Ripristino e/o schiodatura vie

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  • Questo topic ha 215 risposte, 13 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 7 anni, 1 mese fa da Anonimo.
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  • #22912
    Anonimo
    Ospite

    [quote=”bonatti” post=25132]

    il DIALOGO a cui fa riferimento Enrico è una gran bella cosa non lo nego , sarebbe il massimo. ma presuppone apertura da amo le parti e sinceramente dialogo sempre e comunque non ci credo . Sinceramente mi sembra un pò da ingenui.
    A dimostrarlo la realtà dei fatti e non i miei discorsi.

    [/quote]

    ……

    #22923
    alebiffi86
    Partecipante

    Vorrei fare anch’io una precisazione per quanto riguarda il discorso “duri e puri “: non ritengo affatto di appartenere alla categoria; non ho nessun problema ad ammettere che sono un alpinista MEDIOCRE, infatti quando sono allenato parecchio arrivo a mala pena al 6b e qualche giorno fà non sono passato sul primo tiro di Hasta la vista (6a); ma nonostante questo mi ritengo un Alpinista, se siamo daccordo sul significato del termine; alpinismo per me è soprattutto avventura, vivere l’ambiente selvaggio in maniera il più possibile autonoma e nel fare questo misurarsi (con se stessi),mettere alla prova le proprie capacità e conoscenze; questo può essere fatto sia sul terzo che sull’ottavo…non è il grado che m’interessa ma il COME; infatti se guardiamo ai grandi della storia essi hanno dimostrato che alpinismo si può fare in verticale ma anche in orizzontale; è alpinismo attraversare il Gobi,l’antartide,il sahara,ecc… a patto che lo si faccia in determinate condizioni; quando Messner afferma che la componente fondamentale dell’alpinismo è l’esposizione (al pericolo) ha ragione ma quest’esposizione non è l’obbiettivo che ci poniamo ma la diretta conseguenza dell’affrontare un avventura in luoghi selvaggi nell’autonomia più totale; ne consegue che il pilastro diventa non il rischio (mero “effetto collaterale”) ma l’autonomia ed è proprio questa che dobbiamo difendere ad ogni costo se vogliamo che l’alpinismo TRADIZIONALE sopravviva; divieti emanati da sindaci e prefetti, rifugi sorti come funghi, funivie, strade,telefoni satelittari, spittature seriali,GPS,reati di valanga colposa, sono tutte cazzate che distruggono quest’attività alla base eliminando proprio quella componente di autonomia che consente al singolo di esporsi e mettersi alla prova; stiamo perdendo un tesoro inestimabile, non ci rendiamo conto che quest’arte dell’inutile è quanto di più necessario in una società che ci vuole totalmente privi di introspezione e condanna l’individualismo (cercando di far passare l’errata equazione individualismo=egoismo); si, perchè che ci si creda o no l’alpinismo ha dà sempre anche una componente spirituale,contemplativa,di riconciliazione con l’assoluto e credo che di questo ci sia davvero bisogno; a chi mi accusa di essere un individualista rispondo che è vero,lo sono con tutto il cuore: non credo nelle masse,nella società,nella gobalizzazione; credo invece nell’evoluzione personale e nell’autorealizzazione, componenti fondamentali per diventare dei veri esseri umani e mettersi al servizio; i “pecoroni” non sono utili a nessuno, ne a se stessi ne al mondo…prima “ci si trasforma in se stessi” poi si potrà essere utili a qualcuno.
    La montagna in questo è grande maestra: nell’imparare a farsi carico di sè, nel gestire il pericolo,nel conoscersi, tutte cose che quest’era stà spazzando via.
    In effetti per me non si tratta di un passatempo ma di uno stile di vita e posso anche ammettere che riempie tanti vuoti che ho dentro..ma non ci vedo nulla di male..ognuno trova il suo rifugio, la sua casa, il suo sentiero del cuore…qui io cammino,guardando,guardando,senza fiato;

