Nuova via parete della Vetricia – "gli insegnamenti di Don Juan"

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Questo argomento contiene 11 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da  alebiffi86 5 giorni, 13 ore fa.

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    alebiffi86
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    Mercoledi 4 settembre, con il fortissimo abbiamo concluso un progetto nuovo al quale ci siamo dedicati durante l’estate io,lui e mio fratello Luca.

    I problemi più svariati hanno fatto sì che negli ultimi mesi io mi sia dedicato molto poco alla montagna ed infatti ne avevo grande nostalgia. Fortunatamente la conclusione di questo lavoro ha risollevato un po’ le sorti della stagione.

    La via si sviluppa sulla bella parete situa esattamente di fronte a Torre Oliva e l’accesso avviene tramite il canale che separa le due strutture; avevo iniziato a covare quest’idea il giorno che con l’Andreini salimmo “segmenti irrazionali” (via stupenda) alla Oliva, infatti dal plateau sommitale della torre si gode una vista ottimale su tutta la parete.

    Così, l’estate scorsa feci un primo timido tentativo con Marco (il Moro) che non andò a buon fine poiché attaccai una zona di roccia poco solida e mi scoraggiai subito; quest’anno sono tornato una prima volta da solo e attaccando molto più in alto nel canale riuscii a salire il tiro iniziale che consente di accedere alla parte più solida e verticale del muro senza grandi difficoltà.

    Il secondo giro lo feci con mio fratello Luca e portammo a casa due tiri molto belli, uno aperto in libera mentre l’altro (il terzo) con abbondante uso dell’artificiale a causa del mio scarso grado; entrambe i tratti risultarono di roccia piuttosto buona.

    Poi coinvolsi il fortissimo che nella terza giornata di lavoro riuscì a liberare il terzo tiro (VII- su chiodi e friends!) mentre io aprii il quarto con alcuni passi di artificiale; infine l’altro giorno, il quarto effettivo di arrampicata, abbiamo concluso l’opera: Davide ha salito interamente in libera (tranne che per un appoggio di piede su di un chiodo) il quinto tiro che è risultato essere il più bello, impegnativo e pure quello con la roccia migliore; con un altro breve tiro non banale (V+ , sempre ad opera sua) abbiamo poi guadagnato l’uscita che avviene sulla Vetricia, in particolare in quella zona di incredibile bellezza che credo venga chiamata Pianizza.

    Approfitto per fare subito i complimenti ai soci, soprattutto a Davide che non scalava da due mesi eppure continua a fare il 6b in montagna, a vista!

    Lo stile di apertura della via è il solito dei due lavori precedenti (anche se l’impegno è nettamente più alto):

    prevalenza di chiodi a fessura lungo i tiri, un unico spit di via, soste con almeno uno spit (messi sempre a mano), disgaggi ove possibile, tutto effettuato dal basso e senza l’ausilio di corde fisse.

    L’ambiente è di una bellezza indescrivibile, l’arrampicata sempre piuttosto sostenuta (specialmente se effettuata tutta in libera) e la qualità della roccia va da mediamente buona a ottima in alcuni tratti (terzo e quinto tiro); non mancano purtroppo alcuni pericoli oggettivi come ad esempio alcuni massi instabili presenti sulla verticale del caminone; in parte li abbiamo disgaggiati ma ne sono rimasti alcuni più piccoli in bilico e confido che con la prima pioggia vengano giù (comunque ieri pare che qualche temporale già si sia verificato).

    Ma veniamo adesso alla scelta del nome della via: “gli insegnamenti di Don Juan”; si tratta di una parte piuttosto lunga, per cui consiglio a chi non fosse interessato al pistolotto filosofico di saltare direttamente alla relazione, qualche pagina più in basso.

    Inizio subito con il dire che questo titolo ha a che fare maggiormente con il mio vissuto personale rispetto a quello degli altri componenti del team ma di solito i miei soci non disdegnano di lasciare a me la parte narrativa e/o introspettiva dell’impresa.

    Don Juan Matus è uno dei personaggi principali (reali o di fantasia, questo non si è mai potuto appurarlo) dei fortunati romanzi (o resoconti) dello scrittore antropologo Carlos Castaneda; questi libri, ai quali m’introdusse mio padre, hanno condizionato buona parte della mia turbolenta adolescenza, spesso caratterizzata da un sentimento mistico e da una variegata ricerca “spirituale”.

