Enzo

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  • #52445
    Enzo
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    Lo Scarpone 1972 n. 12:

    PICCOLO ROCCANDAGIA

    Silvano Bonelli e Renzo Gemignani hanno tracciato la “via dei carrarini”, una diretta sulla parete di 370 metri del Piccolo Roccandagia, il 28 maggio scorso. Già avevano preparato la via sino a metà circa del percorso. Tempo d’arrampicata 9 ore; difficoltà di IV e V, A-1, 40 chiodi. Nel primo tratto strapiombi; nel secondo roccia instabile e molto pericolosa.

    #52324
    Enzo
    Partecipante

    Ciao Alessandro!

    Chi sono i due delle foto: tu e Andrea?

    Enzo

    #52197
    Enzo
    Partecipante

    Ciao Alberto,

    beh, dicci chi l’ha ripetuta. Tu?

    Enzo

    #51977
    Enzo
    Partecipante

    Grazie dell’interesse, Alberto!

    #51974
    Enzo
    Partecipante

    Ciao Gabriele,

    in serata Silvano caricherà il suo album su Youtube.

    Enzo

    #51972
    Enzo
    Partecipante

    Oggi nuova gita, con Silvano Rossi, in zona Girello ecc.. Da Casania lungo un sentiero non segnato per Resceto (scalinata sopra la piazza a ingresso paese) fino a incrociare la cresta S del Castagnolo in loc. Il Campo. Su per la cresta, bella, panoramica e non troppo impegnativa, con passaggi al massimo di I+; quasi sempre si può scegliere dove passare, aumentando o diminuendo quindi a piacere le (lievi) difficoltà. Tra l’altro s’incrociano varie tracce, e in particolare un bel sentiero di cavatori. Incrociato anche il raccordo tra i sentieri 154 e 161, si giunge ai piedi della q. 925.1, già sulla cresta che sale da Pian dei Santi. Tale quota non è salibile direttamente; a destra una traccia porterebbe facilmente al sent. 161; a sinistra altrettanto facilmente si raggiunge il filo di cresta verso valle. Noi siamo andati a sinistra e abbiamo sceso la cresta fino a Pian dei Santi.

    Informazioni per Gabriele: la traccia che, lato Forno, consente di aggirare un salto di cresta e salire al Girello, è ben individuabile e ben percorribile, ma non poi così larga come scrivevo, e anche piuttosto ripida, ma comunque senza difficoltà e breve. Giunti sotto la quota 684.1, saggiato il canalino sul filo (un passo iniziale delicato, abbiamo preferito non rischiare) e tralasciato il ripido ma facile canalino di paleo sulla sinistra a noi già noto, abbiamo questa volta esplorato il versante Forno, dove tracce più o meno chiare e continue traversano pendii ripidi tra radi alberi, finché non è possibile tornare al filo di cresta più o meno dove sbuca il canalino del lato opposto. Giudizio: variante sconsigliata in questo senso di marcia e ancora di più in senso opposto, cioè in discesa. Meglio il canalino di paleo.

    Enzo

    #51970
    Enzo
    Partecipante

    Bene! ci aggiorniamo alle nostre future uscite sul terreno.

    Enzo

    #51968
    Enzo
    Partecipante

    Ottimo!

    #51965
    Enzo
    Partecipante

    Porti buone notizie, Gabriele! la gita che avevo in mente comincia a diventare più concreta…

    Ti rispondo in ordine.

    Che dalla Faggia Grande si possa andare al Pesaro te lo confermo solo per sentito dire, perché io non l’ho mai fatto; in particolare so poco del tratto di bosco che dalla sella a monte del Pesaro, o dai suoi pressi, deve essere percorso per arrivare in cima. Ma mi risulta che ci dovrebbe essere una specie di traccia, e forse un ometto al suo inizio; e questo è incoraggiante.

