da Altissimo – Sentiero della libertà ?

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Questo argomento contiene 4 risposte, ha 1 partecipante, ed è stato aggiornato da  Luca 2 mesi, 1 settimana fa.

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    Articoli
  • #27877

    Luca
    Partecipante
    [th]Altissimo – Sentiero della libertà ?[/th][th]17/11/2012 08:21[/th][th]#19395[/th]

    (…) Ad ogni buon conto, la possibilità di ufficializzare l’altro sentiero che dicevo, partendo dalla Fanfani, oltre a darci la possibilità di portare avanti anche il discorso sul Sentiero della Libertà, consente ugualmente di raggiugere le cave (…)

    o Marco, parto dal tuo appunto sulla via Fanfani per cercare di portare qualche passo avanti il discorso sul , ma non solo.
    certo la via Fanfani è al momento il migliore e forse unico accesso praticabile alle vie che interessa proporre, ma questo immagino non significhi non porre la questione della praticabilità di un percorso diverso almeno riguardo il progetto del Sentiero della Libertà: in questo caso infatti la ricerca e il confronto, di grande intensità per quanto riguarda le zone accessibili dalle vie istituzionali (via Fanfani, sentieri CAI), sembra siano rimasti intecchiati proprio su quello che è il punto di maggiore interesse: il tratto del Serra e del Canal dal Prado. qui si gioca la questione della così dibattuta nel topic, ma anche quella di una nella preparazione di un progetto: e poi chi lo sa, a volte proprio dalle aperture utopiche possono nascere soluzioni inaspettate…o forse no, ma sono comunque un arricchimento della ricerca.
    approfondire la ricerca in quest’area, come già hanno fatto il Buselli, il Pierotti e il Paolicchi sulle tracce di Michelangelo, significa anche cercare dei punti di contatto con iniziative promosse da altri soggetti che potrebbero riguardare la stessa area, promuovendo così quelle sinergie di cui si sente tanto parlare in politica. non conosco i contenuti del progetto del Comune di Seravezza per quanto riguarda la parte alta, le pendici dell’Altissimo, ma certo è che il tratto del Serra di cui sto parlando potrebbe essere il nodo di una di queste sinergie.

    nel tratto grosso modo compreso tra le Rote e la confluenza del Canal dal Prado col Serra, Via dei Marmi e Via della Libertà vengono a sovrapporsi: il passaggio di migliaia di persone che traversavano la linea gotica avveniva su quella che fino alla fine dell’ottocento era La Via dei marmi, che dal tempo dei Medici correva presso l’alveo del Serra, prima che fosse realizzata l’attuale marmifera con l’attuale Palazzo: il come viene localmente chiamato, o nei documenti d’epoca, si trovava in S1, sotto la verticale dell’attuale, tra il canale del Palazzo e quello della Balla, e le sue ultime tracce sono sparite solo recentemente. la strada di Cosimo de’ Medici, prolungamento di quella di Michelangelo, stando alle stime fatte ai tempi del Borrini in cui era quasi praticamente scomparsa sarebbe stata carreggiabile fino lì, dato che le prime cave dovevano essere state aperte alla Costa dei Cani, e fu poi resa carreggiabile fino in S2, dove era il poggio caricatore, e qualche stabile a uso magazzino, fucina e alloggio per gli operai, e persino una segheria per blocchi a una ruota alimentata dalle acque del Serra e del Canal dal Prado! al poggio caricatore confluivano su lizza i blocchi provenienti dalle cave della Polla, della Vincarella e di Falcovaia. l’attuale marmifera fu realizzata più alta solo dopo quasi un secolo di attività per sottrarla alle continue frane e piene, ultima quella disastrosa del 1885, e per avvicinarla alle cave, così il poggio caricatore fu portato alla Polla.
    per me rimane ancora il mistero della strada-lizza del Canal dal Prado, e cioè se era una lizza come attesterebbero i numerosi fori di piro e i caratteri della massicciata in qualche punto, in che periodo è stata attiva, dal momento che era già segnalata nelle mappe del catasto Lorenese di cui riporto sotto uno stralcio da CaStoRe, il che potrebbe significare che c’era già prima del Borrini o che è stata realizzata nei primissimi anni dell’impresa, ma non ho ancora trovato tracce documentali della sua attività, mentre a considerare la mappa dello stabilimento nell’800, col poggio caricatore posto alla confluenza del Serra e del Canal dal Prado, vien da pensare che quel punto fosse anche la confluenza di due lizze attive.