    Il primo libro di questa (a mio avviso) bellissima collana s’intitola appunto “gli insegnamenti di Don Juan” ed è il racconto dell’apprendistato di stregoneria al quale lo scrittore venne sottoposto dallo sciamano yaqui Juan Matus; egli condusse Castaneda attraverso un percorso di conoscenza (spesso coadiuvato dall’uso di “piante di potere” come il peyote) volto a scardinare la sua percezione ordinaria del mondo per accedere ad altri possibili piani di realtà e sostanzialmente raggiungere l’assoluto (una sorta d’illuminazione se vogliamo anche se in verità con sfumature marcatamente differenti); per anni ho portato nel cuore questi racconti sempre dando per scontato che fossero veri ed ho condiviso con mio padre la passione per un certo tipo di spiritualità legata ai nativi americani; invecchiando poi ho smesso di credere a tante cose (o sarebbe più corretto dire che “non vivo più un certo sentimento del mondo” ) ed ho fatto mio un certo scetticismo ma allo stesso tempo non posso misconoscere una parte meravigliosa che ha caratterizzato la mia vita.

    In definitiva quindi questa via è dedicata a Don juan, a Carlos Castaneda, a mio padre e a tutti i maestri che avrei sempre voluto avere ma che non ho mai incontrato; infine c’è un’altra curiosità che mi ha fatto decidere il nome: forse non tutti sanno che la celebre fessura dello Yosemite “separate reality” (salita in free solo da gente del calibro di Gullich, Dean Potter ed altri) prende il nome dal secondo libro di Castaneda che s’intitola appunto “una realtà separata”; ecco, la nostra nuova via vuole essere (moooolto presuntuosamente!) la risposta Apuana a “separate reality”.. in fin dei conti qualche bella fessurona c’è anche qui..ahahahahahahahah!!

    Vabbè, ora che ho finito con le mie stronzate potete leggere la relazione, guardare le foto e magari fare la prima ripetizione prima che venga il freddo!

    A breve foto..

     

    RELAZIONE:

    “ GLI INSEGNAMENTI DI DON JUAN”

     

    A.Biffignandi,D.Damato,L.Sisti  nell’estate 2019 in quattro giornate

    Dislivello: circa 170 metri

    Difficoltà: VI+/VII- , A1

    Esposizione: ovest

    Materiale: 13 rinvii, una serie completa di friend, una serie di dadi, martello e 3-4 chiodi, cordini per allungare le protezioni,una staffa a testa (consigliato portare anche un paio di piastrine,perni da otto e relativa chiavetta nel caso in cui qualche scarica del disgaggio finale avesse danneggiato il materiale di sosta)

    Note: 1) via di stampo classico, chiodata poco sul facile ma abbastanza fittamente in alcuni dei tratti più duri che sono stati saliti in artificiale e poi liberati (sempre durante le fasi di apertura); l’obbligatorio però rimane ugualmente alto, infatti il quinto tiro (che è forse il chiave) è stato aperto in libera e non vi è possibilità di azzerare; si consiglia quindi per la ripetizione una buona padronanza del grado.

    2) L’itinerario è stato attrezzato interamente dal basso con uso prevalente di chiodi a fessura e protezioni ad incastro; le soste presentano tutte almeno uno spit (piantato a mano).

    3) la qualità della roccia è sempre mediamente buona (tranne nel primo tiro, piuttosto erboso) sino a risultare ottima nel terzo e quinto tiro; sono comunque presenti tratti che richiedono attenzione come ad esempio il pendio di uscita, ove alcuni massi potrebbero innescare scariche spontanee.

    Avvicinamento: da Piglionico imboccare il sentiero 127 che conduce a Mosceta; dopo circa 40 minuti, al bivio, prendere il 139 ed iniziare a risalire la Borra di Canala; non appena si giunge sulla direttiva della Torre Oliva, puntare alla base di quest’ultima risalendo senza percorso obbligato il ripido zoccolo boschivo; contornare adesso la torre verso sinistra (viso a monte) sino ad incontrare un muro di circa dieci metri che sbarra l’accesso al canale compreso tra la parete della Vetricia e la torre stessa; proseguire sempre verso sinistra e reperire un’esposta cengia erbosa che con andamento obliquo consente di superare il suddetto salto ed accedere al canale detritico; risalirlo con attenzione (presenti molti massi instabili) quasi sino al suo termine, incontrando sul lato sinistro del canale una sosta con due spit e kevlar nero; circa novanta minuti da Piglionico.

    1°tiro: alzarsi su cengetta erbosa poco a destra della sosta; traversare decisamente a sinistra sino ad una paretina verticale fessurata; alzarsi circa 5/6 metri e guadagnare l’inizio di una fessura poco solida.

    Non salire la fessura ma traversare a sinistra al di sotto di essa per cengia erbosa andando ad intersecare un’altra fessura di buona roccia; salirla per circa cinque metri e guadagnare l’inizio di un piccolo canale/rampa erboso.

