Pania Secca, prima invernale del Pilastro Montagna

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Questo argomento contiene 8 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Lorenzo 4 mesi, 1 settimana fa.

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  • #51208

    alberto
    Partecipante

     

    Pania Secca, prima invernale del Pilastro Montagna
    di Gianluigi Vaccari
    (Rassegna Alpina n. 9, marzo-aprile 1969)

    Tre ore circa per giungere all’attacco. Nove di arrampicata. Tre e mezza di discesa. Milleduecento metri di dislivello: settecento in un canalone, e cinquecento lungo un poderoso sperone con difficoltà (estive) di quarto e quinto grado e tratti di A1. Quindi altri milleduecento di discesa. In totale duemilaquattrocento metri di ginnastica.

    Quattro tentativi falliti, il quinto (il nostro) vittorioso. Non si parte da Courmayeur o Chamonix, non siamo in Occidentali, né ad Alleghe o a Cortina, non siamo in Dolomiti. Si parte da Fornovolasco 480 m. Siamo nelle Alpi Apuane. Si tratta della prima invernale, nonché prima ripetizione della via Montagna al Pilastro sud-est della Pania Secca 1711 m.

    Base dell’azione non è uno sperduto bivacco di problematico accesso, bensì la Locanda La Buca situata in pieno centro di Fornovolasco, che come posizione è però più isolato di molti rifugi. Si trova infatti al fondo di una gelida gola in posizione tale da godere d’inverno di circa un’ora e mezza di luce solare.

    Tale paese può essere raggiunto in automobile percorrendo una scomoda e tortuosa strada ricca di pericoli oggettivi: infatti essa è spesso sbarrata da massi di notevoli dimensioni, ed è esposta al tiro di ragguardevoli formazioni di ghiaccio pendenti dagli soprastanti strapiombi. La locanda non è frequentata da rudi alpinisti, né si odono struggenti melodie alpine; la clientela è infatti composta da indigeni forse però ancora più rudi e decisi, che quando arriviamo noi discutono animatamente di politica estera.

    Alle quattro del mattino del 26 gennaio 1969 ci addentriamo nel Canalone di Trimpello. Fa freddo, è bel tempo e per fortuna il fondo è asciutto, se no la sua risalita sarebbe problematica, infatti c’è ogni difficoltà torrentizia: rapide, cascate, marmitte dei gi­ganti, ecc…

    Si procede alla luce delle pile frontali. Unico accompagnamento sonoro è costituito dai richiami dei gufi e delle civette che pare siano abbondantissimi. Ad ogni impennata del canale qualcuno esclama: siamo al salto! Infatti tra gli innumerevoli saltini, protuberanze, caminetti, ce n’è uno di circa otto metri di IV, primo assaggio delle asprezze della salita. Stando al parere di uno dei nostri predecessori, pare che bagnato diventi di V, con un poco di vetrato di VI, se poi si ha sulle spalle un sacco di diversi chili forse VII! Oggi è di IV.

    Giungiamo all’attacco ai primi raggi solari. Seduti ci godiamo lo spettacolo. Verso oriente e verso sud montagne a non finire, a occidente la Versilia e il mare. A nord l’impressionante muraglia delle Panie. Le pareti est e ovest sono innevatissime, le creste sono invece piut­tosto pulite, si vede che il vento ha lavorato bene. I primi cento metri dello sperone sono facili sebbene in alcuni punti ci sia del vetrato. La roccia non è certo ideale: in diversi luoghi è tanto sbriciolata da essere persino sof­fice, ci si sta bene seduti sopra. Dove la parete è verticale fortunatamente è migliore. E qui, a parte i primi metri, il resto è verticale.

    Sul primo tiro di artificiale c’è una lama dall’aspetto mal­sicuro, e Alessandro che al momento è in testa, conferma che potrebbe benissimo cadere. Noi sotto guardiamo lui e la lama, chiedendoci con aria ebete cosa accadrebbe se cadesse. La lama resiste, e noi ci restiamo quasi male. Era così grossa…

    Sul terzo tiro di corda tre chiodi lucenti e un cordino nuo­vissimo segnano il limite massimo raggiunto nell’ultimo tentativo. Le nostre due cordate funzionano egregiamente: la prima è la cordata di assalto, la seconda ha il duplice compito di schiodare e di sollazzare l’intera «equipe». Essa è in­fatti composta dal giovane e valente Franco Piana, e dal­l’altrettanto valente e meno giovane Giorgio Noli. Nel frattempo costui tra una spaccata e una Dülfer declama a gran voce i ricercatissimi sollazzi amorosi a cui sotto­pone la sua esigentissima persona.

    Tali avventure veramente non comuni ascoltate con un piede sul gradino di una staffa, con una mano attaccata a un ciuffo d’erba e l’altra alla ricerca di qualche cosa che permetta di procedere sono senza dubbio rilassanti. La relazione dice che ora dietro lo spigolo c’è un diedro di IV. Facile quindi. Giro deciso una quinta rocciosa, e altrettanto decisamente affronto il diedro alzando un piede e una mano. Rimango fermo; provo con l’altro piede e l’altra mano, non mi muovo. Il maledetto è in ombra, ed è intasato di neve e ghiaccio e la sua parete destra l’unica percorribile è interamente vetrata.

    I suoi 25 metri di IV vengono superati con sette chiodi in circa quarantacinque minuti. Un’aerea crestina nevosa interrompe brevemente la serie di passaggi e consente di osservare l’intorno. Veramente strane queste Apuane. Non superano i due­mila metri, ma cominciano quasi da zero. Intricatissime, solcate da gole profonde. Cosparse da antichissimi paesini, abitati da gente forte e ospitale.