    Il “mio” itinerario lo avevo appreso da altri: una buona soluzione che mi ha permesso di dare una prima occhiata al Pesaro, ma che non mi soddisfa per i motivi che sai.

    Conosco un Andrea di Colonnata, un tipo giovane esperto dei monti di Carrara: non sarà mica lui Andrea Bertanelli?

    La sella 725 è proprio quella della foto: ottima notizia che la si possa raggiungere con un aggiramento! è la soluzione alla maggiore criticità dell’itinerario che ipotizzavo.

    La “vera e propria traccia che collega il Pesaro alla Faggia Grande” è quella che abbiamo ipotizzato finora (dal culmine della Faggia Grande giù per cresta fino alla sella a monte del Pesaro e poi su nel bosco fino alla cima) o è addirittura una traccia trasversale che, da un qualche punto della dorsale della Faggia Grande, traversi il vallone interposto e raggiunga il famoso bosco? perché se così fosse sarebbe anche possibile, se lo si desiderasse, ridurre drasticamente il dislivello totale della gita.

    Enzo

    #51960
    Enzo
    Partecipante

    Ciao Gabriele,

    è sempre un piacere parlare con te di queste cose. Quello che riferisci da appassionati locali è molto interessante; ti faccio le mie considerazioni al riguardo.

    1) E’ vero che definivo “sconsigliabile” (per ravaneto scomodo, rovi, assenza di tracce) la via di salita che conosco: ma sconsigliabile per il comune escursionista, abituato a percorrere sentieri, facili o meno facili, segnati o no. Ma se non esistessero alternative “consigliabili”? se per esempio da nessuna parte esistessero tracce che portano sul Pesaro? e se, nonostante ciò, l’appassionato come te o me volesse comunque salire sul Pesaro? ecco che la cosa comincia a presentarsi in maniera diversa. E allora si può dire che la via di salita che descrivevo ha almeno due vantaggi: a) non ha vere difficoltà tecniche e si può fare sia in salita che in discesa; b) non ci sono contropendenze, e il dislivello tra punto di partenza e punto di arrivo (circa 600 m) equivale al dislivello da sobbarcarsi.

    2) Ho salito la dorsale della Faggia Grande: facile, ma comunque anch’essa senza sentiero. Non conosco il tratto di cresta da percorrere in discesa fino alla sella a monte del Pesaro, ma mi risulta e do per certo che si possa percorrere senza difficoltà. Il punto dolente, però, è il dislivello: da 1030 m c. (punto di congiunzione Faggia Grande – cresta del Pesaro) si deve scendere fino alla sella a monte del Pesaro (795 m c.) e anzi, mi risulta, fino a 750 m c. per poter entrare nel bosco e risalirlo fino al Pesaro. In altre parole si perdono 280 m di quota, che diventano 560 se si torna per la stessa via: si raddoppia quasi il dislivello dell’altro itinerario! se invece non si torna per la stessa via bisogna scendere per la via che ho percorso io, e allora saremmo alle solite.

    3) Secondo me la via più bella al Pesaro è – o sarebbe! – salire per filo di cresta fin dalla sella sopra la Crestola. Da lì fino alla quota 750 m c. si procede senza particolari problemi; il punto critico è la discesa alla sella sottostante (725 m c.). Esclusa la discesa diretta (spigolo quasi verticale, espostissimo e rotto), bisognerebbe scendere sul pendio di sinistra (lato Pulcinacchia) fino a riuscire a traversare a destra e raggiungere la sella. E’ possibile farlo? non lo so; il pendio è molto ripido, ma Mirto e i suoi per un po’ lo hanno sceso, salvo poi piegare a sinistra per tornare al punto di partenza. Se fosse possibile passare qui, poi si continuerebbe per cresta facile fino al Pesaro, da cui varrebbero le tue indicazioni: per bosco giù alla sella sottostante, per cresta alla congiunzione della Faggia Grande, e da lì giù al punto di partenza. Sarebbe una cosa spettacolare!

