da Carbonato di Calcio CaCO3

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Questo argomento contiene 30 risposte, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da alberto alberto 2 mesi, 1 settimana fa.

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  • #27920

    Luca
    Partecipante
    [th]Carbonato di Calcio CaCO3[/th][th]08/07/2016 16:48[/th][th]#26533[/th]
    [quote=”bonatti”]il Puppasedani è un grande !! ;) ha le mani d’oro :laugh:

    si fa da se:

    muratura
    idraulica
    zaino (per giunta anche da recupero)
    barette super energetiche
    bibita energetica
    ghette
    visiera protettiva per il casco
    cordino di collegamento per le picche
    ect.
    ect. [/quote]

    #27921

    Luca
    Partecipante
    [th]Carbonato di Calcio CaCO3[/th][th]09/07/2016 13:50[/th][th]#26534[/th]
    [quote=”bonatti”]…il Puppasedani è un grande !! ;) ha le mani d’oro :laugh:

    si fa da se…[/quote]

    … e si corregge da sè: almeno ci prova! :evil: :laugh:

    io però ho fatto voto di ordine&chiarezza; per cui aprirò bocca solo dopo il prossimo compitino, che è anche l’ultimo. si spera.
    sisiziocane :P

    #27922

    Luca
    Partecipante
    [th]Carbonato di Calcio CaCO3[/th][th]11/07/2016 06:06[/th][th]#26536[/th]
    [quote=”puppasedani”]…se dovessi costruire da zero…farei di solo legno. biodegradabile, rigenerabile…

    …per cui in culo il cemento e tutte le ”colle” chimiche
    calce poca, con cura e solo dove serve (alcuni, e non tutti, i muri esteriori…in cantina ci lascio la terra).
    all’interno calce solo dove strettamente necessario (parte del bagno).
    altrimenti il caro e vecchio ”platre” (gesso???) che viene dalle piante…e respira pure lui come la calce (ma soffre l’umido)

    sara’ certamente piu’ impattante che vivere nelle caverne
    ma meno che costruir da zero una villetta in cemento.
    alla faccia di chi dice che non si puo’ far nulla ;)[/quote]

    e chi l’ha detto: che un si pole fà nulla? :huh:
    semmai a me pareva di aver inteso che per sapere cosa fare ci vole un popoino di cognizione di causa. :dry:
    e a questo servono le domande. a questo servono le risposte. a questo servono i dati. :whistle:

    per esempio: ora che il dottor puppasedani ha un’idea senz’altro più adeguata dei leganti per edilizia prodotti col carbonato di calcio ha pure, detto fatto, la soluzione adeguata: semplici scelte alternative… all’età della pietra B)

    e son curioso, ma di vedé che dirà ora: che si farà un’idea più adeguata anco dell’altri settori di impiego del carbonato di calcio e derivati… :unsure:

    alla faccia del dentifricio!!! :blink: :S
    si salvia chi può! :woohoo:

    Il DEFGH…UVZ del Carbonato di Calcio CaCO3

    PROLOGO.
    prima di tornà alla squola a fa’ i compitini un avevo la metà, ma che dico: un quarto, ma che dico: manco un sedicesimo dell’idea che mi son fatto or ora dell’utilizzo del carbonato di calcio e derivati :woohoo:
    e c’ho come l’impressione che, dopo l’acqua (accadueó), il carbonato di calcio (ci ha ci otré) sia il composto come dire: più maneggiato dalla specie umana… :unsure:

    e mi sbaglierò: ma qualcun’altro ha scritto della calce che sarebbe difficile immaginare la vita moderna senza questa sostanza… (Joe Schwarcz, Radar, hula hoop e maialini giocherelloni. Come «digerire» la chimica in 67 storie, 2000), aggiungendo che …trova in agricoltura uno dei suoi impieghi principali… ma la maggiore consumatrice di calce è l’industria dell’acciaio… :dry:

    come già poi vedé, puppasedani, la calce un è solo la calcina

    e nella prossima puntata cercheremo di vedé un popoino più nel dettaglio gli impieghi del carbonato di calcio per settore e magari in relazione all’importanza: e se ne vedranno delle belle B)
    sisiziocane