    Interessanti d’inverno, quando innevate offrono vie di no­tevole impegno con dislivelli considerevoli. Siamo nuovamente a ovest. Nella neve e nel ghiaccio. Un camino da superare in spaccata. Poi una terrazza con tanta neve.

    Gli ultimi due tiri in pieno sud e al sole li percorriamo insieme, ridendo e discorrendo. La roccia non è molto buona. Gli appigli ogni tanto cedono, ce li passiamo gentil­mente e li lanciamo nel vuoto; intanto dietro non c’è nessuno. Chissà quando verrà ripetuta questa via.

    Alle sedici siamo in vetta. Il sole comincia a scendere. Ci lanciamo giù per il versante ovest della Pania. I pendii sono innevati. La neve un po’ tiene, un po’ no. Bisogna raggiungere il Passo degli Uomini della Neve col chiaro, poi siamo a posto. Ma il passo è… laggiù. Anzi lassù. Quasi in cima alla Pania della Croce. Alessandro, l’esperto, ci precede di corsa. Noi dietro. Bisogna far presto.

    A passo di carica raggiungiamo il rifugio Pania. È chiuso. Il serbatoio di raccolta dell’acqua piovana è pieno di neve e ghiaccio. Ad ogni modo ci deve essere stata gente, anche molta a giudicare dalle innumerevoli orme e dalla corona di escre­menti. Assetati continuiamo.

    Arranchiamo in lotta con le tenebre sui pendii orientali del­la Pania della Croce e finalmente eccoci al desiderato passo in tempo per vedere il sole sparire. Si vede benissimo la Corsica. Le luci si accendono in Versilia. Di fronte a noi il Monte Nona e il Procinto con i Bimbi. Due anni fa su quella parete rossastra soffrivo la sete e il caldo.

    Ora con altri amici, ho ancora sete, e fa freddo. Laggiù, in fondo, Fornovolasco. Quanto è lontano. Riaccendiamo le frontali. Ricominciano i boschi di castagni e finisce la neve. Si risentono le civette e i gufi. Finalmente una fontana. Bella, così isolata, e desiderata. Alle venti entriamo in Fornovolasco. Dalle finestre illuminate del paese ci spiano le ragazzine indigene. Appena si accorgono di essere notate si ritraggono ful­minee.

    Qui alpinisti se ne vedono pochissimi: razza strana. Loro che sono nati qui, non sono mai stati sulle Panie. Alla locanda la padrona ci accoglie chiedendo giuliva: andata bene la passeggiata? Usciamo lentamente in auto dal paese, diretti verso Genova. In silenzio. Forse a Fornovolasco non torneremo mai più.

    #51209

    lasco
    Partecipante

    https://www.gognablog.com/invernale-alla-pania-secca/

    Bel racconto,qua ci son pure delle foto dei protagonisti.

    #51215

    Lorenzo
    Partecipante

    Come saranno le condizioni adesso? intendo avvicinamento e discesa……

    #51292

    GregPed
    Partecipante

    ho delle foto del 09-03-17 quando io e Leonio abbiamo ripetuto la via in condizioni simil-invernali, ci siamo divertiti tantissimo!

    #51491

    Lorenzo
    Partecipante

    Ripetuta venerdì insieme a Paolo, avvicinamento faticoso e selvaggio nel quale abbiamo prima rischiato entrambi di essere battezzati da una discreta Vipera per poi assistere alla fuga di un branco di mufloni con cuccioli annessi dal presunto attacco dell’immensa aquila reale!!! Stupenda!!!!! Più selvaggio di cosi…….

    Veramente bella la via su roccia a mio avviso discreta salvo qualche punto da stare all’occhio, molti i passi non banali su protezioni poco affidabili o assenti ma d’altronde è ciò che ti aspetti da una via del genere, bellissimo l’ultimo tiro con aerea uscita su roccia ottima. Personalmente la metterei per quanto riguarda la difficoltà di insieme alla pari dalle super classica Oppio/Colnaghi se non un filo piu’ impegnativa. Comoda discesa dalla normale della Pania Secca. Ambiente inutile dire di prim’ordine.

    #51493

    alberto
    Partecipante

    Bravo Lorè complimenti per la salita.

    Effettivamente il versante sud della Pania Secca regala un gran bell’ambiente.

    Quando la ripetemmo agli inizi degli anni 80 , aprimmo tiro di  variante diretta per un bellissimo diedro, lasciandi qualche chiodo,  che poi è stato inglobato nella via “Cordata Cottolengo” .

    Un bel tiro non banale.

    #51494

    Lorenzo
    Partecipante

    Si si abbiamo salito la vostra variante, bella e non banale con un bel passo “deciso”…..ma ben protetto, il diedro erboso di cui tanto avevo sentito parlare nel bene o nel male purtroppo era parecchio fangoso e colava acqua dal palero indi per cui me lo sono goduto diciamo con un pò di suspance per un’eventuale scivolone che poi fortunatamente non è avvenuto!!! Sono stato veramente contento di questa salita e vuoi complice un po’  di allenamento in più che non gusta mai me la sono proprio goduta!!!!

    #51505

    alberto
    Partecipante

    nel quale abbiamo prima rischiato entrambi di essere battezzati da una discreta Vipera

    a mordervi come minimo ci avrebbe rimesso i denti, vista la scorza di certi personaggi…

    E sicuramente avrebbe rischiato lei di morire avvelenata.

     

    :whistle: :whistle:

     

     

    #51506

    Lorenzo
    Partecipante

    AHAHAHAHA…..sicuramente il morso se lo sarebbe sudato anche lei……vedessi dopo come si saliva piano fra quel paleo e rocce…….si sembrava bimbi dell’asilo in gita….

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