    Enzo

    #51957
    Enzo
    Partecipante

    Ciao Gabriele!

    Dalla “selletta sottostante” la quota 733.4 la traccia si vede benissimo; in questo senso di marcia è ovviamente a destra del filo, che qui è una parete. Ti confermo che la traccia è larga e facile, benché un pochino esposta, e anche molto breve.

    Alla selletta noi non siamo arrivati dal basso, e quindi non posso rispondere direttamente alla tua domanda in proposito; ma Mirto ci è arrivato dal sentiero sottostante, e credo quindi che non ci siano problemi.

    Non voglio convincerti per forza a fare il canalino, ma se ci vai con terreno asciutto non ci sono grosse difficoltà. Noi ieri venivamo dal basso (lato Casania) e in origine volevamo raggiungere la sella tra le q. 684.1 e 705.9, ma salendo abbiamo notato questo invitante canale di paleo e siamo andati a vedere, dopodiché abbiamo potuto salirlo e scenderlo anche se era bagnato: tutta un’altra cosa rispetto al “salto in discesa” dalla q. 684.1. Anche la discesa dalla q. 705.9 è breve e poco esposta, e credo anche che, allontanandosi dal filo di più di come abbiamo fatto noi, le (poche) difficoltà decrescano o addirittura si azzerino.

    Enzo

    #51955
    Enzo
    Partecipante

    Alcuni aggiornamenti su Cipolla, Girello ecc. dopo una gita fatta ieri in zona da me e Silvano Rossi.

    [Gabriele:] … si segue quindi senza difficoltà la cresta verso destra (est), superando alcuni dossi fino a una quota panoramica oltre la quale non è possibile proseguire a causa di un salto in discesa di una decina di metri.

    La quota panoramica è la q. 684.1. In effetti il salto in discesa non è consigliabile affrontarlo senza corda; ma la soluzione è un canalino di paleo che scende a destra dalla selletta che precede di una decina di metri il punto più alto: qui abbiamo costruito un ometto. Noi questo canalino lo abbiamo salito e sceso (con cautela) con terreno bagnato; a maggior ragione lo si può scendere con terreno asciutto, senza farsi spaventare, guardando dall’alto, da quello che sembra un salto, e che invece è solo un aumento di pendenza a metà canale. In fondo al canale altro ometto. Poi si torna sul filo e si procede senza problemi particolari. Dalla q. 705.9 si scende sulla destra con attenzione (tracce di capre tra roccette di I-II). La q. 733.4 (Girello secondo CTR; Cipolla o Zuccotto secondo “G.B.”, e quindi fonti locali) si sale tenendosi, all’inizio, a destra del filo; la discesa è da una focetta subito prima della cima, da cui una larga e facile traccia scende a sinistra nel bosco fino alla selletta sottostante.

    A questo punto conviene proseguire verso il Castagnolo! ne verrà fuori una splendida cavalcata di cresta, che si potrà iniziare fin da Pian dei Santi, e precisamente dall’omettone situato sul cosiddetto M. Cipolla della CTR, a quota 663.4, e quindi dal chiaro sentiero che lo raggiunge staccandosi dal sentiero CAI 154.

    Verso il Castagnolo la cresta prosegue a lungo facile; ci si tiene sempre sul filo: anche su una ripida quota scistosa (925.1?), dove le fatte di capre guidano su a diritto per una specie di scalinata su scaglie solidissime. La q. 948.4 (Girello secondo fonti locali), che da lontano ha un aspetto arcigno, la si sale senza difficoltà.

    Da un paio di queste ultime quote si cerca con perplessità la via di discesa: ma basta guardarsi intorno e la si trova subito. Da una quota si scende con un breve passo di roccia: due metri a destra in un canalino protetto (forse II).

    Finalmente si raggiunge la sella 904.6, dove si tocca il sent. CAI 161 proveniente da Resceto, con il quale si può salire al Castagnolo.