    #22924
    Anonimo
    Ospite

    bravo Ale…e bello l’esempio di Bonatti…

    #22946
    Giovanni
    Partecipante

    [quote=”alebiffi86″ post=25140]Vorrei fare anch’io una precisazione per quanto riguarda il discorso “duri e puri “: non ritengo affatto di appartenere alla categoria; non ho nessun problema ad ammettere che sono un alpinista MEDIOCRE, infatti quando sono allenato parecchio arrivo a mala pena al 6b e qualche giorno fà non sono passato sul primo tiro di Hasta la vista (6a); ma nonostante questo mi ritengo un Alpinista, se siamo daccordo sul significato del termine; alpinismo per me è soprattutto avventura, vivere l’ambiente selvaggio in maniera il più possibile autonoma e nel fare questo misurarsi (con se stessi),mettere alla prova le proprie capacità e conoscenze; questo può essere fatto sia sul terzo che sull’ottavo…non è il grado che m’interessa ma il COME; infatti se guardiamo ai grandi della storia essi hanno dimostrato che alpinismo si può fare in verticale ma anche in orizzontale; è alpinismo attraversare il Gobi,l’antartide,il sahara,ecc… a patto che lo si faccia in determinate condizioni; quando Messner afferma che la componente fondamentale dell’alpinismo è l’esposizione (al pericolo) ha ragione ma quest’esposizione non è l’obbiettivo che ci poniamo ma la diretta conseguenza dell’affrontare un avventura in luoghi selvaggi nell’autonomia più totale; ne consegue che il pilastro diventa non il rischio (mero “effetto collaterale”) ma l’autonomia ed è proprio questa che dobbiamo difendere ad ogni costo se vogliamo che l’alpinismo TRADIZIONALE sopravviva; divieti emanati da sindaci e prefetti, rifugi sorti come funghi, funivie, strade,telefoni satelittari, spittature seriali,GPS,reati di valanga colposa, sono tutte cazzate che distruggono quest’attività alla base eliminando proprio quella componente di autonomia che consente al singolo di esporsi e mettersi alla prova; stiamo perdendo un tesoro inestimabile, non ci rendiamo conto che quest’arte dell’inutile è quanto di più necessario in una società che ci vuole totalmente privi di introspezione e condanna l’individualismo (cercando di far passare l’errata equazione individualismo=egoismo); si, perchè che ci si creda o no l’alpinismo ha dà sempre anche una componente spirituale,contemplativa,di riconciliazione con l’assoluto e credo che di questo ci sia davvero bisogno; a chi mi accusa di essere un individualista rispondo che è vero,lo sono con tutto il cuore: non credo nelle masse,nella società,nella gobalizzazione; credo invece nell’evoluzione personale e nell’autorealizzazione, componenti fondamentali per diventare dei veri esseri umani e mettersi al servizio; i “pecoroni” non sono utili a nessuno, ne a se stessi ne al mondo…prima “ci si trasforma in se stessi” poi si potrà essere utili a qualcuno.
    La montagna in questo è grande maestra: nell’imparare a farsi carico di sè, nel gestire il pericolo,nel conoscersi, tutte cose che quest’era stà spazzando via.
    In effetti per me non si tratta di un passatempo ma di uno stile di vita e posso anche ammettere che riempie tanti vuoti che ho dentro..ma non ci vedo nulla di male..ognuno trova il suo rifugio, la sua casa, il suo sentiero del cuore…qui io cammino,guardando,guardando,senza fiato;[/quote]