    in ogni caso questo è materiale in più per soddisfare le perplessità di Bergame di ieri o dell’altroieri sulla importanza della via del Canal dal Prado…
    ma…Bergame! sei sempre vivo?
    ciao
    Luca

    #27878

    Luca
    Partecipante
    [th]Altissimo – Sentiero della libertà ?[/th][th]20/11/2012 08:21[/th][th]#19401[/th]

    ciao Guido.fa piacere risentirti e vedere che qualcosa va avanti: il punto fittissimo nel Canal dal Prado immagino era quello all’ansa del canale, poco sotto il Forcello…è un po’ che non ci ripasso dalla lizza

    (…)a considerare la mappa dello stabilimento nell’800, col poggio caricatore posto alla confluenza del Serra e del Canal dal Prado, vien da pensare che quel punto fosse anche la confluenza di due lizze attive.

    a rinforzare quell’ipotesi concorrono dati come quello riportato nello stralcio di mappa qui sotto, tratta dagli archivi Henraux e pubblicata nel volume di Piero Pierotti, La Valle dei Marmi, 1995, dove appare ben evidenziata la continuità della con quella del Canal dal Prado.

    (…) La vecchia via medicea veniva disegnata dal cartografo soltanto fino al punto in cui il fiume Serra riceve le acque del torrente Greppio, mentre nelle mappe del catasto lorenese e in altre carte dell’archivio Henraux essa appare prolungata fino alle adiacenze della Polla (…) Nel punto di confluenza del Greppio col fiume Serra invece si innestava nella vecchia via medicea un’altra strada il cui tracciato, attraversando il fiume Greppio in più punti, proseguiva raggiungendo per due vie diverse il ducato di Massa. Di questa strada, indicata con percorso identico anche nel catasto lorenese, esistono ancora oggi alcune tracce. Nel punto in cui essa si distacca dalla via medicea ed attraversa il Serra gli anni ed il getto continuo e violento dell’acqua ne hanno cancellato ogni segno. Subito dopo il punto di attraversamento del fiume, tuttavia, il suo percorso esiste ancora ed è evidente la presenza di una vecchia nonché rovinata massicciata. La parete della strada (e destra di chi proviene dal Serra) appare ben tagliata nella roccia e non presenta tracce relative all’uso di mine. Si può pertanto presumere che la via del Greppio venne realizzata in tempi assai remoti, anteriori comunque all’uso delle mine quali strumenti di lavoro. (…) Presso la biforcazione del Serra la mappa riporta un segno convenzionale accompagnato dalla spiegazione “Segheria dell’Altissimo”. Attualmente non esiste traccia di questa struttura ma, poco prima della confluenza del Greppio nel Serra (mantenendosi sempre dalla parte della strada medicea a destra di chi viene a Seravezza) si riconoscono diverse pietre disposte a formare una scala, ancora ben disegnata nel territorio. (…)(La Valle dei Marmi, pagg.96-97)

    la questione del dove effettivamente terminasse l’antica via medicea è piuttosto complessa e non entro nel merito, mi pare che un quadro sufficientemente certo ce l’abbiamo solo del periodo ottocentesco:
    mi limito a notare che le ricerche storiche finora effettuate hanno puntato esclusivamente alle cave accessibili dalla via del Serra, mentre è stata esclusa a priori la possibilità di un antico accesso alle cave del gruppo Tacca Bianca dalla parte delle Greppie, per la via del Canal dal Prado. per quel che se ne sa, potrebbe anche essere che lo stesso Michelangelo abbia percorso quella via alla ricerca dei marmi, dal momento che è verosimile che lì un passo di una certa importanza ci fosse da tempi remoti, per esigenze pastorali e forestali, e che ad un certo momento questo venisse riadattato a lizza. solo verso la fine dell’800 una lizza nel Canal dal Prado sarebbe divenuta perfettamente inutile, dal momento che furono realizzate le lizze della Tacca Bianca e dei Colonnoni sul tracciato attuale, e poco dopo il poggio caricatore era alla Polla e la via dei marmi quella attuale. per chi volesse ricercare le tracce della vecchia lizza, dal Serra fino oltre la grotta di Celè, la mappa del catasto recente ne descrive accuratamente l’andamento.