    Gita molto consigliabile, per escursionisti esperti ma senza vere difficoltà (forse II in un paio di passaggi).

    Enzo

    #51945
    Enzo
    Partecipante

    Mi sa che codesto misterioso “G.B.” sia una mia vecchia conoscenza…

    Il mio caro amico G.B. utilizza la vecchia carta CTR al 5.000, dove si trovano appunto le quote 733, 948, 684 e 705; rispettivamente: 733.4, 948.4, 684.1 e 705.9. La CTR al 5.000 non attribuisce nomi a nessuna di queste quote; penso che i nomi riferiti da G.B. provengano da fonti locali. La sua sistemazione (con relativa attribuzione di quote) a cime e foci mi sembra accettabile; ma la toponomastica è una faccenda complessa. Arbitrare tra i nomi locali e quelli della carte (in questo caso la CTR al 10.000) non è facile: le fonti locali e orali sono spesso in contraddizione tra di loro, e capita anche che alla stessa montagna gli abitanti di versanti diversi diano due nomi diversi, ambedue legittimi quindi; ad esempio, mi dicono che per i rescetini il Castagnolo NON è quello che noi escursionisti conosciamo come tale, e cioè la quota 1003.2 delle CTR al 10.000 e al 5.000 o la contigua quota 1010.6 m della CTR al 10.000, ma una quota più bassa e più a S, magari proprio la quota 948 di G.B.. Però abbiamo già scritto che il Cipolla della CTR è insignificante, e quindi può darsi benissimo che il “vero” Cipolla sia la quota 733.

    Aggiungo che nella tua foto, secondo me, dietro la quota 705 si vede anche la quota 733, che s’indovina la sella tra le due, e che tu, di fatto, le hai cerchiate ambedue.

    Circa l’itinerario di Mirto, tutto bene salvo che, a naso, lì non c’è nessuna “traccia da ritrovare” se non, casomai, di capre: del resto il terreno su quel versante sembra abbastanza facile, e basterà traversare al meglio abbassandosi quanto serve per evitare i salti della quota 684.

    Auguri anche a te (a G.B. li ho già fatti a voce)!

    Enzo

    #51941
    Enzo
    Partecipante

    A parziale correzione di quel che ho scritto sopra:

    ne Le cave di Massa pag. 23 (splendido libro!) Enrico Medda, ottimo conoscitore delle Apuane massesi, coautore del fondamentale Le strade dimenticate, scrive:

    “Osservando la valle dallo spiazzo asfaltato dove oggi si trova il bivio per il Vergheto, si vedono sul versante opposto i poggi del Bigione, dominati dagli appicchi del Monte Tallino (507 m); subito a monte sbocca la Valle di Celia, che nel suo ultimo tratto è chiusa a nord dal Colle dei Botticini (423 m) e a sud dal Poggio della Greppa”.

    Secondo Medda, quindi: Colle dei Botticini è la quota 422.5 m CTR situata a O della quota 460.9 m CTR; Poggio della Greppa (non Greppia) si trova sul lato opposto della valle di Celìa, e quindi in zona M. Tallino; sotto il M. Tallino si trovano questi poggi del Bigione, e la CTR riporta il toponimo Bigione a NO del M. Tallino; e lì si trova la quota 384.9 m CTR, che sarà appunto uno dei poggi di Bigione, e precisamente il Poggio della Greppa. Direi che tutto quadra.

    Enzo

    #51940
    Enzo
    Partecipante

    Complimenti Gabriele per la bella gita,

    prendo buona nota per una futura visita.

    Enzo

    Ciao Gabriele,

    dopo la gita che con Silvano Rossi e un altro amico ho fatto sopra Forno qualche giorno fa posso parlare di questi monti con maggiore cognizione di causa.