    Fino ad ora me ne ero sono rimasto in disparte per diversi motivi, che provo a riassumere: non sono un rocciatore, nel senso che soltanto di rado ho fatto vie di roccia vere con un grado oltre il IV (ne cito alcune: Diedro sud al Pizzo d’Uccello, la cresta dei bimbi e il piccolo Procinto, la Bimba, Torre Francesca, via del Grillo al Monte Alto …) e vado in falesia non regolarmente, soprattutto dopo un infortunio al ginocchio (al massimo comunque ho aperto da primo dei 5c), ma nono sono intervenuto prima soprattutto perché conoscendo personalmente alcuni degli amici intervenuti nel dibattito, anche su posizioni diverse, volevo capire il loro punto di vista e comprendere le ragioni per cui fosse nato questo scontro. Conosco molto bene rip32 e so che il suo non era un intervento polemico, ma piuttosto stimolatore: le sue sono domande lecite e credo che infatti le migliori risposte siano arrivate ai suoi dubbi. Mi dispiace invece leggere quello che scrive Dini: certi discorsi falli dal barbiere o con qualcun altro. Parlare di donne, tarallucci & co. è veramente da livello basso, ma basso veramente. Comunque il motivo principale per cui ho deciso di scrivere è la risposta che ho riportato di Ale: io la penso esattamente come lui. L’alpinismo (concetto che, come dice giustamente Enrico, non ha limiti di significato ben delineati) è avventura, soprattutto se fatto non come un gioco, non come uno sport, non come un “alle 18 devo essere a casa che inizia Juve-Milan”. Uno spit fa la differenza? Magari per me no, per te sì, per me 10 sì, per lui no. L’ideale sarebbe lasciare tutto come prima e lasciare la montagna rispettandola, citando il Manolo ascoltato a Sarzana. L’alpinismo è perdersi ed essere capaci di ritrovarsi. Sono un alpinista? Sicuramente come ho già detto non sono un rocciatore. Sono sicuramente un escursionista e penso di buon livello. Mi piace la fatica, la neve e il ghiaccio. Non apro il 6a, ma forse alpinismo significa anche che il tuo compagno di arrampicata è stanco per due passaggi tecnici a 60° in un canale sperduto di montagne che non conosci lontane da casa, oltrepassarlo e sprofondare nella neve fresca fino alla vita fino all’uscita, darsi la mano, bere un té, e capire come scendere ora da quella montagna che non sarà un ottomila, ma comunque tremila metri non sono mai pochi. Ma anche partire da giovani inesperti e provare per il gust dell’avventura a fare la Nattapiana, come ho fatto con rip 32. Per me quindi l’alpinismo è questo: perdersi ed essere capaci di ritrovarsi; spittare tutto significa sminuire ciò.

    #22947
    alberto
    Partecipante

    Anche Manolo ha messo gli spit in montagna ad esempio sulla via NUREYEV da lui aperta al Sass Maor nelle Pale di San Martino ma non solo . Anche su CANI MORTI altra via da lui aperta sempre in Dolomiti.
    Sulla prima credo addirittura calandosi dall’alto. Sulla seconda invece rigorosamente da basso e usando solo i fix senza fr. dadi , chiodi normali o ganci.

    Ma Manolo è anche quello di Supermatita sempre ad Sass Maor.

    Sull’affermazione che l’alpinismo “è perdersi per poi ritrovarsi” mi ci vedo totalmente . Insomma è avventura, incertezza, rischio, esplorazione, paura, gioia, condivisione, affiatamento. ma anche solitudine.

    Qui comunque non si sta discutendo “spit si, spit no”. Ma del fatto di togliere spit ed attrezzature varie dove in origine non c’erano.

    E se metto lo spit dove prima non c’era eccome se fa la differenza !! fa una enorme differenza. E non mi si venga a dire “al limite non lo usi”.
    Perchè il solo fatto di sapere che c’è mi fa decidere di tentare oppure no.
    Quindi si cambiano le regole del gioco.

    Alpinismo non è il 6a oppure l’ 8a. Alpinismo è salire una montagna, una parete , nella stagione estiva o in quella invernale, cercando il FACILE NEL DIFFICILE.
    Cercando di adattarsi il più possibile alla montagna.
    Non è il grado che conta ma come lo fai

    #22948
    Giovanni
    Partecipante

    Spit & Manolo: sì, lo ha ricordato anche a Sarzana. Non si è nascosto, anzi. In effetti anche nella penultima uscita al Cavallo & Contrario abbiamo trovato spit veramente incomprensibili.

    #22949
    alberto
    Partecipante

    non è salire una montagna, una parete che conta.

    Ma come lo fai !