    #27923

    Luca
    Partecipante
    [th]Carbonato di Calcio CaCO3[/th][th]14/07/2016 19:31[/th][th]#26563[/th]
    [quote=”bonatti”]…Comunque DOKKE ci sei sempre te a fare la giusta informazione. Quindi stiamo tutti tranquilli.
    Aspettiamo con fremito i tuoi grafici…[/quote]

    perché: i linche a’filmini no?!? :dry:
    ma dici bene: e meno male che c’è il docche… CHE FA SCENZA!!! ;)
    che fra tanto fumo un popo’ d’arrosto ogni tanto salta fuori, a lenì la fame di sapere della meglio gioventù… :evil: :laugh:

    dov’erimo rimasti? :huh:
    che dicevo al dottor puppasedani che la calce un è solo la calcina?

    ne è certo la forma più conosciuta, ma non quella più utilizzata: stesso discorso per la poltiglia bordolese in agricoltura: il verderame, il ramato… nell’occhio de Il Ciclone:

    ma vedremo nella prossima gli usi in agricoltura che vanno per la maggiore.
    ancora un par di considerazioni di carattere generale.

    a) intanto che, bonatti docet, col carbonato di calcio un si fanno solo i leganti (calce, cemento) ma anco gl’inerti (polveri e granulati): per cui la modesta percentuale relativa al settore costruzioni nel grafico da cui sono partito:

    che è riferita esclusivamente all’impiego della calce, va rivista tenendo conto anche di quest’ultimi, se ci si riferisce all’impiego del carbonato di calcio.
    ed ecco qui un altro bel grafico… tanto per tenersi buono il bonatti: :silly:

    rimane da chiedersi: in che quota il carbonato di calcio va in polveri e granulati (macinazione) e in che quota va in calce (cottura)? :unsure:

    questa è una buona questione: e anche il dentifricio è dietro d’angolo… B)

    per il resto credo che quelle quote d’impiego della calce per settore possano andare bene grossomodo anche per il carbonato di calcio…
    insomma mi sbaglierò, ma credo che il settore che possa risentire dello scarto più sensibile, trattando di carbonato di calcio piuttosto che di calce sia proprio quello edile, mentre in quello agricolo ad esempio si stanno affermando sempre più calce e derivati.
    vedremo poi che in entrambi i casi il quadro non è tuttavia ben definito, ma in continua evoluzione.

    b) e poi che quel grafico a torta, come suggerisce codesto articolo (interessanti anche le altre pagine del sito), può calzare per un paese avanzato: mentre la distribuzione delle quote di impiego (in particolare quelle relative all’edilizia e all’agricoltura) varia significativamente nei paesi in via di sviluppo.

    c) infine: quell’articolo mi ha un popoino declassificato la calce: che a quanto pare, petrolio a parte, è al secondo posto dei composti chimici più maneggiati dalla specie umana: in pole position sarebbe… l’acido solforico… :blink: :woohoo:

    è proprio vero: un si finisce mai d’anda’ a squola…
    sisiziocane :P

    #27924

    Luca
    Partecipante
    [th]Carbonato di Calcio CaCO3[/th][th]18/07/2016 18:18[/th][th]#26583[/th]

    du’ parole sull’impiego del carbonato di calcio e della calce nel settore ambientale: una bella fetta della torta.

    al tempo de’ mì nonni (e anco prima, vedrai) la calce era d’uso assai comune e, oltre che per murare e imbiancare, veniva impiegata nei campi per preparare la poltiglia bordolese mischiandola col solfato di rame, oppure schietta per pitturare i tronchi degli alberi da frutto: a questo modo, come disinfettante, veniva data anco nella stalla e nel pollaio.

    e nella stalla e nel pollaio ci entra anco in altro modo: co’ mangimi per le bestie (integratore alimentare).

    ma l’impiego più massiccio in agricoltura credo sia nella fertilizzazione dei terreni: qui il carbonato di calcio e la calce entrino come ammendanti e correttivi, migliorando nel contempo l’efficienza (biodisponibilità) dei concimi.

