtà le neve è portante solo sulla traccia calpestata, al di fuori si trova principalmente crosta da rigelo poco portante.. forse non ha fatto così caldo come avevamo previsto nei versanti a nord. In breve ci ritroviamo all’altezza dei contrafforti del Recastello che custodiscono il couloir Ratti, meta del nostro viaggio ma non è chiaro il punto in cui occorre abbandonare il sentiero; fortunatamente riusciamo a trovare una pista che sale e consci delle recenti ripetizioni della via siamo abbastanza fiduciosi si tratti della strada giusta (anche perché salire su quella neve non battuta comporterebbe un dispendio di tempo ed energie enormi).

    In breve raggiungiamo il conoide basale del couloir che adesso appare evidente ma prima di attaccare sostiamo un poco in uno scanso laterale a ridosso di alcune rocce; predispongo il materiale agganciandolo all’imbrago, metto in bocca un pugno di frutta secca e sorseggio del thè che esce fumante dal piccolo thermos, Davide fa altrettanto; a prima vista la via si presente ben innevata, tutti i salti sono coperti e non vediamo difficoltà che possano impensierirci ma nonostante questo l’ambiente risulta severo ed isolato (oltre che di una bellezza straordinaria); era da tempo che non si armeggiava con piccozze e ramponi così ho scelto un itinerario facile.. in fondo sono passati solo due anni da Renara.. ci fu un incidente, grave.. logica conseguenza di un lungo periodo di deliri, di follie, di vite distrutte,di pensieri suicidari,di lavoro negato.. adesso le gambe non sono più le stesse ma questa è un’altra storia che non mi va di raccontare.

    Davide muove il primo passo ed iniziamo finalmente la salita vera e propria, la neve alterna tratti portanti a zone dove si sfonda ma sul ripido troviamo sempre dell’ottimo alpin ice che infonde molta sicurezza; a circa metà del canale veniamo raggiunti da un solitario viandante il cui pittoresco nome faccio fatica a ricordare, forse potrebbe essere“ Aristide”.. siamo davvero impressionati dalla velocità con cui è arrivato sino a noi; si tratta di un simpatico signore sulla sessantina originario di Clusone, paese della bassa valle non lontano da Valbondione. Ovviamente è salito in giornata e nonostante le venti lune in meno io e Davide non riusciamo a stargli dietro, infatti ci supera agilmente ma lo ritroveremo in seguito nei pressi della vetta; in breve ci ritroviamo alla selletta d’uscita del Ratti, da qui occorre traversare sino ad imboccare il canale nord che ci condurrà infine sulla cima del Recastello; in questo ultimo tratto ci rendiamo conto di aver finito la benzina e rallentiamo il passo enormemente tanto che il nostro procedere appare quello sfinente di chi si trova a scalare un ottomila; con non poca fatica finalmente guadagnamo la cresta e poi la vetta, dove troviamo il nostro amico ad attenderci; stretta di mano per tutti e tre, il panorama è mozzafiato e si vede un po’ di tutto, dal Bernina all’Adamello, dalle Grigne alle altre sommità delle Orobie che già sognamo di salire; ci consultiamo per la discesa, io vorrei passare dalla val Cerviera, versante opposto a quello di salita, non mi va proprio di stare ancora all’ombra e la neve scintillante del lato sud sembra chiamarci dolce e suadente; così, seguendo le indicazioni di Aristide troviamo il passaggio nascosto che consente di superare la fascia rocciosa sottostante la cima. Si rivela delicato, con una goulottina di ghiaccio ed una catena piuttosto sottile alla quale aggrapparsi; uno alla volta, calcolando attentamente i movimenti, scendiamo lo stretto budello e ci ritroviamo sul pianoro che avevo adocchiato pochi minuti prima; il riverbero crea un calore infernale ma dopo esserci liberati dei vestiti più pesanti e aver indossato gli occhiali da sole ecco che iniziamo a goderci questo rientro nella morbida neve ammollata dal sole; non resta che lasciarci scivolare senza fretta tra le pieghe di questa vallata che in circa un ora ci riporterà sulla pista del mattino, nei pressi del lago; Aristide si dimostra un velocista anche in discesa ed infatti scomparirà dalla nostra vista in un attimo ma questa volta non lo incontreremo più.. è stato un prezioso compagno di viaggio, soprattutto per il rientro: azzeccare il passaggio chiave era cosa assai difficile senza una traccia sul terreno.

    Giungiamo al Curò verso le 14,20 giusto in tempo per preparare l’ottima polenta precotta che Davide ha insistito per portare, in effetti è stata un ottima idea e la gustiamo con grande piacere; finiamo anche il parmigiano in pezzi, la cioccolata ed il panettone genovese.. pare che non mangiamo da secoli; con non poca pigrizia raduniamo il materiale, rifacciamo gli zaini (nei quali l’attrezzatura,come al solito sembra esser lievitata rispetto all’andata) e diamo una bella rassettata al bivacco, com’è giusto che sia visto che al nostro arrivo era pulito ed ordinato. L’aria si sta facendo di nuovo pungente, me ne accorgo dalla mani che iniziano a bruciare senza guanti, così ci affrettiamo ad imboccare il sentiero di rientro; ci toccherà pure rimettere i ramponi quasi alla fine a causa di rivoli d’acqua che hanno trasformato il viottolo in una pista da pattinaggio artistico.. con quel vetrato incappare in una caduta rovinosa sarebbe un attimo; riaccendiamo le frontali, siamo esausti, a conti fatti considerando che la notte prima non abbiamo dormito stiamo per raggiungere le ventiquattr’ore filate di attività; finalmente, alle ore 19 raggiungiamo la macchina, soliti riti di svestizione e partiamo.. ci separano da La Spezia ancora quattro ore di viaggio e con questa stanchezza addosso l’autostrada potrebbe rappresentare il vero momento di pericolo della scalata; decido di guidare anche al rientro come piccolo test di resistenza ma prima occorrerà far salire il livello glicemico e una pizzeria nei pressi di Vertova assolverà egregiamente a questo compito.

    Purtroppo il ritorno si rivelerà davvero irto di insidie: per tutta la pianura padana, da Cremona a Parma banchi di nebbia fittissimi compariranno all’improvviso riducendo la visibilità a circa due metri.. non avevo mai assistito ad un fenomeno simile, è come se qualcuno spegnesse la luce senza avvisarti; faccio un grande sforzo di concentrazione per gestire il meteo avverso ed il sonno ma con l’aiuto di un ultimo caffè preso in autogrill, all’una e trenta del 6 febbraio tagliamo il traguardo nel parcheggio di casa mia; un’altra splendida avventura è terminata e non rimane altro da fare che sognare la prossima.

    #52924
    alebiffi86
    Partecipante

    #52926
    alebiffi86
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    #52927
    alebiffi86
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    #52928
    alebiffi86
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    #52929
    alebiffi86
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    #52930
    alebiffi86
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    #52931
    alebiffi86
    Partecipante

    #52932
    GiovanniTecchia
    Amministratore del forum

    Bella storia, Ale, e ottima modalità di condivisione quella senza autoscatti eroici e odiosi cancelletti (#). Parole da leggere, e scrivere penso, con calma per assaporare tutta questa storia e dargli il giusto valore. Spero di tornare sulle Orobie anche io.

    #52934
    alberto
    Partecipante

    Bravo Ale, e ottima penna.

    Certo che farsi 1000 metri di dislivello dopo aver cenato a panza piena non è da tutti. Beata gioventù ;-)

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