    #22951
    alberto
    Partecipante

    altre opinioni:

    “Se è vero che l’arte permea e circonda più aspetti di una stessa attività, anche l’alpinismo, se vissuto seguendo alcune importanti regole, può essere considerato una forma d’arte. La sola cosa che conta è il gesto puro del movimento veloce, sicuro ed elegante. La ricerca continua ed incessante della linea nitida e perfetta deve essere la prerogativa di chi vuol fare di se un’artista della verticalità. Più materiale viene usato meno artistico è il gesto; alla pari del grande pittore che anche con la tavolozza priva di vivaci colori è in grado di disegnare uno splendido fiore, così l’alpinista deve essere in grado di lasciarsi alle spalle le facili scorciatoie che la moderna tecnologia può garantire.”

    “Nei luoghi dove la violenza del vento è così forte da strappare turbinanti frammenti di luce alle stelle, si valicano le porte di un mondo arcaico entrando liberamente in una zona piena di rischi. “ L’arte del grande alpinismo è non morire in questi luoghi e non sarebbe un’arte se la morte non fosse una possibilità”.

    a proposito del citato PREUSS questo è quello che dice Messner:

    “Le reliquie che conservo nei miei musei sono la dimostrazione che gli uomini non sono mai stati perfetti nei loro gesti artistici verso la montagna. Paul Preuss scrisse che l’impiego del mezzo artificiale non deve assurgere a fondamento della propria scalata ma dev’essere un rimedio di emergenza, perché l’uso della staffa o del gancio dimostrerebbe l’intenzione di voler oltrepassare i propri limiti. Io conservo da più di cinquant’anni il martello di Preuss. Il fatto che il teorico di un alpinismo pulito e quindi artistico usasse chiodi e martello è una contraddizione enorme ma, anziché sminuirne la portata io credo che siano proprio queste incoerenze che rendono davvero umana una persona. Mostrando gli oggetti del passato cerco di raccontare l’alpinismo dandogli una dimensione più sincera e non eroica”.

    #22955
    alebiffi86
    Partecipante

    [quote=”GiovanniTecchia” post=25151][quote=”alebiffi86″ post=25140]Vorrei fare anch’io una precisazione per quanto riguarda il discorso “duri e puri “: non ritengo affatto di appartenere alla categoria; non ho nessun problema ad ammettere che sono un alpinista MEDIOCRE, infatti quando sono allenato parecchio arrivo a mala pena al 6b e qualche giorno fà non sono passato sul primo tiro di Hasta la vista (6a); ma nonostante questo mi ritengo un Alpinista, se siamo daccordo sul significato del termine; alpinismo per me è soprattutto avventura, vivere l’ambiente selvaggio in maniera il più possibile autonoma e nel fare questo misurarsi (con se stessi),mettere alla prova le proprie capacità e conoscenze; questo può essere fatto sia sul terzo che sull’ottavo…non è il grado che m’interessa ma il COME; infatti se guardiamo ai grandi della storia essi hanno dimostrato che alpinismo si può fare in verticale ma anche in orizzontale; è alpinismo attraversare il Gobi,l’antartide,il sahara,ecc… a patto che lo si faccia in determinate condizioni; quando Messner afferma che la componente fondamentale dell’alpinismo è l’esposizione (al pericolo) ha ragione ma quest’esposizione non è l’obbiettivo che ci poniamo ma la diretta conseguenza dell’affrontare un avventura in luoghi selvaggi nell’autonomia più totale; ne consegue che il pilastro diventa non il rischio (mero “effetto collaterale”) ma l’autonomia ed è proprio questa che dobbiamo difendere ad ogni costo se vogliamo che l’alpinismo TRADIZIONALE sopravviva; divieti emanati da sindaci e prefetti, rifugi sorti come funghi, funivie, strade,telefoni satelittari, spittature seriali,GPS,reati di valanga colposa, sono tutte cazzate che distruggono quest’attività alla base eliminando proprio quella componente di autonomia che consente al singolo di esporsi e mettersi alla prova; stiamo perdendo un tesoro inestimabile, non ci rendiamo conto che quest’arte dell’inutile è quanto di più necessario in una società che ci vuole totalmente privi di introspezione e condanna l’individualismo (cercando di far passare l’errata equazione individualismo=egoismo); si, perchè che ci si creda o no l’alpinismo ha dà sempre anche una componente spirituale,contemplativa,di riconciliazione con l’assoluto e credo che di questo ci sia davvero bisogno; a chi mi accusa di essere un individualista rispondo che è vero,lo sono con tutto il cuore: non credo nelle masse,nella società,nella gobalizzazione; credo invece nell’evoluzione personale e nell’autorealizzazione, componenti fondamentali per diventare dei veri esseri umani e mettersi al servizio; i “pecoroni” non sono utili a nessuno, ne a se stessi ne al mondo…prima “ci si trasforma in se stessi” poi si potrà essere utili a qualcuno.
    La montagna in questo è grande maestra: nell’imparare a farsi carico di sè, nel gestire il pericolo,nel conoscersi, tutte cose che quest’era stà spazzando via.
    In effetti per me non si tratta di un passatempo ma di uno stile di vita e posso anche ammettere che riempie tanti vuoti che ho dentro..ma non ci vedo nulla di male..ognuno trova il suo rifugio, la sua casa, il suo sentiero del cuore…qui io cammino,guardando,guardando,senza fiato;[/quote]