    per quanto riguarda la scala di pietra cui si accenna nel passo citato, se si riferisce a questa con evidenti segni di subbia che ho trovato qualche anno fa in quel punto, chi lo sa se possa avere qualche relazione con la segheria ottocentesca, mentre il suo interesse è piuttosto per il fatto che è il punto di arrivo al guado del Serra di un viottolo che doveva partire in prossimità del Palazzo, e che fu forse realizzato ex-novo nel periodo della Fanfani. questo viottolo, che ho riaperto con un amico di Rimagno nel settembre 2009, era in buone condizioni, senonché all’incirca alla quota del Palazzo presso la sponda del canale di Palazzo se ne perdevano la tracce in una foresta di scepaloni in un punto da cui non è affatto agevole sortire. un altro problema è di sicurezza, dal momento che passa sotto la marmifera nel tratto tra il Canale di Palazzo e la sbarra, un tratto che è stato recentemente interessato da frane fino al ciglio della strada. senza queste ipoteche sarebbe, come lo è stato, un ottimo punto di accesso al Canal dal Prado, senz’altro il migliore fra quelli attuali. ora in ogni caso da evitare perché stanno risistemando il fondo stradale proprio in quella tratta.
    ciao
    Luca

    #27879

    Luca
    Partecipante
    [th]Altissimo – Sentiero della libertà ?[/th][th]03/12/2012 19:37[/th][th]#19467[/th]

    per completare il quadro dell’area Serra-Canal dal Prado torna utile ancora una volta la mappa del catasto più recente sempre da CaStoRe – ma a che anno è stata aggiornata, qualcuno lo sa? – che qui ho sovrapposto alla CTR, per avere qualche informazione in più: come si può vedere il dato interessante, oltre alla via nel canale e nel fiume, dove è ancora riportata la casetta sotto il Palazzo, è che è sempre segnato il sentiero nella tratta A-B, che era la prosecuzione naturale, per chi volesse scendere nel fiume, della Via degli Omini proveniente dalla parte alta di Azzano, che era invece una vera e propria mulattiera.
    su questo percorso si è svolto il maggior traffico del passaggio del fronte, certamente da quando fu regolamentato secondo le modalità note.
    tra l’altro questa mappa corregge le mie precedenti, dove avevo tracciato più a monte la Via degli Omini e il sentiero per il fiume.

    per quanto riguarda il lato massese, Fabri, al Ducale per l’inaugurazione della mostra di Elia Pegollo ho rivisto il Giancarlo Bertuccelli, così gli ho chiesto del Fondone, che aveva nominato nell’opuscolo ANPI: secondo lui il fatto di Marchini e Antolini menzionato nel cippo al valico è accaduto in basso nella zona del Fondone, in linea con quanto descritto più dettagliatamente dalla Maria del Giudice. e per Fondone intende proprio la parte bassa di Campiglia, dove sono anche delle case di pastori.
    questo è un dato in più a sostegno delle conclusioni cui si arrivava col buon senso, e richiama l’attenzione sulla verifica di un’alternativa al 188bis maggiormente rispondente alle descrizioni della Armanini e della Maria del Giudice e, secondo me, più nella logica di un in Campiglia, Campareccia-Porneta-Fondone per intenderci. suppongo invece che il , e anche più lungo, che passava per Pian della Fioba e Tecchia fosse utilizzato prevalentemente per raggiungere il valico delle Greppie.

    ma forse la distinzione dei percorsi non era poi così netta: come sembra di capire da questo stralcio di mappa che ho sovrapposto alla vecchia IGM, e che trova riscontro in quello che diceva il Mario di Antona quando parlava di un bivio in Campiglia, che a sinistra andavi alle Greppie e a destra al Pitone e al Zappello.