    come ammendanti per migliora’ la struttura fisica, la tessitura del terreno, rendendolo ad esempio più drenante.

    come correttivi per corregge’ in particolare l’acidità del terreno: la maggior parte delle colture abbisogna infatti di un pH grossomodo neutro, ma il concorso di fattori naturali (tipologia del suolo e dilavamento), ambientali (inquinamento delle falde, piogge acide) ed errate pratiche agronomiche (sbilanciata o eccessiva concimazione) porta ad una eccessiva acidificazione dei terreni dimolto nociva allo sviluppo delle colture.

    la calcitazione (liming) è allora la somministrazione di calce o di carbonato di calcio ai terreni per neutralizzare la reazione acida di un terreno assicurando quelle condizioni fisico-chimiche ottimali per una corretta nutrizione delle colture.
    le dosi indicative, in relazione alla tessitura del terreno (da sabbioso a argilloso), vanno da 1,5 a 3 tonnellate/ettaro per la calce e circa il doppio per il carbonato di calcio.
    l’uso della calce è preferito (non credo in agricoltura biologica) per la maggiore rapidità ed efficenza.

    al di fuori dell’agricoltura la calcitazione (liming) viene praticata anche in foreste e laghi dove le piogge acide abbino apportato danni sensibili a flora e fauna.

    altro forte campo d’impiego in via d’espansione è quello del trattamento dell’acqua, della depurazione delle acque reflue e del trattamento dei fanghi… come del filtraggio dei fumi industriali, degli inceneritori e delle centrali elettriche a carbone, per neutralizzare le emissioni di biossido di zolfo ( > piogge acide)… e nella reazione si produce: gesso! :woohoo:

    alla prossima.

    #27925

    Luca
    Partecipante
    [th]Carbonato di Calcio CaCO3[/th][th]01/08/2016 18:39[/th][th]#26719[/th]

    prima di passare ad altro una piccola questione riguardo le possibili alternative ecologiche all’impiego del carbonato di calcio nella desulfurazione dei fumi in particolare delle centrali termoelettriche:

    …Si tratta di scegliere; o meglio si tratta di ragionare per poter rispondere con scienza e coscienza alla seconda domanda di premessa. Vale a dire che si deve e si può trovare la mediazione possibile tra le ragioni dell’economia e quelle dell’ecologia. Non è ammissibile e non è logico né economico continuare ad usare la paleotecnica – i vecchi metodi di produzione – quando la neotecnica può offrire alternative meno impattanti e distruttive ed anche meno dispendiose.
    Anche in questo caso, per fare un esempio concreto, limitiamoci a considerazioni relative all’uso del carbonato di calcio per le centrali che ancora bruciano carbone e olio combustibile per produrre energia.
    Il carbonato di calcio in polvere viene utilizzato in massicce quantità per limitare le emissioni di SO2 (l’anidride solforosa) che altrimenti verrebbe sversata in atmosfera. Lo zolfo, presente nei fumi di combustione sotto forma, appunto, di SO2 viene in gran parte eliminato (fino all’80-90%) se filtrato con CaCO3 (il carbonato di calcio). Per tutto il tempo che impiegano per uscire dalla camera di combustione i fumi vengono in contatto con il calcare e l’ossigeno dell’aria immessa nella torre di abbattimento; possono così verificarsi delle reazioni chimiche che trasformano l’anidride solforosa in solfato di calcio, CaSO4, cioè in gesso, che viene estratto dal fondo della torre mentre i fumi, il cui contenuto di zolfo si è alquanto ridotto, sono avviati alla ciminiera della centrale termoelettrica.
    Uno dei tanti problemi che questo tipo di desolforazione presenta è che un impianto da 1000 Megawatt richiede circa 80.000-90.000 tonnellate all’anno di carbonato di calcio! E produce circa 130.000 tonnellate di gesso da smaltire (per inciso, il gesso nobile costituisce la materia prima per l’industria del cemento!).
    Sono da tener presenti, inoltre, il grande consumo d’acqua (migliaia di litri al minuto); il consumo enorme di energia per ottenere la desolforazione; gli intasamenti e la corrosione che riducono notevolmente l’affidabilità complessiva dell’impianto e ne innalzano il costo totale. Ed ancora: buona parte del gesso prodotto va conferito in discarica, solo in piccola parte ha usi industriali e può essere rivenduto alle imprese del settore edie…
    Tutto ciò induce a ritenere che l’uso massiccio del carbonato di calcio (marmo bianco polverizzato delle nostre Apuane) per le megacentrali termoelettriche non possa costituire la sola e definitiva soluzione del problema della desolforazione; e che sia da ricercare e trovare l’alternativa.
    La pensa in questo modo anche il Prof. Maurizio Caselli, docente di Chimica Analitica Strumentale e Chimica dell’Ambiente presso l’Università di Bari, uno dei massimi esperti di inquinamento atmosferico.
    Egli sostiene che, invece di distruggere le montagne per attivare il metodo detto a calcare/gesso il quale, come già descritto, comporta pesanti problemi d’impatto ambientale e paesaggistico, è possibile utilizzare un metodo catalitico meno invasivo, ricorrendo cioè al pentossido di vanadio per trasformare l’anidride solforosa in anidride solforica. Quest’ultima non deve essere ovviamente immessa in atmosfera ma deve essere prima trasformata a sua volta in acido solforico che ha molti e importanti impieghi industriali ed è un grande business per chi lo produce…
    Per desolforare i fumi in modo più economico e con meno danni per l’ambiente, quindi, il Prof. Caselli sostiene che al posto del carbonato di calcio possono essere anche utilizzati, quali reagenti, l’ossido di calcio, il carbonato di sodio e l’ossido di magnesio, che si trovano sul mercato delle materie prime-seconde a prezzi interessanti.
    In questo modo le nostre Apuane sarebbero quanto meno e molto meno depredate, capitozzate e immiserite per l’attuale spropositato business del carbonato di calcio che, sia chiaro, deve e dovrà derivare soltanto dai detriti della escavazione-lavorazione contingentata dei blocchi di marmo.

    Carrara, 12 ottobre 2010 ITALIA NOSTRA Sezione Apuo-Lunense

    ora, non sono un professore di chimica… ma abbiamo visto che l’ossido di calcio non è che la calce, uguale carbonato di calcio cotto
    e leggo che il carbonato di sodio si ottiene col metodo Solvay facendo reagire carbonato di calcio e sale marino

    insomma in questi casi si ricorrerebbe comunque al carbonato di calcio…
    qualcuno mi sà spiegare allora come funziona questa alternativa ecologica al carbonato di calcio ?!? :huh: :unsure:

    #27926

    Luca
    Partecipante
    [th]Carbonato di Calcio CaCO3[/th][th]02/08/2016 17:43[/th][th]#26727[/th]
    [quote=”bonatti”]…Io credo che tutti noi, bisognerebbe fare un bel passo indietro. L’economia mondiale dovrebbe andare di pari passo con il rispetto ambientale e della salute degli uomini…[/quote]

    e allora diciamo pure che bisognerebbe fare un bel passo avanti, no? ;)

    immagino che i procedimenti alternativi suggeriti richiedano quantità inferiori, oltre che di acqua e di energia (per non parlare delle ricadute ambientali collaterali)… anche di carbonato di calcio e derivati. :huh:

    e d’altra parte si legge che il magnesio è un elemento assai abbondante in natura: in particolare in forma di dolomite o carbonato di calcio e magnesio… e di magnesite o carbonato di magnesio: sì, quella piccola quota di roccia sbriciata che solitamente l’arrampicatori portino nella saccoccia attaccata dietro al culo.
    l’ossido di magnesio in questione si ottiene per calcinazione (cottura) della magnesite.

    ma intanto abbiamo già qualche cifra: per un siffatto impianto termoelettrico 80.000-90.000 tonnellate all’anno di carbonato di calcio :woohoo:
    qualcosa in più di quello che può entrare nel tubetto del dentifricio… e per non fà discorsi campati per aria qualche altro dato l’ho trovato:

    …il detrito di marmo, gli scarti di lavorazione che alimentano i “ravaneti”, cioè le discariche minerarie delle Apuane. Il detrito viene polverizzato in carbonato di calcio e impiegato per la produzione di plastiche, gomme, pneumatici, isolanti, vernici, colle, carta, prodotti chimici, farmaceutici, cosmetici e nell’edilizia. Solo per l’abbattimento degli ossidi di zolfo nelle emissioni di una centrale elettrica a carbone da 1.000 megawatt ne servono 50.000 metri cubi all’anno; 1.500 tonnellate all’anno per il dentifricio venduto in Italia; poi una quantità’ indefinita nei mangimi e negli alimenti…

    Massa, 02 luglio 2013
    Rosalba Lepore
    Ass. Amici delle Alpi Apuane
    Salviamo le Alpi Apuane

    che aiuta a farsi un’idea un po’ più concreta delle proporzioni in questione: 1.500 tonnellate/anno di carbonato di calcio per il mercato italiano del dentifricio… contro le 80.000-90.000 tonnellate/anno per una sola centrale termoelettrica… :blink: :woohoo:
    per non parlare delle altre quote d’impiego.

    alla prossima.

    #27927

    Luca
    Partecipante
    [th]Carbonato di Calcio CaCO3[/th][th]04/08/2016 08:09[/th][th]#26747[/th]

    e ora du’ parole sull’impiego della calce nel settore metallurgico: la fetta più consistente della torta.

    e per questa ragione sorprende di non trovare spesso e volentieri codesta voce nelle liste sommarie di impieghi del carbonato di calcio e derivati.

    come si è detto l’ampiezza di questa voce è variabile in funzione del tipo di economia di un paese: un indicatore può essere la produzione dell’acciaio, dato che la siderurgia pare sia il settore che ne assorbe in maggior quantità.
    oltre che in siderurgia la calce viene utilizzata nella produzione di altri metalli e leghe metalliche: come l’alluminio, il magnesio, l’oro, l’argento, il mercurio, il rame, l’uranio…

    basti sapere che l’Europa è il secondo maggior produttore al mondo di acciaio, mentre la Cina è al primo posto con quasi la metà della produzione mondiale, circa 700 milioni di tonnellate l’anno (2012).
    nel quadro europeo l’Italia è al secondo posto dopo la Germania.
    queste grossomodo le quote del mercato mondiale dell’acciaio:

    ma… che c’incastra la calce nella produzione dell’acciaio?!? :woohoo:

    c’è da sapere che se è tecnicamente possibile ottenere l’acciaio dal minerale ferroso con altre procedure che però non hanno un significativo peso commerciale, la procedura tradizionale, per un complesso di ragioni che lascio all’approfondimento personale, consiste in un metodo indiretto : si produce prima la ghisa (acciaio con tasso di carbonio all’incirca superiore al 2%) e da questa si ottiene l’acciaio per decarburazione ovvero riduzione del contenuto di carbonio e per rimozione delle impurità.
    la calce gioca un ruolo chiave soprattutto in questa seconda fase della lavorazione: legandosi alle impurità presenti, le fa precipitare come scorie facilmente asportabili.

    alla prossima.

    #27928

    Luca
    Partecipante
    [th]Carbonato di Calcio CaCO3[/th][th]07/08/2016 18:17[/th][th]#26783[/th]

    e ora du’ parole sull’impiego della calce nel settore dell’industria chimica: un’espressione che oggigiorno vuol dire di tutto e di più

    basti pensare alla produzione e impiego dei materiali plastici, una delle voci più significative del settore, per farsi un’idea di che si sta parlando.
    ma l’industria chimica non è solo questo, ma anche: fertilizzanti, alimentari, prodotti farmaceutici, fibre tessili, detergenti e cosmetici, vetro, carta e inchiostro, adesivi e sigillanti, coloranti e vernici, oli e grassi lubrificanti, esplosivi… :woohoo:

    un vero e proprio mondo… sotterraneo.
    e come noto agli speleo l’acetilene è un gas prodotto nella reazione dell’acqua col carburo di calcio : che si ottiene cuocendo carbonato di calcio e carbone coke.