    Fino ad ora me ne ero sono rimasto in disparte per diversi motivi, che provo a riassumere: non sono un rocciatore, nel senso che soltanto di rado ho fatto vie di roccia vere con un grado oltre il IV (ne cito alcune: Diedro sud al Pizzo d’Uccello, la cresta dei bimbi e il piccolo Procinto, la Bimba, Torre Francesca, via del Grillo al Monte Alto …) e vado in falesia non regolarmente, soprattutto dopo un infortunio al ginocchio (al massimo comunque ho aperto da primo dei 5c), ma nono sono intervenuto prima soprattutto perché conoscendo personalmente alcuni degli amici intervenuti nel dibattito, anche su posizioni diverse, volevo capire il loro punto di vista e comprendere le ragioni per cui fosse nato questo scontro. Conosco molto bene rip32 e so che il suo non era un intervento polemico, ma piuttosto stimolatore: le sue sono domande lecite e credo che infatti le migliori risposte siano arrivate ai suoi dubbi. Mi dispiace invece leggere quello che scrive Dini: certi discorsi falli dal barbiere o con qualcun altro. Parlare di donne, tarallucci & co. è veramente da livello basso, ma basso veramente. Comunque il motivo principale per cui ho deciso di scrivere è la risposta che ho riportato di Ale: io la penso esattamente come lui. L’alpinismo (concetto che, come dice giustamente Enrico, non ha limiti di significato ben delineati) è avventura, soprattutto se fatto non come un gioco, non come uno sport, non come un “alle 18 devo essere a casa che inizia Juve-Milan”. Uno spit fa la differenza? Magari per me no, per te sì, per me 10 sì, per lui no. L’ideale sarebbe lasciare tutto come prima e lasciare la montagna rispettandola, citando il Manolo ascoltato a Sarzana. L’alpinismo è perdersi ed essere capaci di ritrovarsi. Sono un alpinista? Sicuramente come ho già detto non sono un rocciatore. Sono sicuramente un escursionista e penso di buon livello. Mi piace la fatica, la neve e il ghiaccio. Non apro il 6a, ma forse alpinismo significa anche che il tuo compagno di arrampicata è stanco per due passaggi tecnici a 60° in un canale sperduto di montagne che non conosci lontane da casa, oltrepassarlo e sprofondare nella neve fresca fino alla vita fino all’uscita, darsi la mano, bere un té, e capire come scendere ora da quella montagna che non sarà un ottomila, ma comunque tremila metri non sono mai pochi. Ma anche partire da giovani inesperti e provare per il gust dell’avventura a fare la Nattapiana, come ho fatto con rip 32. Per me quindi l’alpinismo è questo: perdersi ed essere capaci di ritrovarsi; spittare tutto significa sminuire ciò.[/quote]