    Alzarsi in traverso a sinistra lungo quest’ultimo (1 chiodo a lama) sino ad incontrare un solido spigolo roccioso che si risale sul margine sinistro; al termine di detto spigolo traversare lungamente a sinistra per cengia delicata e guadagnare la sosta posta al limite sinistro di una grossa placca; IV+, 1 chiodo,sosta su spit e chiodo, circa 35/40 metri.

    2° tiro: alzarsi un poco a sinistra della sosta per un bel diedrino fessurato; quando il diedro si riduce a fessura e diventa più verticale, traversare a destra per guadagnare un pulpito.

    Traversare nuovamente a destra fino a raggiungere una terrazza erbosa più ampia; ancora a destra sino alla base dell’evidente fessura/camino (non prendere la fessura più verticale e stretta di sinistra che corre parallela a quella appena descritta).

    Guadagnare con difficoltà l’inizio di detta fessura salendo per terreno leggermente strapiombante (passo atletico, V, 2 chiodi piuttosto vicini); si sale ora lo stretto camino rimanendo inizialmente al suo interno (1 chiodo) ma portandosene fuori prima che finisca; ribaltarsi con difficoltà sul terrazzino sommitale (V+) che costituisce il termine del camino; sosta su spit e chiodo, V+, 3 chiodi, circa 25 metri.

    3° tiro: alzarsi poco a sinistra della sosta (posando i piedi su blocco staccato) per una bella fessurina strapiombante (1 chiodo nero); con difficoltà uscire dalla fessura e guadagnare un bel pulpito con chiodo (A1 su nuts oppure VI).

    Non proseguire per la difficile fessura ma traversare delicatamente a destra per placca sino a guadagnare l’inizio di un sistema di diedrini fessurati piuttosto verticali; salire direttamente sfruttando i chiodi per l’A0 oppure in libera con difficoltà di VI- sino a raggiungere un altro piccolo pulpito posto alla base di una fessura strapiombante; salire in artificiale (A1) su chiodi e friends oppure in libera con difficoltà sostenute (VII-, in quest’ultimo caso conviene sfruttare in spaccata anche la bella fessura parallela di sinistra) pervenendo alla sosta situa sull’ennesimo piccolo pulpito; sosta su due spit, 7 chiodi, circa 25 metri, V e A1 oppure VII-.

    4°tiro: alzarsi a destra della sosta e guadagnare la base di un gigantesco pilastro apparentemente staccato dalla parete (IV+); salire ora in verticale le fessure formate dal margine sinistro del suddetto pilastro (1 chiodo).

    Prima che la struttura termini (1 chiodo) traversare a destra (A0 o V+) delicatamente, al di sotto di un grande masso staccato che costituisce il “cappello” del pilastro; alzarsi ora a destra del masso (poggiandovi un piede sopra) lungo un sistema di fessure (V) sino a guadagnare uno spit sulla sinistra (V+); dallo spit leggermente a destra e poi in verticale sino ad un chiodo (V+).

    Dal chiodo vincere un ultimo passo impegnativo (A1 o VI+) che permette di ribaltarsi su di un terrazzino con arbusto; dalla pianta traversare a destra (chiodo a lama) e girare uno spigolo. Dallo spigolo scendere di un paio di metri a destra entrando in un caminetto erboso, risalirlo in spaccata (IV+) e guadagnare il comodo terrazzo con la sosta situa alla base di uno spettacolare camino; sosta su due spit, 3 chiodi e 1 spit, V e A1 oppure VI+, circa 40 metri; si consiglia di sfalsare le corde ed allungare bene le protezioni onde evitare attriti.

    5° tiro:  dalla sosta salire in spaccata il bel camino di solida roccia sino ad un pulpito dal quale partono due fessure parallele e leggermente strapiombanti (chiodo); salire con movimenti atletici sempre in spaccata sfruttando la fessura di sinistra (viso a monte) per proteggersi con i friends (V/V+).

    Alzarsi ora con difficoltà ad un buon chiodo posto sulla placca di destra (VI-) e con passo di aderenza (o sfruttando il chiodo come appoggio) guadagnare il punto più largo della fessura di sinistra ove diventa possibile cominciare un delicato incastro di corpo (VI+/VII-); ancora un paio di metri impegnativi (VII-) e riesce a raggiungere una comoda, riparata e suggestiva terrazza ove è situa la sosta, al disotto di un grande monolite incastrato; sosta su spit e chiodo, VII-, 3 chiodi, circa 20 metri.

    N.B. : il passo sopra all’ultimo chiodo è stato fatto poggiando il piede sopra lo stesso, le difficoltà date in libera tengono quindi conto di tale “artifizio”, probabilmente la difficoltà aumenterebbe nel caso in cui si decida di non utilizzare questo appoggio che durante la prima salita è risultato di notevole aiuto.