    insomma, data la vastità e complessità dell’argomento e pe’ un infestà abbestia il fòrumme, lascierò all’approfondimento personale le ricerche specifiche, lasciatemi fà solo dú cenni:

    nella produzione delle materie plastiche, definite ufficialmente materiali polimerici che possono contenere altre sostanze finalizzate a migliorarne le proprietà o ridurre i costi, il carbonato di calcio e derivati vengono impiegati come additivi o, per dirla in modo tecnico, come cariche (inerti o riempitivi, attive o rinforzanti).

    nella produzione della carta la calce è un fattore chiave in diverse fasi della lavorazione.

    nella produzione del vetro e derivati (fibre di vetro, fibre ottiche) è uno degli ingredienti base della ricetta.

    nella concia delle pelli la calce spenta è impiegata nella fase di depilazione/calcinatura.

    :

    …Un’industria troppo spesso dimenticata, eppure l’industria conciaria italiana è tra le eccellenze manufatturiere più apprezzate al mondo, rappresenta il 17% dell’industria conciaria mondiale, basti pensare che ogni anno produciamo circa 129.000.000 metri quadrati di pellami finiti (fonte UNIC), per rendere l’idea, potremmo ogni anno ricoprire la superficie dell’intera Grecia con vera pelle…

    per non parlare della produzione dello zucchero per le torte del bonatti… :P

    e naturalmente… :whistle: …non dimentichiamoci :evil: del dentifricio!!! :woohoo:
    :laugh: :laugh: :laugh:

    #27929

    Luca
    Partecipante
    [th]Carbonato di Calcio CaCO3[/th][th]12/08/2016 13:26[/th][th]#26787[/th]

    e ‘ntanto che m’invio a taglià l’ultima fetta della torta, e anco pe’ rrinfrescà l’apprendimento, ecco qua un bell’opuscoletto informativo per tutti, ma in particolare per i terribili vecchietti e i bimbetti difficili:whistle: :P
    buona lettura!

    #27930

    Luca
    Partecipante
    [th]Carbonato di Calcio CaCO3[/th][th]14/08/2016 17:54[/th][th]#26790[/th]

    e ora du’ parole sull’impiego della calce nel settore dell’edilizia: una fetta sì bimbetta che guasi guasi un c’è manco gusto a prenderla in considerazione… ma facciamo quest’ultimo sforzo che siamo in dirittura d’arrivo B)

    dicevo in partenza che la modesta percentuale va senz’altro rivista tenendo conto dell’utilizzo non solo della calce, derivato di primaria importanza del carbonato di calcio, ma del carbonato di calcio nel suo complesso: vale a dire anche di quella quota x che va a finire direttamente sul mercato in forma di polveri e granulati.

    in effetti come rilevava il dottor puppasedani la calce come legante per uso edile in senso stretto, la calcina, ha un po’ fatto il sù tempo: a partire dal dopoguerra è stata infatti vieppiù soppiantata da leganti a base cementizia e semmai relegata nella nicchia del restauro e della bioedilizia… ma anche il cemento si fa col carbonato di calcio (circa 80%).

    per non parlare, aggiungeva il bonatti, degli inerti per calcestruzzo, stabilizzati e asfalto.