    la mappa è stata disegnata proprio dal Bertuccelli e pubblicata in a cura del gruppo partigiani di Antona, 1993, che per quanto schematica e approssimativa può forse dare qualche utile indicazione.
    ciao
    Luca

    #27904

    Luca
    Partecipante
    [th]Altissimo – Sentiero della libertà ?[/th][th]22/05/2015 23:43[/th][th]#24386[/th]

    Come leggere la mappa

    Sulle tracce della Via della Libertà: che non vuol dire ricalcare uno dei passi più celebrati della Resistenza apuana (Antona-Pian della Fioba-Tecchia-passo delle Greppie-Azzano), ma mettersi sulle tracce di quella allora funzionale rete viaria della fascia collinare e montana, tra Massa Montignoso e la Versilia, in cui prende forma l’epopea della .
    Rete viaria che proprio per l’arresto o il calo, nel periodo bellico, delle attività produttive ad essa legate, diventa il principale teatro delle attività legate alla guerra di Liberazione e alla sopravvivenza della popolazione civile che resisteva ai bandi di sfollamento nei sette mesi di stallo della linea gotica: l’esigenza di continui spostamenti nella guerriglia partigiana, le comunicazioni militari e logistiche con l’Italia liberata, il passaggio del fronte, il baratto di generi alimentari come quello che si svolgeva sulla via Vandelli tra la piana massese e il modenese, con un traffico quotidiano di centinaia di persone.

    Nella mappa ho evidenziato il percorso di progetto e riprodotto, nei tratti in cui se ne discosta, il passo storico. E sono schematicamente tracciate le direzioni del passaggio che dalle retrovie della linea gotica convergono, a partire dal dicembre ’44, su quel tratto di fronte, terra di nessuno, compreso tra Granaiola e gli Uncini, noto anche come .

    All’Antona ci si arrivava per lo più dalla vecchia comunale da Canevara per il ponte della Tavella (CAI 41) o salendo a S.Marcore dal Poggio Piastrone per l’allora ponte ballerino.
    Dall’Antona si proseguiva sulla strada vicinale della Campareccia fino in Porneta dov’era il bivio per Tecchia o per Campiglia, da cui si risaliva ai valichi del fronte.
    Ora l’inizio della mulattiera che porta in Campareccia è segnalato da un cippo di marmo posto al Canale con stilizzato il tracciato della Via della Libertà: di qui si sale al Colle per la chiesa delle Grazie in un ambiente caratterizzato dai campi coltivati e poi dalle selve di castagni.

    Passata la maestà dello Zuccotto siamo in breve in Campareccia, dove segnala il bivio il Muturlungo, un’imponente ma non isolata formazione rocciosa. Infatti da qui (Gronda Piatta, sottostante il ) la zona comincia ad assumere un aspetto più brullo, caratterizzato da vegetazione tipica apuana e da affioramenti di formazioni calcaree (tecchie, grotte), che nel periodo della Resistenza servirono come rifugio alla popolazione sfollata e ai partigiani.

    Qui il bivio è tra la vicinale della Foce e la vicinale di Porneta.
    Proseguendo in pari da Gronda Piatta verso Porneta si rimane sul passo storico, in breve ci si imbatte nella maestà al Col da Porneta, postazione partigiana nel maggio ’44 (prima organizzazione delle forze apuane, montignosine e versiliesi nella formazione Mulargia) e si prosegue per Ca’ Della Bianchina, dove poco sopra c’era il bivio tra la vicinale di Tecchia (per Conchera e il Pian della Fioba, ora scomparsa) e la vicinale di Campiglia che, per il passo dei Vallini, tagliando a mezza costa il poggio di Porneta, scende nella selve di Campiglia.
    Il sentiero CAI 41 risale invece, in ambiente alpino, verso la Foce, costeggiando le falesie della Campareccia. La foce, da cui si gode una vista suggestiva sulle Apuane settentrionali, è segnalata dalla maestà della Foce, altra postazione partigiana: infatti nella zona della Foce-Centuragna era attestato il gruppo di Gildo Della Bianchina, in un importante crocevia coi passi che salgono dai Canali, punto strategico per la comunicazione col Forno e Resceto e altra importante direzione del passaggio del fronte, che ebbe una certa autonomia rispetto al passo dall’Antona, cui subentrò a fine marzo ’45 (il comando tappa dell’Antona istituito i primi di febbraio fu allora sostituito da quello di Gronda, fermo restando quello di Forno istituito a fine febbraio).
    Di qui si può procedere in pari per la vicinale di Centuragna che comunque porta al Pian della Fioba, ma il sentiero CAI 41 ci guida per l’amena e boscosa sommità del colle al rifugio Città di Massa e di qui al Pian della Fioba nel piazzale antistante l’orto botanico P.Pellegrini, che si sviluppa sul torrione di Tecchia, allora importante osservatorio partigiano.