    6° tiro: dalla sosta traversare nettamente a destra per circa 3 metri e prendere la seconda fessura che s’incontra; salirla con passo sostenuto (V+) e guadagnare un pulpito angusto; continuare a salire in verticale su difficoltà minori (IV poi III) sino ad un alberello ove si sosta (il primo albero a destra non è solidissimo, volendo è possibile allungare il tiro e raggiungere piante più solide ma occorre prestare molta attenzione agli attriti; nessuna protezione in loco, circa 20 metri, V+.

    N.B. : all’uscita della via, proprio sulla verticale del quinto tiro, erano presenti diversi massi instabili posti in bilico, abbiamo disgaggiato il possibile (buona parte) cercando di “colpirli” con altre piccole rocce; molto materiale è stato rimosso ma qualcosa può ancora cadere, si consiglia quindi cautela ma soprattutto di attendere il primo temporale prima di una ripetizione (evento che probabilmente si sarà già verificato alla data di questa pubblicazione).

     

    Discesa: la via termina sul magnifico altopiano carsico della Vetricia, con vista imponente su panie e omo morto; questa zona costituisce di fatto un piccolo labirinto fatto di rocce, doline ed abissi profondissimi ed occorre muovercisi con cautela.

    Dalla fine della via occorre traversare l’altopiano in senso longitudinale, senza percorso obbligato, avendo come linea direttrice la focetta del puntone; verso la fine la struttura si corica in direzione della borra di canala, quindi proseguendo si raggiunge nuovamente il 139, poi la focetta e brevemente il rifugio Rossi;

     

    Relazione A.Biffignandi

    • Questo argomento è stato modificato 2 settimane fa da  alebiffi86.
    #51748

    alebiffi86
    Partecipante
    #51749

    alberto
    Partecipante

    Grande Ale complimenti a te al tuo socio per la bella realizzazione.

     

    Sapevo che ci stavate lavorando. Un  po’ mi sento partecipe a questa vostra bella via perché l’hai vista salendo “Segmenti Irrazionali” di cui ti ringrazio per i complimenti. Non ti nego che ci avevo pensato anche io  ad aprire qui una via. Il posto è bellissimo, la  parete è bella e la via era evidente.

    Ma allo stesso tempo mi fa piacere che invece l’abbiate  aperta voi giovanotti!!

     

    BRAVI :yahoo:

    spero di andare a ripeterla.

    #51750

    alebiffi86
    Partecipante

    Grazie Albe! spero proprio che tu vada a ripeterla prima che arrivi il freddo, per me sarebbe la ciliegina sulla torta! :yes:

    • Questa risposta è stata modificata 2 settimane fa da  alebiffi86.
    #51752

    Guido
    Partecipante

    Complimenti! Da tempo seguo da lontano quest’impresa finalmente giunta a conclusione! Grande prestazione! :yahoo:

    #51753

    alebiffi86
    Partecipante

    ..pare che questo week end ci sia un ritorno dell’alta pressione con tempo stabile e temperature in netto aumento.. :whistle:

    #51754

    alberto
    Partecipante

    questo fine settimana se torna buono, però ho già un’altro…impegno che mi attende ;-)

    #51756

    alebiffi86
    Partecipante

    :cry: vabbè dai, tanto pare che per tutto il mese ci sia un ritorno dell’estate! :good:

    #51757

    alessandro
    Partecipante

    Io invece vorrei che tu porgessi i miei complimenti e la mia sincera ammirazione a tuo Padre che ti ha fatto conoscere Castaneda

    #51758

    alebiffi86
    Partecipante

    Sarà fatto! ;-)

    #51759

    alberto
    Partecipante

    «Sono più interessato al lavoro di Castaneda, piuttosto che alle storie riguardo alla sua persona. A chi importa se Don Juan e Don Genaro esistettero veramente? Questo è “pensare povero”. Ciò di cui mi interesso è il lavoro di Carlos Castaneda: idee, filosofia, paradigmi. Se i libri di Castaneda sono fantasia, sono i migliori libri di finzione che io abbia mai letto.»
    (Octavio Paz, articolo sul Time, marzo 1973)

    #51760

    alebiffi86
    Partecipante

    …in effetti è un ragionamento giusto; alla fine poco importa quanto ci fosse di vero e quanto d’inventato, il pensiero di quest’uomo rimane grande e per molte persone gli insegnamenti di Don Juan “funzionano”; se alcuni traggono beneficio nel seguire questa via, qualcosa di buono è stato fatto; forse solo adesso comprendo il reale significato del bellissimo discorso del maestro di Castandeda: ” per me esiste soltanto il cammino lungo un sentiero che abbia un cuore, un qualunque sentiero che abbia un cuore. Lungo questo io cammino e la sola prova che vale è percorrerlo in tutta la sua lunghezza. Qui io cammino guardando, guardando senza fiato”.

     

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