    …e non dimentichiamoci dei materiali refrattari (in primis altiforni!) e delle applicazioni del calcestruzzo cellulare (gasbeton e altri), un materiale che si sta diffondendo per le sue qualità meccaniche, fono/termo isolanti e facilità di lavorazione.

    una parola sull’impiego degli inerti di carbonato di calcio nella stabilizzazione dei terreni adibiti a infrastrutture (residenziali, industriali, stradali, ferroviarie, aeroportuali, canalizzazioni): a quanto pare anche in questo settore sta prendendo piede l’utilizzo della calce come consolidante, sì da evitare la rimozione di terre limo-argillose inadatte e la loro sostituzione con materia prima di cava.

    insomma come rivedere quelle percentuali che si è detto hanno un valore indicativo?

    e magari una mano può darcela quest’altro grafico un pelino più dettagliato relativo agli utilizzi della calce nella Comunità Europea:

    in questo caso accorpando le voci Construction e Civil Engineering si arriva ad un più rispettabile 18% per la voce edilizia.

    e questo è quanto. per ora.
    un bel lavoro però affettà codesta bella torta da oltre 300 milioni tonnellate/anno… :woohoo: …mondiali, s’intende!
    spero di un ave’ scritto troppe fregnacce… :unsure:
    grazie per i ringraziamenti :P e… via libera al dibattito!
    ciao
    Luca

    #27931

    Luca
    Partecipante
    [th]Carbonato di Calcio CaCO3[/th][th]14/08/2016 22:32[/th][th]#26791[/th]
    [quote=”docche”]…e questo è quanto. per ora…[/quote]

    già, dimenticavo: e se qualcuno volesse approfondire il lato oscuro del carbonato di calcio CaCO3, qualche spunto magari può darlo La terra bianca: Marmo, chimica e altri disastri, Giulio Milani, 2015:

    #27933

    Luca
    Partecipante

    appendice:

    I dentifrici e le cave di marmo di Carrara

    I dentifrici non hanno nulla a che fare con la distruzione delle cave di marmo pregiato di Carrara.

    In riferimento al servizio andato in onda nel corso del TG1 RAI delle 20,00 del 1 ottobre scorso ed alle riprese di altri mezzi di comunicazione nei quali si accusa l’industria cosmetica dei dentifrici di essere tra i principali responsabili della “selvaggia escavazione delle Alpi Apuane” per la produzione di carbonato di calcio, vogliamo rassicurare i consumatori che questa accusa è priva di ogni fondamento.

    A dimostrazione di questo, infatti, occorre tenere conto delle seguenti informazioni:

    La quantità di calcio carbonato impiegato nei dentifrici venduti in Italia in un anno è pari soltanto a circa 1.500 tonnellate.
    I quantitativi di marmo estratti ogni anno dalle cave delle Alpi Apuane sono pari a 5 milioni di tonnellate, così come riportato dai mezzi di comunicazione. Anche assumendo che tutto il carbonato di calcio usato nei dentifrici provenga da questa stessa fonte (scenario più pessimistico ma sicuramente non realistico), la quantità di calcio carbonato prodotto ed impiegato per scopi cosmetici è pari a circa lo 0,03% del totale di marmo estratto ogni anno.
    Nella realtà questo dato è sicuramente sovrastimato poiché il carbonato di calcio utilizzato per i dentifrici destinati al mercato italiano proviene anche da altri Paesi, come gli Stati Uniti, in una percentuale che varia di anno in anno secondo dinamiche di mercato.
    La grande maggioranza (più del 90%) dei dentifrici oggi sul mercato non contengono calcio carbonato come sostanza abrasiva per la pulizia dei denti.

    In conclusione, possiamo quindi affermare che l’accusa ai dentifrici di causare la “selvaggia distruzione delle cave di marmo” nelle Alpi Apuane non ha fondamento ed ha impropriamente coinvolto una categoria di prodotti che nulla ha a che fare con il reale problema della sostenibilità ambientale delle attività di escavazione nelle famose cave di marmo del carrarese.

    #51146

    Luca
    Partecipante
    #51156
    alberto
    alberto
    Partecipante

    cordino di collegamento per le picche

    non è etico  e non lo uso

    barette super energetiche
    bibita energetica

    inceppano l’intestino, meglio una fetta di scarpaccia. Naturalmente quella Camaiorse e non Viareggina. Poi acqua di fonte. Ma non dello Zeppolino perchè c’è la marmettola e poi  ti vengono i calcoli ai reni.

    visiera protettiva per il casco

    mai usata, ne avuta.

     

    • Questa risposta è stata modificata 2 mesi, 1 settimana fa da alberto alberto.
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