    E’ ora necessario percorrere un tratto della provinciale per Arni e, passata la galleria di Tecchia, al sacrario partigiano si riprende la vicinale fino all’innesto del CAI 188 per il passo della Greppia. Dal valico, sito tra i più suggestivi delle Apuane, segnalato da un isolato (in massese pitone sta a indicare un cono di roccia), un’impervia discesa ora con tratto attrezzato porta a congiungersi, in prossimità di un troncone morto della marmifera e all’altezza di un vecchio passo di collegamento col valico della Focoraccia, al sentiero CAI 32, che prosegue per ripido versante sotto le cave tra paleo rocce e sfasciumi nella zona localmente chiamata , grotte che servivano da riparo e sosta ai passanti, fino all’imbocco della .

    Qui il passo storico proseguiva nel vallone sulla linea delle Grotte di Cele’, poi su tracce miste di viottolo e antica lizza per il Forcello del Canal dal Prado fino alla sua confluenza nel fiume Serra, dove era il guado, nel punto in cui fino alla seconda metà dell’ottocento era il poggio caricatore della vecchia via dei marmi della società Henraux che fin lì aveva portato la carrozzabile che da Cosimo de’ Medici era stata portata fino alla Casetta (del Granduca), nell’ottocento casa per lavoranti sottostante l’attuale Palazzo.
    Questa antica via era ancora in gran parte in buono stato e permetteva di costeggiare il fiume sulla sinistra orografica fino ai ruderi della Casetta (e oltre fino alle Rote), da cui un viottolo ora scomparso risaliva la selve fino a innestarsi nell’attuale marmifera in prossimità dell’imbocco della mulattiera per Azzano, chiamata , ovvero dei cavatori che la percorrevano per recarsi al Palazzo e di lì alle cave: su questa, in cima alla salita che porta ai Casali, nella Grotta di Para’, era il posto di blocco alleato, poi comando tappa F3 (gruppo Falco, plotone del Conte Giò).

    Il sentiero CAI 32 prosegue invece sulla Via Fanfani, strada incompiuta che fu realizzata nell’immediato dopoguerra nell’ambito del piano forestale per il rimboschimento e la risistemazione idrica, fino alla Polla, sorgente del fiume Serra, e al piazzale di Mortigliani, con le infrastrutture delle cave e la cappella della Madonna dei Cavatori, realizzata nella stazione di partenza della teleferica per la Tacca Bianca: teleferica che ebbe pure la sua parte nella Resistenza, quando il gruppo versiliese Bandelloni era attestato alla cava (Villa Teresa!) e Sciamino, elettricista della Henraux, svolgeva le mansioni di guardiano nel periodo di inattività delle cave.
    Da Mortigliani si scende sull’attuale marmifera per il Palazzo fino all’innesto della mulattiera per Azzano (strada vicinale dell’Altissimo) che tra castagneti, passata la zona dei Casali (Grotta di Para’) e attraversato il ponticello sul Rio, in breve porta in , nella parte alta del paese.

    Luca Cardini

    #51143

    Luca
    Partecipante

    la versione originale e completa dell’articolo è consultabile qui:

    da Altissimo – Sentiero della libertà ? – pagina 1/1
    https://web.archive.org/web/20181124081137/http://alpiapuane.com/index.php?option=com_kunena&view=topic&catid=12&id=22095&Itemid=122

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