    M. TALLINO. Siamo partiti da una traccia non segnata che si stacca presto dal sent. 154: forse è quella indicata nella carta 4Land, o più probabilmente un’altra ancora più vicina alla partenza. In ogni caso siamo saliti a lungo su resti di sentiero tra terrazzamenti e ruderi; alla fine abbiamo raggiunto al meglio, senza difficoltà, il crinale tra Tallino e Pizzo dell’Acqua. Il solo vantaggio di questa soluzione è di abbreviare il percorso a/r verso il Tallino senza dovere attraversare due volte il Pizzo dell’Acqua.

    PIZZO DELL’ACQUA. Dalla sella a monte, verso la loc. Piazza dell’Acqua, anziché scendere alla case sottostanti ci siamo fatti attrarre da una bella traccia che traversava in quota; a un certo punto, però, scomparsa o quasi la traccia, abbiamo dovuto superare con molta cautela una zona alquanto scoscesa, oltre la quale abbiamo ritrovato una traccia orizzontale che ci ha portato a raggiungere il sent. 154 un po’ prima del Pizzo della Bandiera.

    PIZZO DELLA BANDIERA. Raggiungibile in pochi minuti dal sent. 154; ultimi metri, e cima, alquanto aerei. Merita la visita.

    M. CIPOLLA E M. GIRELLO. Te ne ha già parlato egregiamente Silvano a proposito del suo album fotografico sulla gita; ora aggiungo qualche altra considerazione.

    E’ vero che ambedue sono quotati dalla CTR, ma io non m’impiccherei alla sua autorità. Il cosiddetto M. Cipolla, se davvero è la quota 663.4 m CTR, sul terreno è del tutto insignificante, come hai visto tu stesso. Quanto al Girello, direi che è senz’altro la quota 733.4 m CTR che tu stesso hai cerchiato su una foto; certo è più interessante del cosiddetto M. Cipolla, ma alla fin fine è solo una quota della tante (alcune davvero notevoli) che salgono al M. Castagnolo; altre ancora, e di bell’aspetto, si trovano anche, come hai visto bene, dalla Piazza dell’Acqua ancora verso il Castagnolo. Hai voglia in questa zona a salire (provare a salire…) torrioni, cimette, pizzi e zucchi vari, anche se non hanno avuto il battesimo della CTR! se serve un nome stai tranquillo che i locali ce lo diranno senz’altro per ognuno di questi rilievi.

    Detto questo per ridimensionare il M. Girello, secondo me perde importanza il modo con cui si può salirlo; quanto al salto dopo la quota 705.9 m CTR, credo che non sarebbe impossibile percorrerlo, ma senza corda si rischia di ammazzarsi, e usare la corda lì quando si può passare altrove più facilmente ha poco senso. Silvano ti ha ben spiegato come ha raggiunto la cresta sommitale dal lato N già a monte del salto; Mirto Blasich il Girello lo ha certamente raggiunto con facilità dal versante S, ma sul suo proseguimento verso il M. Cipolla non sappiamo nulla, visto che non ha pubblicato né appunti né cartina, e che dalle foto non si ricava nessuna informazione utile: ma di sicuro con opportuni aggiramenti sul versante S si può passare senza problemi dall’uno all’altro.

    POGGIO DELLA GREPPIA. Questo toponimo si trova, senza quota, sulla carta 4Land ma non sulla CTR; presumibilmente è una località (forse un poggio caricatore) alle pendici di quello che la CTR chiama Colle dei Botticini (460.9 m); che io non ho salito, ma che mi risulta salibile facilmente da S e, con qualche difficoltà alpinistica, dalla cresta E (dal sent. 161).

    P.S. Percorrendo, al ritorno dalla nostra gita, la strada di Forno dalla casa socialista al cotonificio incombevano sulle nostre teste, appena al di là del Frigido, dei torrioni rocciosi imponenti e davvero arcigni, su uno dei quali spicca un pendio di paleo che definire vertiginoso è dire poco; la zona sembra più o meno quella a valle del Pizzo della Bandiera: può darsi che dal sent. 154, cercando verso valle, si trovi qualche invito promettente…

    Enzo

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