    Ciao Giò! grazie per aver citato quella splendida esperienza! fù davvero una bella avventura anche se non era nulla di estremo ma per come l’avevamo vissuta senz’altro quello era Alpinismo! :)

    #22962
    alberto
    Partecipante

    un pensieroso Lorenzo Massarotto per tutti il “potente MASS”

    «Sembrava un problema ormai superato e invece i chiodi a pressione stanno tornando a galla. Ho saputo che qualcuno li ha usati di recente per aprire delle vie nuove perfino sulla Sud della Marmolada, dove di itinerari ce ne sono già oltre cinquanta. Non capisco proprio questa mania di forzare la montagna a tutti i costi! Mica ce l’ha ordinato il dottore, di aprire vie nuove!». E poi: «L’alpinismo è per me una questione soggettiva imperniata sul rapporto che ho instaurato con la montagna. Potrei definirlo un mezzo che mi ha aiutato a capire me stesso come anche un gioco che mi ha aperto intimamente nuovi orizzonti. Lo considero però un gioco con delle regole che, anche se non sono scritte in nessuno statuto, dovrebbero essere conosciute e tacitamente accettate dalla maggior parte degli alpinisti, perché è molto importante rispettare la montagna. Vincere una parete non è lo stesso che violentarla… Per fare veramente il settimo grado, e trovare magari l’ottavo, bisogna saltare al di là di una barriera che si chiama sicurezza. Bisogna mettersi in pari con l’anima… Bisogna che ci siano delle spinte interne che giustifichino il rischio al quale si va incontro. Montagna come mezzo e non come attrezzo».

    #23608
    Nicolò
    Partecipante

    ho visto la corda fissa gialla sul pilastro, sembra una variante tecnica allo zoccolo, cercavo notizie sul forum ed ho visto che non scrive più nessuno. ch’è successo? poi si parla perfino di avvocati??? anche in montagna???? basta!!!!!!!!!!!!!

    #23609
    Anonimo
    Ospite

    cioè che è successo??

    #23610
    Nicolò
    Partecipante

    mi riferivo a questo, senza avercela con nessuno, non mi sono troppo inoltrato a leggere, ero solo curioso di quella corda gialla.. ciao a tutti

    #23611
    Nicolò
    Partecipante

    [quote=”bellatrix46″ post=24649]Salve a tutti
    nei giorni scorsi,per pura curiosità,mi sono preso la briga di consultare un amico avvocato in merito alla questione ripristino/schidatura delle vie di arrampicata e delle eventuali responsabilità nel caso che qualcuno,a causa di tali azioni,ne ricevesse danno(in parole povere,si facesse male)
    Ebbene la risposta,dopo un pò di riflessione,non lascia dubbi.
    Fossi in voi mi informerei bene prima di proseguire in queste azioni.
    Saluti L.[/quote]

    #23612
    alberto
    Partecipante

    [quote=”derrick” post=25699][quote=”bellatrix46″ post=24649]Salve a tutti
    nei giorni scorsi,per pura curiosità,mi sono preso la briga di consultare un amico avvocato in merito alla questione ripristino/schidatura delle vie di arrampicata e delle eventuali responsabilità nel caso che qualcuno,a causa di tali azioni,ne ricevesse danno(in parole povere,si facesse male)
    Ebbene la risposta,dopo un pò di riflessione,non lascia dubbi.
    Fossi in voi mi informerei bene prima di proseguire in queste azioni.
    Saluti L.[/quote][/quote]

    Derrick questa è la società della totale sicurezza.
    Oggi la gente vuole l’avventura (falsa) ma in totale sicurezza perchè oggi conta sopratutto il gesto.

    Hai visto l’ultima puntata di quella puttanata su RAI 2 che si chiama Monte Bianco ?

    hai visto come ci vanno in montagna anche se non ci sono le condizioni sicure? con l’elicottero!

    Con l’elicottero si sale saltando i tratti pericolosi del percorso. Poi una volta in cima, sempre con l’elicottero si scende.

    Ugualmente per le vie.

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